19 Novembre Nov 2015 1145 19 novembre 2015

La violenza è anche emotiva

Il 19 novembre si celebra la Giornata mondiale per la prevenzione degli abusi sui minori, vittime di maltrattamenti non solo fisici e sessuali, ma anche psicologici.

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Prese in giro, insulti, percosse. E, nei casi peggiori, violenze sessuali. Sono tanti i modi per ferire un bambino, fisicamente o psicologicamente. Succede tutti i giorni, in tutti i Paesi del mondo. Per questo, nel 2000, il WWSF (Women's World Summit Foundation) ha istituito la Giornata mondiale per la prevenzione degli abusi sui minori, celebrata il 19 novembre. Un fenomeno che associamo solitamente ai più eclatanti casi di violenza, ma che in realtà assume spesso forme più subdole, complesse da individuare e perseguire.

LE PAROLE CHE FANNO MALE
Secondo l'APA, associazione degli psicologi americani, l'abuso emotivo può essere altrettanto dannoso di quello fisico: la presa in giro, gli insulti, i rimproveri a prescindere e l'utilizzo della paura per controllare i comportamenti dei minori sono tutte forme di violenza. Chi si rende colpevole di questi abusi, ha probabilmente subito a sua volta maltrattamenti in giovane età, ma altre cause potrebbero essere la scarsa attitudine genitoriale, le aspettative eccessive nei confronti del bambino o la dipendenza da droghe e alcol.

LA VIOLENZA NASCE IN CASA
Secondo l'Unicef, i bambini maschi sarebbero più soggetti alle violenze fisiche, mentre le bambine sono solitamente vittime di violenza sessuale. I numeri di questi fenomeni sono ben poco incoraggianti, visto che secondo l'OMS l'incidenza di rapporti sessuali forzati si attesti intorno alla cifra di 73 milioni tra bambini e bambine. E, quasi sicuramente, si tratta di una stima al ribasso. Purtroppo queste violenze avvengono quasi sempre nei contesti che in realtà dovrebbero proteggere i minori: dalle abitazioni alle scuole, passando per orfanatrofi e riformatori.

UN LUNGO CAMMINO
Come porre rimedio a questo fenomeno? Secondo il Global Movement for Children bisogna innanzitutto diffondere una cultura che miri alla salvaguardia dell'infanzia, rispettando i diritti fondamentali del bambino. La strada però è tutta in salita, visto che sono ancora moltissimi i Paesi del mondo che ammettono la legittimità delle punizioni corporali a scopo 'educativo'.

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