28 Dicembre Dic 2015 1017 28 dicembre 2015

Schiavitù sessuale, le scuse del Giappone alla Corea

Dopo 70 anni il governo nipponico riconosce ufficialmente la propria responsabilità nella vicenda delle comfort women e istituisce un fondo da destinare alle sopravvissute.

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200 mila donne strappate alle famiglie e ridotte in schiavitù sessuale. Accadde durante la Seconda guerra mondiale, quando i giapponesi invasero la Corea del Sud e costrinsero donne e ragazze a diventare delle jugun ianfu, le comfort women, donne del piacere. Per anni le vittime hanno chiesto al governo giapponese delle scuse ufficiali. Che, dopo decenni, sono arrivate.

RIMORSO E RISARCIMENTO
Il messaggio è stato riportato dal ministro degli esteri nipponico Fumio Kishida, come scrive il Corriere della Sera: «Il premier Abe esprime le sue sincere scuse e il suo rimorso per tutte coloro che, come comfort women, hanno vissuto sofferenze e subito danni psicologici e ferite fisiche». Alle scuse si somma un impegno economico che vedrà il Giappone dare vita a un fondo di circa 7 milioni e mezzo di euro, destinato al sostentamento delle comfort women ancora in vita.

QUESTIONE CHIUSA
Le scuse del Giappone segnano un importante passo avanti nei rapporti con la Corea del Sud. Il ministro degli esteri sudcoreano ha affermato che il proprio Paese è disposto a considerare come chiusa la faccenda, a patto che il Giappone tenga fede agli impegni presi e non disconosca in futuro le proprie scuse.

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