11 Marzo Mar 2016 1812 11 marzo 2016

Le ribelli di Fukushima

Un documentario racconta la storia di 6 donne le cui vite sono state colpite dal disastro nucleare. Ognuna di loro rivela un frammento delle tante verità insabbiate dal governo giapponese.

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La prefettura di Fukushima è ancora malata. Sono passati cinque anni di distanza dall'incidente nucleare: la mattina dell'11 marzo 2011 la centrale di Daiichi venne colpita da uno tsunami che causò la fusione di tre reattori. Cinque anni dopo, nel 2016, gli effetti di quel disastro sono ancora ben visibili. Tutta l'area è gravemente contaminata. Da più parti si leva un coro di accuse contro le autorità giapponesi, colpevoli di aver insabbiato o taciuto gli effetti devastanti dell'incidente. Effetti che, nel 2012, erano già stati denunciati da un gruppo di donne nipponiche, protagoniste del documentario Women of Fukushima. Davanti alla macchina da presa dell'australiano Paul Johannessen, queste donne raccontarono le verità taciute e le ricadute che l'incidente ebbe sulle loro vite di tutti i giorni.

TESTIMONIANZE NASCOSTE
Il documentario dura 27 minuti ed è possibile visionarlo su Vimeo con i sottotitoli in inglese. Realizzato nel 2012, è stato praticamente ignorato da tutti i media, specie quelli giapponesi. Nel 2016, però, in occasione del quinto anniversario del disastro, il regista Johannessen è stato intervistato dal Japan Times, raccontando come è nata l'idea del documentario e come è stato realizzato. A partire dalla selezione delle protagoniste femminili, che facevano già parte di una rete, Women of Fukushima appunto, attive sul territorio.

NONNE, AGRICOLTRICI, ATTIVISTE
Sono proprio le storie personali di singole persone a darci la dimensione umana della catastrofe. Aki Ashimoto, ad esempio, è una nonna che ha visto la propria figlia e la propria nipote dover trascorrere molti mesi nell'area contaminata, prima di potersi spostare in una zona più sicura. Aki, adesso, vive con il costante timore che la prolungata esposizione possa aver causato dei danni irreparabili alla salute della nipote. Setsuko Kuroda, invece, è determinata nell'invocare a gran voce la caduta del governo, mentre Tatsuko Okawara è un'agricoltrice che è stata abbandonata dai suoi clienti. E queste sono solo 3 delle 6 donne che nel documentario raccontano la propria esperienza.

LA FORZA DELLA VECCHIA GENERAZIONE
Ciò che colpisce chi ha visto il documentario, e che ha colpito anche il regista, è lo stoicismo con cui queste donne affrontano la propria tragedia, trovando anche il coraggio di rompere il muro del silenzio e lanciando, di conseguenza, una grande sfida alla società giapponese, dove il sessismo è un fenomeno ben radicato. Il regista è rimasto anche impressionato dal fatto che spesso, a protestare e a trovare il coraggio di esporsi, sono state le persone più anziane, capaci di infondere coraggio ai più giovani.

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