3 Marzo Mar 2016 1610 03 marzo 2016

L'autostrada delle donne scomparse

Si trova in Canada e la chiamano Highway of Tears. In 40 anni, 21 giovani sono scomparse nei suoi dintorni. Ma si tratta di una piaga estesa a tutto il Paese e che colpisce soprattutto le indigene. Ora il governo, finalmente, apre un'inchiesta.

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Highway Of Tears 20140525

La chiamano autostrada delle lacrime. È una striscia di asfalto che unisce le cittadine di Prince George e Prince Rupert, nel Canada occidentale, snodandosi tra la natura incontaminata delle foreste e sfiorando numerosi centri abitati. Dal 1969 al 2011, 21 giovani donne sono scomparse nei pressi di questa strada. Alcune di loro sono state uccise, e i loro carnefici sono stati scoperti e arrestati. Di altre, però, non si è saputo più nulla. L'area attraversata dalla Highway of Tears è una delle più povere del Paese; il trasporto pubblico quasi non esiste e in molti, specie tra i giovani indigeni, sono costretti a muoversi con l'autostop. Senza sapere chi si fermerà a dar loro un passaggio.

VITTIME DAL FATO IGNOTO
I capi indigeni locali, però, affermano che il numero di giovani scomparsi, soprattutto donne, sia molto maggiore. E non si tratta di una piaga circoscritta solo a quell'area. Per anni i destini di migliaia di donne Inuit, Métis e delle cosiddette First Nations sono rimasti ignoti. Donne allontanate dalle proprie famiglie e dalle riserve che ospitano le comunità indigene canadesi, svanite nel caos delle grandi città. I dati ufficiali parlano di 1800 scomparse dagli Anni 80 a oggi, ma gli attivisti sono convinti che la cifra reale non sia troppo distante dalle 4 mila. Ora, per la prima volta nella storia del Canada, il governo ha deciso di aprire un'inchiesta che faccia chiarezza sulla ricerca e dia la caccia alla verità.

IGNORATE DAL GOVERNO. FINORA
Già poche settimane dopo l'insediamento, il premier Justin Trudeau aveva annunciato il suo impegno nel tentativo di ristabilire e migliorare i rapporti con le comunità indigene canadesi. Fino a questo momento, il governo aveva sempre respinto le richieste delle comunità indigene, affermando che il problema era limitato alle aree delle riserve e che quindi doveva essere affrontato dalle autorità locali. In realtà, sono molte le donne indigene che sono sparite all'interno di grandi metropoli. Soprattutto Winnipeg, dove la comunità indigena è molto ampia. La scarsa attenzione delle autorità è testimoniata anche dalle crude cifre: come spiega il Daily Beast, in Canada l'86% dei casi di omicidio sono stati risolti, ma la percentuale si abbassa intorno al 50% nel caso in cui siano coinvolte vittime indigene.

IL PENSIERO DI UNA SOPRAVVISSUTA
Il DailyBeast è riuscito a intervistare una delle donne che è riuscita a sfuggire a questo destino. Si chiama Shauna Taylor e ha 40 anni, ma ha un passato da cocainomane e da prostituta. Per poco il suo nome non ha rischiato di unirsi all'elenco delle tante vittime dalla sorte ignota. Per sua fortuna, la pistola del cliente che voleva ucciderla non aveva il colpo in canna. Così lei era riuscita a fuggire e, riuscita a sfuggire anche al suo violento sfruttatore, si è ricostruita una vita. Non è più tossicodipendente, ha un titolo di studio e ha deciso di dedicare la propria vita a mettere in guardia i giovani che rischiano di prendere la stessa strada che l'aveva condotta quasi alla morte. Shauna è scettica sull'inchiesta: a suo parere, sarebbe più utile dare rilievo alle storie delle persone come lei, dei sopravvissuti, e non focalizzarsi solo sulle donne, ma anche sugli uomini e sulle altre minoranze, dai membri della comunità transgender ai lavoratori del sesso.

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