13 Aprile Apr 2016 1510 13 aprile 2016

«Vi dico un segreto. Sono lesbica»

Chaya è una donna ebrea-ortodossa omosessuale. Per colpa di una cultura che non accetta l'unione tra persone dallo stesso sesso, è costretta a nascondere la sua reale natura. Rinunciando alla felicità.

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Cattura

Cosa significa per una donna ebrea ultra-ortodossa essere omosessuale? Lo ha raccontato al magazine della Bbc Chaya (nome di fantasia), che combatte fin da piccola per nascondere la sua identità a causa di una cultura che in nessun modo riesce ad accettarla. «Se mi dichiarassi, perderei tutto. Compresa la mia famiglia e il mio lavoro», ha affermato. Perché, dice, essere gay nella società in cui vive significa cedere a «un desiderio malvagio e del tutto innaturale».

IL TENTATIVO DI APRIRSI
Da ragazzina, continua nel suo racconto, aveva provato a descrivere le sue sensazioni a un rabbino, ma la risposta che aveva ricevuto era stata spiazzante. Per lui si trattava soltanto di una 'fase' comune a molte ragazze e presto sarebbe passata. Nonostante ciò, la giovane aveva trovato il coraggio di iniziare a sperimentare la sua sessualità, approfittando del fatto che le scuole, nel suo Paese, fossero rigorosamente divise: da una parte le femminucce, dall'altra i maschietti. Finché di nuovo, a 16 anni, aveva tentato di aprirsi con sua madre. La donna l'aveva guardata dritta negli occhi, intimidendola. Da lì, l'argomento non era mai più venuto fuori.

IL MATRIMONIO IMPOSTO DALLA FAMIGLIA
Un giorno la sua famiglia ha deciso: doveva sposarsi. Con un uomo che, tra l'altro, sarebbe stato scelto da tutti, fuorché da lei. «Dopo un po' di ricerche, un ragazzo è stato 'approvato'. Ci siamo incontrati per circa mezz'ora in una sala da pranzo. Le  nostre famiglie, sedute attorno a un tavolo, hanno parlato goffamente per qualche minuto. Finché sono andati tutti via, lasciandoci soli. È stato imbarazzante».

IL RISCHIO DI PERDERE TUTTO
Poi, il matrimonio. E i figli. «Siamo tenuti ad avere otto o nove bambini, così, dopo il primo, ho continuato a rimanere incinta. Fino a che, un giorno, i miei sentimenti sono esplosi e ho urlato in mezzo alla strada la mia vera identità», ha raccontato. Così, non riuscendo più a tenere il 'segreto' solo per lei, ha deciso di confidarlo al marito. «La nostra famiglia funziona. Stiamo bene. Ma se dicessimo la verità perderemmo tutto», ha raccontato Chaya. Ed ha aggiunto: «Forse non possiamo essere entrambi felici, ed è inutile provarci. L'unico modo, probabilmente, è che io continui a conformarmi e ad adempiere ai miei doverei, anche se vanno contro la mia reale natura».

LA FEDE
Nonostante tutto ciò che comporta sul piano sociale, la religione, vissuta interiormente, la aiuta: «Sono stata creata così con un 'piano', anche se non so ancora di cosa si tratta. La fede è diventata una vera fonte di conforto per me».

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