25 Marzo Mar 2016 1751 25 marzo 2016

Non lo hanno ucciso gli Ebrei

Che cosa sappiamo degli ultimi giorni di vita di Gesù? Poco, in realtà: perché buona parte di ciò che è scritto nei Vangeli è falso. A partire dalle responsabilità dei Romani, taciute per questioni 'politiche'.

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La Pasqua è una questione di fede. Di profonda fede. Perché da una parte c'è il peso della religione e della tradizione, seguendo le quali celebriamo la resurrezione di Cristo. Dall'altra, però, c'è la Storia. E, da quel punto di vista, abbiamo ben poche certezze su quanto accadde nei giorni della Passione. Nonostante molti studiosi siano ormai certi che la figura storica di Gesù di Nazareth sia davvero esistita, la sua vita rimane ancora un mistero. Così come ancora più misteriosa è la sua crocifissione.

VANGELI DISCORDI
El Paìs ha cercato di ricostuire quello che sappiamo e quello che non sappiamo sull'uomo che più di tutti ha cambiato la storia dell'umanità. Ad esempio, è praticamente certo che la sua crocifissione sia avvenuta durante la Pesach, la Pasqua ebraica, le cui date grosso modo coincidono con quelle della Pasqua cristiana perché basate sul calendario lunare. E gli stessi vangeli non sono concordi nella cronologia degli eventi: in particolare, il resoconto del vangelo di Giovanni varia leggermente da quello di Matteo, Marco e Luca. Tenendo conto piuttosto di quanto riportato da storici e annalisti romani, come Tacito ad esempio, è probabile che Gesù sia morto tra il 26 e il 28 d.C., e non nel 33.

QUESTO NON È IL PONZIO PILATO CHE CONOSCIAMO
Desta un forte scetticismo anche il ruolo di Ponzio Pilato. Il celebre «me ne lavo le mani», così come il confronto tra Gesù e Barabba, sarebbero un'invenzione dei Vangeli, che non sono affidabili come fonti storiche in quanto scritti da una prospettiva teologica (oltre ad essere stati redatti diversi decenni dopo i fatti). Probabilissime, invece, la crocifissione e la sepoltura nel sepolcro, pratiche piuttosto comuni all'epoca.

LO UCCISERO I ROMANI
E chi fu invece il colpevole? Non i giudei, che per questo 'equivoco' sono stati vittime di 2 mila anni di antisemitismo, ma i Romani. Che però, essendo diventati a loro volta cristiani, vennero per così dire 'perdonati'. La crocifissione, infatti, era la pena capitale per chi si rendeva colpevole dei reati di ribellione e insurrezione contro il potere di Roma, e un governatore come Ponzio Pilato non avrebbe esitato nel condannare un individuo così 'pericoloso' per la società. Il fatto che poi Gesù sia stato crocifisso in compagnia di due 'ladroni', presumibilmente ribelli a loro volta, avvalora ulteriormente questa tesi.

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