30 Novembre Nov 2015 1602 30 novembre 2015

«Il presepe? Piace anche ai bimbi non cristiani»

Si riaccende il dibattito sulla presenza dei simboli religiosi nelle classi. E un'insegnante delle elementari spiega che ricreare la scena della Natività serve a trasmettere un messaggio di pace e fratellanza.

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presepe

Mentre infuria la polemica sul caso della scuola di Rozzano, dove il preside avrebbe cancellato i festeggiamenti natalizie, si riaccende il dibattito sul ruolo dei simboli religiosi all'interno delle aule scolastiche. Un tema caldo, anche alla luce delle rinnovate tensioni tra alcune frange dell'Islam e il mondo occidentale. Ma i simboli del Natale, e in particolare il presepe, sono davvero così offensivi per gli alunni non italiani e non cattolici? A quanto pare, non è sempre così, almeno stando all'esperienza di un'insegnante, Antonietta Genua, che, intervistata dall'Ansa, spiega: «Spesso sono proprio i bimbi non cristiani che ogni Natale [...] scelgono di disegnare il presepe».

LE CLASSI CAMBIANO
La capanna e la cometa, insomma, sembrano esercitare un fascino che in alcuni casi travalica le barriere culturali. Una riflessione intorno a questi temi è comunque inevitabile: i bambini di origini non italiane e di religione non cristiana sono una presenza sempre maggiore all'interno delle aule, che si attesta mediamente intorno al 20%, spiega Genua. Con l'evoluzione delle classi, ovviamente, si evolvono anche i programmi. La stessa insegnante spiega che da tempo non fa più imparare a memoria una poesia sul Natale, come invece faceva vent'anni prima.

MESSAGGI UNIVERSALI
L'idea è che nelle scuole non vada tanto sbandierato il messaggio religioso del Natale, quanto piuttosto la condivisione di alcuni valori universali, come la pace e la fratellanza tra i popoli: «Questo lo capiscono tutti, anche i genitori non cristiani ci vengono a ringraziare», spiega Genua.

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