22 Marzo Mar 2016 1627 22 marzo 2016

Da Casa Vianello agli Stati Uniti

Intervista a Maria Cristina Heller, che dopo anni sui set delle fiction nostrane, è approdata oltreoceano nei cast di Angeli e Demoni e Dracula 3D: «In Italia? C'è più maschilismo anche nei ruoli».

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maria cristina heller

Si parla spesso dei famosi 'cervelli in fuga', ma ci sono anche tanti talenti che hanno ormai abbandonato il Bel paese per tentare fortuna all'estero, spesso trovandola. Uno degli esempi più brillanti è Maria Cristina Heller, attrice triestina trasferitasi anni fa negli Stati Uniti dove ha spiccato definitivamente il volo.
In Italia si è fatta conoscere principalmente negli Anni '90, grazie ad alcune fiction di successo come Casa Vianello, Nonno felice e Incantesimo, poi galeotto è stato il set della Bibbia che l'ha spinta a prendere una decisione forte come quella di fare i bagagli e partire. Da allora sono arrivati ruoli in serie tivù come Law & Order e Odysseus, ma anche in film come Angeli e Demoni e Dracula 3D.
In America Maria Cristina non ha però dimenticato l'Italia, anzi. «Da lì apprezzo sempre di più gli italiani», ha raccontato a LetteraDonna in occasione di Cortinametraggio.

DOMANDA: Perché?
RISPOSTA: Ho notato che alcuni difetti a cui veniamo associati si ritrovano anche negli americani, semplicemente perché fanno parte dell'essere umano.
D: Ad esempio?
R: Il primo che mi viene in mente è il maschilismo nell'assegnazione dei ruoli in film e serie tivù.
D: E dove sbagliano gli italiani?
R: Parliamo male di noi stessi, soprattutto mentre siamo all'estero.
D: E non ci facciamo una buona pubblicità.
R: Infatti. Ed è un peccato perché in realtà gli americani sono innamorati di noi, del nostro modo di essere, oltre che della moda, dell'arte e del design, quindi cerchiamo di valorizzarci di più.
D: Quando ha deciso che avrebbe fatto l'attrice?
R: Lavoravo per Radio Rai Friuli e un giorno mi chiesero di intervistare gli attori del Teatro Stabile. Vedendoli sul palco, ho subito capito che lì ci sarei voluta stare anch'io.
D: E poi?
R: Ho iniziato con il teatro che rimane sempre il mio più grande amore. Poi è arrivato il cinema che è il sogno per antonomasia. Quindi le fiction per la tivù.
D: La televisione regala una grandissima popolarità.
R: Assolutamente. Per esempio in Casa Vianello ho interpretato per un paio di anni Valeria Perini, la vicina di casa che Raimondo cercava in tutti i modi di conquistare. E, anche se sono passati diversi anni, la gente per strada continua a fermarmi perché si ricorda di quel personaggio.
D: Cosa l'ha spinta ad andare all'estero?
R: Premetto che non ho mai sognato, a differenza di altre, di diventare una star oltreoceano, anche perché Hollywood è da sempre piena di attrici europee che cercano di farsi conoscere a livello internazionale. Semplicemente mi sono presentata a un provino per il film tivù Jesus di RaiUno. A dirigerlo c'era Roger Young che mi ha scelta per via del mio inglese fluente e dei miei tratti idonei ai personaggi del secolo che voleva raccontare. Poi è nato l'amore con lui e ho deciso di mollare tutto e trasferirmi negli Stati Uniti.
D: Quali sono le differenze sul set pensando alle sue esperienze americane e quelle italiane?
R: Gli americani, sul fronte della produzione televisiva e cinematografica, sono dei veri giganti. Per fare un esempio: per un'esterna si muovono con cinque camion enormi, mentre noi con uno facciamo miracoli. Poi il livello di professionalità, mi spiace dirlo, è più elevato anche perché stiamo parlando di gente che non si ferma mai e continua a studiare per migliorare.
D: Cosa ricorda di Ron Howard e del set di Angeli e Demoni?
R: Il suo più grande pregio è quello di essere molto chiaro nei suoi intenti: punta dritto al mercato senza giocare a fare l'intellettuale per mirare, per esempio, all'Oscar.
D: Dove vede il suo futuro professionale?
R: Negli Stati Uniti ho un impegno fisso come conduttrice per il canale TeleItalia Tv, però c'è in cantiere un progetto dove sono attrice e autrice che potrebbe essere girato proprio tra l'Italia e gli Usa.

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