22 Dicembre Dic 2015 1323 22 dicembre 2015

Se sei gay, astieniti per donare il sangue

Dopo 32 lunghi anni, il divieto che negli Usa colpiva gli omosessuali è stato revocato, ma la nuova normativa pone come condizione un periodo di castità di almeno dodici mesi.

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Il matrimonio sì, le donazioni di sangue no. Per 32 lunghi anni, omosessuali e bisessuali non hanno potuto donare sangue negli Stati Uniti. Una politica discriminatoria a cui la Food and Drug Administration, l'agenzia del farmaco americana, ha deciso di porre fine. Con un distinguo: gay e bisessuali potranno donare il sangue, a patto che si siano astenuti dal sesso con un altro uomo almeno per un anno.

QUELLO CHE DICE L'FDA
La norma che proibiva le donazioni di sangue ai gay era stata adottata nel 1983, quando l'epidemia di AIDS era al culmine e gli omosessuali erano considerati tra i soggetti più a rischio. L'FDA, per voce del vicepresidente Peter Marks, ha reso noto che le politiche di prevenzione dell'Agenzia hanno contribuito a ridurre la diffusione dell'HIV causata dalle trasfusioni di sangue da una caso su 2500 a uno su 1,47 milioni, e che la decisione di chiedere un anno di astinenza ai donatori gay è supportata da evidenze scientifiche.

NON È ABBASTANZA
Sfugge, però, il motivo per cui la restrizione non è applicata anche agli eterosessuali. I quali sono a rischio tanto quanto gli omosessuali, visto che l'Aids non fa distinzioni di genere. Come sostiene Jared Polis, membro dichiaratamente gay del Congresso americano, un eterosessuale che ha rapporti sessuali con numerosi partner è sicuramente più a rischio di un omosessuale monogamo e fedele al proprio compagno.

IN ITALIA NESSUNA DISCRIMINAZIONE
Gli Stati Uniti non sono gli unici ad aver adottato questa politica, simile a quella vigente in Francia, Gran Bretagna, Giappone e Australia. Nell'aprile 2015 la Corte di giustizia UE si è espressa esplicitamente a favore di questo genere di limitazione per quanto riguarda il caso francese. L'Italia, almeno sulla carta, è uno dei pochi Paesi al mondo dove non esiste questo discrimine, abolito nel 2001 con un decreto ministeriale firmato dall'allora ministro Veronesi.

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