22 Febbraio Feb 2016 1336 22 febbraio 2016

Chiamatele mamme-cicogna

Sono le donne che prestano il proprio utero per una gravidanza surrogata. Non si vedono come delle schiave, ma come delle persone che hanno il totale controllo sul proprio corpo. E che, in alcuni casi, sono anche anti-abortiste.

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Utero in affitto? C'è chi preferisce parlare di madri-cicogna. Si tratta sempre di maternità surrogata, ovvero della pratica con cui una donna si offre per portare in grembo il figlio di un'altra coppia, etero o omosessuale che sia. Ma a volte, chiamare una cosa in un modo o in un altro, può fare la differenza. D'altra parte, in molti Stati USA la maternità surrogata non è solo una pratica socialmente accettata, ma anche regolamentata dal punto di vista legale, e prevede tutta una serie di tutele e coperture sanitarie e assicurative.

CON FIGLI PROPRI
Mentre in Italia la pratica della maternità surrogata sembra attirare strali bipartisan e diventa il grimaldello con cui smantellare l'impianto della legge sulle unioni civili, L'Espresso ha raccolto le storie di diverse mamme-cicogna nordamericane che hanno spiegato come e perché scelgono di usare il proprio corpo in una determinata maniera. Si tratta di donne normalissime, a volte addirittura sposate e con figli propri. È il caso di Mandy Storer e Carrie Sylvester, che negli anni hanno portato avanti diverse gravidanze surrogate. E i bambini hanno imparato presto che vedere la mamma incinta non necessariamente equivale a un futuro fratellino.

LIBERA SCELTAL'Espresso suggerisce una sorta di quadro psicologico delle mamme-cicogna, che provengono spesso da famiglie dove la genitorialità non è quella abituale. Madre e padre sono spesso assenti, nel passato di queste donne. Più presenti, invece, i nonni e gli zii, che dimostrano come si possa allevare un bambino pur non avendo con questo uno stretto legame biologico. E nessuna di queste donne si vergogna di essere remunerata per il servizio che offrono: le cifre oscillano tra i 27 e i 34 mila dollari (anche se, in totale, la coppia di futuri genitori arriva a spendere tra i 130 e i 170 mila dollari). Nessuna di loro si sente obbligata a farlo, inoltre: sottolineano, sempre, che si tratta di una libera scelta.

VALORI COMUNI
Anche perché le madri surrogate non sono disposte a prestare il proprio utero a chiunque, anzi. Il processo di reciproca selezione è lungo, serio e rigoroso. E non si basa su parametri genetici, come vorrebbe chi grida allo spauracchio dell'eugenetica, quanto piuttosto sullo stile di vita e la condivisione di valori etici. Una di loro, ad esempio, in alcuni casi è contraria all'aborto e alla riduzione selettiva. In questo modo, comunque, specie quando la madre surrogata si presta al desiderio genitoriale di una coppia gay, può spesso venirsi a creare un rapporto molto forte, dove la mamma-cicogna verrà identificata dal bambino come una sorta di lontana zia.

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