1 Febbraio Feb 2016 1910 01 febbraio 2016

«Noi, madri di serie B»

Silvia e Caterina sono le mamme di Andrea, che hanno cresciuto assieme. Ma da quando si sono separate per lo Stato esiste solo una delle due: colei che ha donato l'ovulo. La nostra intervista.

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Silvia e Caterina sono le due mamme di Andrea, un bambino di 6 anni e mezzo che vive a Pozzuoli, in provincia di Napoli. Da un anno sono separate, ma Caterina per lo Stato non esiste perchè quando sono andate in Olanda per l'inseminazione artificiale è stato usato l'ovulo di Silvia. Che ha anche portato avanti la gravidanza. Come una qualsiasi coppia etero, le due donne hanno cresciuto assieme Andrea. E adesso che sono separate è solo il buon senso che regola i loro rapporti. Dividono a metà le spese per il bambino ed entrambe lo vedono tutti i giorni. D'altronde in Italia la stepchild adoption, l'adozione del figlio naturale del compagno, ancora non esiste. La svolta potrebbe arrivare con l'approvazione del ddl Cirinnà. «Se la legge dovesse passare inizieremo l'iter, anche se sarà lungo, per vedere riconosciuti i diritti della mia ex. Noi abbiamo già raccolto le foto e altri documenti, come la sua delega all'asilo nido, per dimostrare il rapporto esistente tra lei e Andrea», spiega a Letteradonna Silvia.

DOMANDA: Perché non avete tentato la strada giudiziaria? Il tribunale di Roma si è già pronunciato a favore della stepchild adoption anche in assenza di una legge.
RISPOSTA: Perché è una scelta costosa. Per lo stesso motivo non ci siamo sposate all'estero: non ce lo potevamo permettere.
D: Come vive Andrea il fatto di avere due mamme?
R: Per lui è una cosa normale. Alla scuola materna alcuni compagni chiedevano spiegazioni e lui rispondeva: «Ho due mamme perché mi è capitato così».
D: E ora che va alle elementari?
R: Beh, gli è capitato che gli chiedessero se suo padre fosse morto. E lui gli ha spiegato che la sua mamma ha preso il semino in Olanda.
D: Cosa pensa del family day di sabato 30 gennaio? Le famiglie 'tradizionali' si sentono minacciate da voi.
R: La trovo una cosa triste e ignorante. Scendere in piazza contro i diritti di qualcuno è assurdo.
D: Il ddl Cirinnà è una buona legge?
R: Si tratta di un primo passo, ma rimaniamo sempre cittadini di serie B. Noi vorremmo semplicemente l'estensione dei diritti che hanno gli etero, compreso il matrimonio.
D: Ha un punto di riferimento politico?
R: No, sono amareggiata dalla politica. Anche i partiti piu progressisti hanno delle resistenze al loro interno. Preferisco vedere i cartoni animati con mio figlio.
D: Come viene vista la sua omosessualità dalle persone che vi sono vicino?
R: Diciamo che noi abbiamo detto esplicitamente di essere lesbiche quando abbiamo iniziato il percorso di genitorialità. Prima dicevamo solo di vivere assieme e chi voleva capire capiva... Eravamo un po' omofobe anche noi. Avevamo paura dell'impatto che questa cosa avrebbe potuto avere, ma erano solo pregiudizi nostri...
D: E come l'hanno presa?
R: Con gli amici e i colleghi nessun problema. Con le famiglie invece sì. Hanno faticato ad accettarci, soprattutto quella della mia ex compagna. Anche per questo il nostro rapporto si è sgretolato.
D: Oltre che per il riconoscimento del bambino, per cosa sente la mancanza di una legge?
R: Beh, quando Andrea aveva 15 giorni, la mia ex si è operata. Io non sono potuta andare in ospedale e la sua famiglia non mi ha dato notizie di lei. Finché non ha preso conoscenza io non sapevo nulla del suo stato di salute. È stato un momento davvero difficile per me.

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