29 Marzo Mar 2016 1805 29 marzo 2016

Se le barriere uniscono

È quello che succede in un piccolo punto al confine tra Usa e Messico, dove i messicani e i famigliari emigrati possono incontrarsi e sfiorarsi attraverso una rete. Ma Trump e Cruz vagheggiano la costruzione di un vero e proprio muro.

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CONFINE USA MESSICO

I due candidati repubblicani alla presidenza degli Stati Uniti Donald Trump e Ted Cruz hanno in comune almeno un punto nelle rispettive campagne elettorali: la promessa di trasformare il confine tra Usa e Messico, già delimitato da una serie di barriere, in un vero e proprio muro. Negli Stati Uniti, infatti, l'immigrazione clandestina è un tema su cui ci si possono giocare le elezioni. Ma se da una parte c'è chi non si fa scrupoli a solleticare la pancia di un certo elettorato, dall'altra ci sono delle famiglie già divise da chilometri di grate e filo spinato che rischiano di non potersi vedere mai più.

IL VIAGGIO DELLA SPERANZA
Il Guardian racconta la storia di Jonathan Magdaleno, ad esempio, messicano residente negli Stati Uniti la cui famiglia è rimasta in Messico. Lui è uno dei pochi fortunati che conosce l'esistenza di un piccolo tratto di confine, situato tra San Diego e Tijuana, che si affacciano sull'Oceano Pacifico, dove alle famiglie come la sua è consentito vedersi e sfiorarsi attraverso una rete di metallo. Jonathan ha 25 anni ed è arrivato negli Usa quando ne aveva appena 13, dopo un vero e proprio viaggio della speranza durante il quale ha attraversato il deserto dell'Arizona, dopo quattro giorni e cinque notti di cammino. Poi è rimasto solo, la sua famiglia è dovuta tornare indietro, ma lui ha resistito e adesso studia da infermiere.

AI NARCOTRAFFICANTI POCO IMPORTA
L'idea che un muro di mattoni e cemento possa dividerlo una volta per tutte dalla sua famiglia lo spaventa. Quello spazio di appena 15 metri di lunghezza che è diventato noto con il nome di Friendship Park è una vera e propria oasi affettiva per Jonathan, per la sua famiglia e tante altre, che magari si sono trasferite a Tijuana proprio per aver la possibilità di vedere, anche se attraverso una rete, i propri cari. Da una parte e dall'altra nascono bambini che conoscono le proprie famiglie proprio grazie a quella rete, mentre un muro annienterebbe questa opportunità, già di per sé così restrittiva, davanti alla quale i bambini non possono fare a meno di chiedersi che cosa gli impedisca di potersi abbracciare. A conferma che un muro colpirebbe solo le persone comuni, mentre i narcotrafficanti potrebbero continuare a usare i tunnel che passano sottoterra, da un confine all'altro.

DUE ECCEZIONI
Il Friendship Park, d'altra parte, rispondere a regole a dir poco restrittive. È aperto solo il sabato e la domenica, dalle dieci di mattina alle due di pomeriggio. Ma le famiglie divise se lo fanno bastare: officiano cerimonie religiose, organizzano feste, persino lezioni di yoga. Un microcosmo particolare, che vive e muore nell'arco di 4 ore e si ripete tutte le settimane, ogni weekend. Solo due volte il cancello è stato aperto, nel 2013 e nel 2015. A convincere i funzionari è stato un attivista, Enrique Morones: gli agenti hanno permesso ad alcuni bambini di abbracciare le proprie madri, senza che alcuna barriera si frapponesse tra loro.

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