17 Marzo Mar 2016 1808 17 marzo 2016

Un taglio di capelli per rinascere

Una scuola per parrucchiere destinata alle donne disabili di Calcutta: è l'dea della campagna Siamo Tutti Pangea per renderle sempre più indipendenti e meno discriminate. Le storie di alcune di loro.

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Simona Lanzoni in India (a sinistra Lo Presti, presidente di Pangea)

Bigodini, spazzole e colpi di forbice contro la discriminazione. Pangea Onlus, fondazione che opera in Italia, Afghanistan e India, ha lanciato la campagna Siamo Tutti Pangea con l'obiettivo di inaugurare una scuola per parrucchiere destinata alle donne disabili di Calcutta che, imparando un mestiere, avranno l'occasione di diventare indipendenti. Una scuola in cui potranno stringere amicizie, essere solidali, non sentirsi sole o discriminate e dimostrare che se ognuno fa la propria parte, tutto è possibile. Per l'occasione, la onlus ha creato una serie di quattro bracciali con il Nodo di Pangea, un nodo per non dimenticare mai la situazione difficile che tante donne nel mondo sono costrette ad affrontare: si può trovare nei saloni e nei centri estetici degli operatori di bellezza che hanno aderito all'iniziativa (Bothea, Factory Spa, Framesi, ICON, Naturalmente, Nika, Summe Cosmetics), e che esporranno il marchio solidale #siamotuttipangea. La donazione è di 20 euro e permetterà alle donne di Casa Pangea Calcutta di realizzare i loro sogni.

TERRA DI CONTRADDIZIONI
La mission di Pangea è contrastare la discriminazione nei confronti delle donne, che nasce da stereotipi di genere, tradizioni culturali, situazioni politiche e sociali instabili. In oltre dieci anni di attività, i progetti della fondazione hanno aiutato quasi 46 mila donne. Il ruolo di madrina dell'iniziativa è dell'attrice Maria Grazia Cucinotta, mentre a coordinare l'attività della onlus è Simona Lanzoni, la vicepresidente di Pangea, che ha vissuto cinque anni in Asia, tra Afghanistan, Nepal e India, prima di tornare in Italia: «Ora che ho una figlia parto per due missioni all'anno. Sabato 19 marzo andrò in India per studiare nuovi possibili progetti di Pangea», ha spiegato a LetteraDonna, che l'ha incontrata per parlare della condizione femminile in una terra, l'India appunto, di grandi contraddizioni, in equilibrio tra grande ricchezza e immensa povertà, modernità e tradizioni ancestrali, spinta verso il futuro e l'immobilismo del sistema delle caste.

DOMANDA: Pangea in che modo aiuta le donne disabili di Calcutta?
RISPOSTA: Facciamo ricognizioni negli slums, nei quartieri più poveri di questa metropoli, e chiediamo alle loro famiglie l'autorizzazione per farle partecipare agli incontri della onlus. Le trattiamo come esseri umani e grazie ai nostri corsi sulla consapevolezza, sui diritti, sul corpo, sul ruolo attivo nella famiglia, iniziano a rifiorire.
D: Di che tipo di disabilità stiamo parlando?
R: Di ogni tipo, e in questo progetto della scuola per parrucchiere non possiamo coinvolgere tutte. Ci sono donne poliomelitiche, malate perché in India mancano i vaccini, ma anche donne cieche, sorde o disabili perché nate da madri malnutrite o perché 'frutto' di matrimoni tra consanguinei, cosa ancora comune in India. Abbiamo progetti per ogni tipo di disabilità, comunque. Quando è molto grave, cerchiamo anche di coinvolgere le madri.
D: Pangea coinvolge nei suoi progetti donne di ogni età. Anche bambine?
R: Sì, perché vengono escluse dal sistema educativo e dobbiamo aiutarle. Diamo sostegno alla loro scolarizzazione, in modo che, una volta che recuperato il gap, possano continuare il loro percorso scolastico.
D: Perché avete scelto di aiutare proprio le disabili indiane? Che discriminazioni devono affrontare?
R: Qualche tempo fa abbiamo incontrato una disabile, diventata poi la nostra coordinatrice in loco, che ci ha spiegato come in India ci fosse una discriminazione all'interno della discriminazione, cioè tra uomini e donne disabili. Gli uomini, anche con problemi di disabilità, sono comunque rispettati più delle donne, infatti possono lavorare e sposarsi. Le donne no, sono considerate esseri inferiori e per questo sono tra le principali vittime di violenza: pensi che una delle disabili che aiutiamo ci ha raccontato di essere stata stuprata da un amico che le voleva far provare cose che non avrebbe mai provato, perché tanto nessuno l'avrebbe mai sposata.
D: In India il problema della violenza non riguarda però solo le disabili. È una vera emergenza.
R: Un'emergenza che c'è da tempo e non dal 2012, anno in cui i media hanno iniziato a occuparsene. Una piaga non solo fisica: in generale Pangea lascia le donne con le loro famiglie, perché crediamo che le vittime non debbano essere ghettizzate in nessun modo. Ma nel caso di violenza diamo loro una mano, ospitandole nei nostri shelter. Le donne si sentono sole, ma l'unione fa la forza. Pensi che a Calcutta una di loro è stata violentata e le altre si sono riunite tutte insieme nel quartiere per protestare contro la polizia.
D: Come è nata l'idea di creare una scuola per parrucchiere?
R: Pangea coinvolge le donne disabili in molte attività: ad esempio, a Calcutta avevamo già organizzato corsi di ricamo e di produzione delle spezie. Poi nel 2015 abbiamo portato loro dei trucchi e sono letteralmente impazzite, chiedendoci di organizzare un corso parte di un percorso professionalizzante. L'idea della scuola per parrucchiere è nata così. Sarà anche un modo per farle diventare indipendenti, per offrire loro un riscatto economico e sociale.

D: Questo però non è il solo progetto di Pangea in India.
R: Esatto, solo a Calcutta abbiamo aiutato più di 8 mila donne, non solo disabili. Nel sud del Paese in passato c'è stato un altro progetto legato al microcredito per aiuti alle imprese. Nel 2006, quando iniziò, coinvolgeva 2.500 donne: poi sono diventate 14 mila.
D: In generale, qual è la condizione delle donne indiane?
R: Purtroppo vivono discriminazioni e violenze quotidiane. Credo che siano donne molto forti, però so anche che riescono ad esserlo davvero solo quando si uniscono. Quella indiana è una società che ha esempi di grandi donne, come Indira Gandhi. Anche nella religione: ci sono divinità femminili induiste molto potenti. Da questo punto di vista sono messe anche meglio di noi, che abbiamo solo Eva, la grande peccatrice, e la Madonna, la donna perfetta.
D: A proposito di religione, in India ci sono anche molti musulmani. Come cambia la condizione delle donne nei vari Stati?
R: Indubbiamente al nord, dove è più forte la presenza islamica, la donna vive in condizioni peggiori, mentre al Sud ha più possibilità di emanciparsi. È una situazione frutto della storia: l'induismo in origine prevedeva delle caste 'mobili' che dipendevano dalle capacità delle persone. Poi al Nord sono arrivate le invasioni ariane e il meccanismo si è bloccato, diventando sistema di potere, che si è poi cristallizzato con la dominazione islamica e infine con il colonialismo europeo.
D: Lei ha vissuto a lungo a Kabul. Le donne sono più discriminate in Afghanistan o in India?
R: Premetto che anche in Nepal ho visto cose molto brutte, ma le donne afghane vivono in condizioni davvero critiche. In Afghanistan c'è un terribile sistema di repressione che parte dallo Stato, a Kabul nessuno può proteggere le donne: l'economia della guerra non è stata sostituita da una reale, mentre l'India, almeno, è un Paese in crescita.
D: Cosa dovrebbero fare le organizzazioni internazionali per migliorare la situazione?
R: Basterebbe applicare le convenzioni internazionali in ogni Paese. Occorre lavorare affinché le donne possano alzare la voce per avere i loro diritti. Servono maggior partecipazione e rispetto. Servono soprattutto soldi, che invece mancano quasi sempre. Con un bracciale, intanto, si può dare una mano, almeno a Calcutta.

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