3 Marzo Mar 2016 1845 03 marzo 2016

Di bullismo si è vittime due volte

Non solo maltrattate: spesso sono anche costrette a cambiare scuola, città, vita. Con ricadute pratiche sulle famiglie: la psicologa Claudia Sposini chiede allo Stato una legge per risarcirle.

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bullismo

A gennaio 2016 una 12enne di Pordenone ha tentato di uccidersi lanciandosi dalla finestra di casa: era ossessionata dai bulli che a scuola, quotidianamente, la deridevano, invitandola ad ammazzarsi. Nei giorni successivi un altro adolescente ha raccontato di essersi sottoposto a una dieta che avrebbe potuto ucciderlo, pur di dimagrire e non ascoltare più il ritornello dei compagni maligni che gli ripetevano quanto fosse grasso. Poi c’è il caso di un bimbo di nove anni della provincia di Reggio Calabria: gli altri allievi gli gettavano lo zainetto nella spazzatura, gli sputavano addosso e lo picchiavano. La madre, esasperata, ha deciso di denunciare la scuola per la mancata sorveglianza.

LE STATISTICHE
Tre facce di un fenomeno con cui ormai, purtroppo, abbiamo troppa familiarità: il bullismo. Come confermano i dati presentati in queste ore dall’Associazione Villa Sant’Ignazio di Trento, ha assunto ormai caratteristiche impressionanti. Anche in Italia. Un ragazzino su due ha confessato di essere stato vittima di bullismo alle scuole superiori. Nel 42% dei casi si tratta di attacchi verbali. Poi vengono le calunnie, l’isolamento e, per l’11% del campione, le minacce. Le prepotenze di natura fisica, invece, hanno interessato il 22% dei maschi interpellati.

LA SVOLTA DELLA PETIZIONE
Numeri pesanti, ma che da soli non bastano a dipingere  un quadro completo di quanto devono sopportare le vittime di bullismo, due volte vittime. In primo luogo perché sentono il loro mondo crollare sotto i colpi di chi li maltratta fisicamente o via Internet; poi, perché spesso sono costretti a cambiare scuola, vita o persino città. Quasi come se dovessero costruirsi una nuova identità.  Un peso per loro, ma anche per le famiglie, che ha anche una ricaduta pratica. Per questo Claudia Sposini, esperta in psicologia dei nuovi media e criminologia, ha deciso di chiedere al Governo italiano e al Parlamento europeo una legge per risarcire le vittime di bullismo. La sua richiesta è diventata una petizione, avviata in questi giorni sulla piattaforma Change.org. «Chi subisce episodi di bullismo, fisico, verbale o virtuale deve anche affrontare contraccolpi pratici pesanti», spiega. «Per questa ragione ho pensato di lanciare una proposta per aiutare le famiglie, dando loro un sostegno economico». Spesso, infatti, soprattutto nei casi di cyberbullismo, magari correlati a episodi di sexting, quando i ragazzini vengono messi nel mirino e le loro foto in pose erotiche vengono diffuse, i genitori sono costretti a trasferirsi per garantire ai figli una nuova partenza. Per non parlare delle spese legali, che si devono sostenere nel corso dei processi per appoggiarsi ad avvocati che tutelino le vittime.

SE CURARSI DIVENTA UN LUSSO
«Anche le spese di carattere medico e sanitario non vanno sottovalutate», racconta Claudia Sposini. «Spesso i ragazzi vanno curati sotto il profilo fisico, perché per autolesionismo, dopo essere diventati vittime, si infliggono tagli o hanno problemi di carattere alimentare. In altri casi, invece, è solo il percorso di assistenza psicologica che impone un investimento da parte della famiglia».  Spese importanti che, per una famiglia normale già devastata dall’episodio, possono rappresentare un problema.

TRE CONSIGLI
«Secondo me questi costi dovrebbero essere risarciti da Governo», sottolinea la psicologa. «Per questa ragione ho indirizzato la mia petizione al Parlamento italiano e a quello europeo. Spero che se si raccoglieranno abbastanza firme e se sarà accolta potremo contribuire a cambiare un po’ le cose». Nel frattempo, dall’esperta arrivano tre consigli chiave per aiutare i figli in difficoltà.

IL COMPORTAMENTO
Anzitutto bisogna tenere d’occhio il comportamento dei ragazzi. «Occorre fare attenzione a tutti i segnali», spiega. «Quando si isolano, si chiudono in camera e non vogliono uscire con gli amici, mostrano un peggioramento nel rendimento scolastico, non parlano e smettono di mangiare o mangiano troppo, può significare che stanno vivendo un disagio».

COME APPAIONO
L’altro elemento di cui tenere conto è l’aspetto esteriore. «I ragazzi si impongono punizioni, come forma di autolesionismo, quindi si tagliano o non si prendono più cura di sé», dice Claudia Sposini. «In questo senso conviene tenere d’occhio i loro abiti e i loro atteggiamenti esteriori».

IL RUOLO DELLA SCUOLA
Infine la collaborazione con la scuola è fondamentale. «Risulta essenziale lavorare con docenti e presidi per trovare una soluzione ai problemi», conclude l’esperta. «Troppo spesso i genitori fanno di testa loro e il processo diventa più difficile, anziché più snello. Bisogna ricordare che ci si trova dalla stessa parte della barricata». Con l'unico scopo di difendere un ragazzino in pericolo.

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