31 Marzo Mar 2016 1843 31 marzo 2016

Alla ricerca degli alberi perduti

Nel cuore dell’Umbria Isabella Dalla Ragione ha una missione: riportare alla luce piante che stavano per scomparire. Così ha ritrovato 150 varietà di frutta che oggi popolano il suo magico giardino. La sua storia.

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Lo sguardo attento, le mani sapienti e un amore vero. Un amore per quegli alberi da frutta che senza il suo impegno sarebbero scomparsi, risucchiati nell’oblio. Parliamo di una donna, Isabella Dalla Ragione, agronoma umbra che ha dedicato la sua vita a un sogno: ritrovare antiche specie arboree che sembravano perdute per sempre. Ne ha scoperte tante, almeno 150, e oggi le custodisce in un meraviglioso giardino.
Incontriamo Isabella nel suo casolare, immerso nelle campagne umbre, a pochi chilometri da Città di Castello. Ad accompagnarla c’è l’affettuoso cane Dido che attende fiero alla porta. «Sin da piccola sapevo che il mio posto sarebbe stato nella natura. Sono cresciuta qui con mio padre che negli Anni ‘60, quando tutti lasciavano il mondo rurale per le città, decise di comprare questa casa che ha una storia unica. Era una chiesa romanica con la sua canonica», racconta Isabella mentre ci prepara una tazza di caffè.

L’ARCHEOLOGIA ARBOREA NASCE IN UMBRIA
Livio, così si chiamava suo padre, aveva una personalità eclettica. Artista e antropologo con un passato da partigiano, quest’uomo voleva ricostruire il passato dell’amata terra umbra. Per farlo iniziò raccogliendo i tanti oggetti di cui tutti, in quegli anni di boom economico, volevano disfarsi. Poi intraprese l’ambizioso progetto di riportare alla luce anche le piante. Nacque così, in Umbria, l’archeologia arborea.
Grazie agli studi scientifici, Isabella ha dato un contributo essenziale a questa ricerca che ormai va avanti da 50 anni.
Gli alberi da frutta normalmente si riproducono tramite innesto – una tecnica già conosciuta ai tempi degli antichi romani per permettere una riproduzione o propagazione di una determinata pianta. Quindi ogni volta che Isabella riscopre una specie arborea, la innesta per avere nuovi alberi. Un lavoro antico e faticoso che questa donna umbra fa da sola, grazie alla sua dedizione totale e alle competenze scientifiche apprese alla facoltà di agraria.

RICOSTRUIRE LA STORIA DELLE PIANTE
«La difficoltà di questo lavoro non è stata quella di trovare le piante, ma quella di ricostruirne la vita, la storia. Siamo andati a cercarle nei giardini padronali, nei poderi degli antichi conventi e poi andavamo a caccia di testimonianze di vecchi contadini». Per individuare queste varietà di frutta, che per secoli colorarono le tavole imbandite di nobili e contadini, Isabella ha anche fatto ricorso all’arte. «Io sono agronoma, ma l’arte rinascimentale è stata un’importante fonte di documentazione. Dai quadri è infatti possibile risalire a varietà di frutta che oggi non abbiamo più». Uno degli artisti che Isabella ha amato di più è sicuramente Melanzio, e le sue opere ricche di frutta.

HA SALVATO DALL’OBLIO 150 VARIETÀ LOCALI
«Ogni volta che ritrovo un’antica specie è una sorpresa, una felicità immensa» dice Isabella. Parla e i suoi occhi brillano. Per lei queste varietà arboree sono infatti parte di una terra, una cultura e una storia da preservare. Mela conventina, fico asinaccio, ciliegia corniola e cotogna maliforme. Sono solo alcune delle 150 varietà che quest’agronoma umbra ha fatto rivivere. Tesori che erano stati spazzati via dall’industrializzazione e dalle colture intensive. «La maggior parte di queste piante è scomparsa negli ultimi 60 anni; si tratta infatti di specie delicate che non sopravvivono in frigorifero e che non sono adatte a lunghe traversate», ci spiega. Frutta che sprigiona profumi caldi, frutta dalle piccole dimensioni e dalla grande storia.

UN LUOGO IN CUI IL TEMPO SI FERMA
Per custodire questo paradiso e per farlo conoscere al mondo, la Dalla Ragione ha dato vita alla Fondazione Archeologia Arborea. Un progetto appoggiato anche da attori statunitensi come Bill Pullman, famoso per le sue interpretazioni in film come Casper e Independence Day.
«Le varietà locali vanno conosciute e tutelate perché da loro dipende anche il nostro futuro, un futuro sostenibile» spiega Isabella. Guarda verso l’austera quercia, dove riposa il padre che le ha trasmesso una passione unica, e tocca con le mani i rami delle sue piante. In questo paradiso dove il tempo passa lento, dove la fioritura degli alberi da frutto scandisce le stagioni, c’è ancora spazio per le emozioni. «Qui vengono studiosi e tanti ricercatori, soprattutto dall’estero; tanti vengono dall’Australia, dalla Germania e dal Canada. Agronomi, universitari o semplici visitatori» conclude la Dalla Ragione. Contemplano la natura e per un attimo il tempo sembra fermarsi.

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