1 Marzo Mar 2016 1759 01 marzo 2016

Le spazzine dell'India

Vengono chiamate bhangis, e sono costrette a raccogliere escrementi umani fin dalla più tenera età. Ma ora, grazie a una Ong, alcune di loro hanno deciso di ribellarsi e diffondere l'idea che un'altra vita è possibile.

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Per anni è stata costretta a raccogliere feci umane, armata solo di una scopa e un contenitore di latta da svuotare, una volta riempito, in una discarica. Ma poi Ranikumari Khokar, 21enne indiana, ha detto basta, ribellandosi al sistema di caste che la vorrebbe, insieme a un milione di altre donne, costretta a svolgere per tutta la vita i lavori più sporchi e umilianti. Merito anche della ong Jan Sahas, che si batte dal 2004 contro questa pratica.

10 LATRINE AL GIORNO
Sono soprattutto le donne, come racconta il Guardian, a essere costrette alla raccolta manuale degli escrementi dei villaggi in cui vivono. E poiché il sistema delle caste è ereditario, il mestiere viene tramandato di madre in figlia. Le bambine spesso sono costrette a pulire anche i bagni delle scuole che frequentano, ma solitamente è intorno ai 12 anni che cominciano a lavorare a tempo pieno, svuotando anche fino a 10 latrine al giorno per una paga irrisoria, un tozzo di pane e un paio di stracci da indossare. Gli uomini, d'altro canto, sono costretti a lavorare nelle fogne o a ripulire le grondaie, in condizioni di lavoro rischiose. Questo significa essere un bhangis, che significa 'identità spezzata'.

LA BATTAGLIA DI RANIKUMARI
Il sistema delle caste è stato ufficialmente abolito nel 1955, ma continua a essere una tradizione difficile da estirpare. Le leggi proibirebbero l'impiego di spazzini per la raccolta manuale delle feci, ma sono molte le regioni indiane che non hanno recepito i nuovi regolamenti sanitari. Così, soprattutto nelle aree rurali, il fenomeno rimane vivo. Molte delle donne-spazzine nemmeno sanno che possono rifiutarsi di fare quello che fanno. Ed è qui che la scelta di ribellarsi di Ranikumari Khokar entra in gioco. Ranikumari è una dei cosiddetti 'avvocati scalzi', gli attivisti che vanno di villaggio in villaggio per far comprendere ai membri delle caste inferiori che una vita diversa è possibile. Ranikumari parla con moltissimi giovani, perché sono più aperti ai cambiamenti. La sua battaglia per i diritti civili minimi tratta anche i temi della discriminazione e dello stupro, perché comunque le donne sono doppiamente vittime del sistema delle caste: discriminate dai membri delle caste superiori e emarginate da quelli della propria.

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