6 Novembre Nov 2015 1617 06 novembre 2015

Tutti pazzi per il mantra

Sviluppata dal mistico indiano Maharishi Mahesh Yogi, oggi la meditazione trascendentale è amatissima dai vip e anche la scienza sembra riconoscerne alcuni benefici. Ma non tutti sono convinti.

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Meditation in office

La meditazione trascendentale è un culto? È pericolosa? È reale? È malvagia? Sono queste le prime domande che scettici e curiosi, evidentemente un po' intimoriti, pongono a Google in merito alla tecnica meditativa che spopola ormai da oltre cinquant'anni, soprattutto tra i vip. Per apprenderne i rudimenti non serve molto tempo, ma le lezioni ufficiali sono costose. E anche se si moltiplicano gli studi scientifici che suggeriscono effetti benefici a livello fisico e non solo mentale, sono ancora molti gli accademici non pienamente convinti dalle possibilità della meditazione, complice anche l'ambiguità che pesa sull'organizzazione no profit che insegna la tecnica. È una setta? Un gruppo religioso? Risposte definitive ancora non ne esistono. Intanto, cerchiamo di capire che cos'è davvero la meditazione trascendentale e di mettere ordine tra i vari punti di vista.

CHE COS'È E QUANDO È NATA
Parte del fascino della meditazione trascendentale deriva dalle sue origini esotiche. Venne sviluppata negli Anni 50 dal mistico indiano Maharishi Mahesh Yogi, noto soprattutto per essere stato il guru dei Beatles durante il loro pellegrinaggio in India, e si diffuse nel mondo occidentale nel periodo tra gli Anni 60 e 70, proprio quando la cultura hippie raggiungeva il suo culmine. Sulla carta, non si discosta dallo stereotipo classico delle attività meditative: consiste infatti nel sedersi per terra a occhi chiusi recitando un mantra per venti minuti. Questa attività va ripetuta due volte al giorno e permetterebbe, secondo Yogi, di entrare nel quarto stato di coscienza (gli altri tre sono il sonno, il sogno e la veglia): il turiya. Grazie a questa particolare condizione, l'individuo avrebbe la possibilità di concedere alla propria mente e al proprio organismo un periodo di riposo profondo.

NON È UNA SETTA. O SÌ?
La meditazione trascendentale viene insegnata da dei maestri che hanno ottenuto la certificazione dalla Transcendental Meditation, particolare tecnica protetta da un marchio registrato e che appartiene alla organizzazione no profit Maharishi Foundation USA. Pur non portando avanti ufficialmente un credo filosofico e religioso, in molti si chiedono se in realtà dietro la meditazione trascendentale non si celino una setta vera e propria. Diversi studiosi hanno assimilato la tecnica a una nuova religione, mentre l'isolata sentenza di un tribunale tedesco negli Anni 80 definì il movimento come una setta che poteva influenzare negativamente i suoi adepti. La Maharishi Foundation, da parte sua, si difende sottolineando che la pratica meditativa è stata adottata con successo da persone di diverse religioni o addirittura atee.

MEDITO ERGO VIP
Religione o meno, la meditazione trascendentale sembra aver fatto presa soprattutto sul mondo dello spettacolo. Ai Beatles, forse i primi in assoluto, si sono aggiunte schiere di vip che in varie interviste hanno rivelato, con un certo entusiasmo, di praticare la meditazione trascendentale. David Lynch ne è attualmente il maggiore promotore, tanto da aver dato vita a una fondazione che porta il suo nome e insegna ai cosiddetti soggetti a rischio come militari, senzatetto, carcerati e rifugiati la tecnica meditativa. Che sembra riscuotere successo davvero con chiunque: dalle modelle come Gisele Bundchen agli scrittori, come Charles Bukowski; dalle cantanti pop come Katy Perry ad attori come Jim Carrey e Cameron Diaz, passando per mostri sacri come Clint Eastwood e Jane Fonda. Il grande successo ottenuto tra i vip dalla meditazione trascendentale ha però messo sul chi va là qualche ricercatore, che si è posto degli interrogativi sulla sua reale efficacia.

FORSE FA BENE, SICURAMENTE NON FA MALE
Thomas Chamorro-Premuzic
è professore di psicologia presso il London University College e la Columbia University. Intervistato dal Guardian, ha affermato che la meditazione, in generale, gli dà l'impressione di essere praticata soprattutto da chi se lo può permettere, sia in termini economici sia in termini di tempo. Tempo che le persone comuni, alle prese con problemi concreti come la ricerca di un posto di lavoro, le liti famigliari e gli acciacchi fisici, semplicemente non hanno. I benefici della meditazione, poi, deriverebbero soprattutto da un effetto placebo, spiega il New York Times, citando degli studi scientifici che evidenziano come bastino dei piccoli stratagemmi per migliorare la propria consapevolezza, decisamente più economici rispetto ai corsi tenuti dalla Maharishi Foundation. Banalmente, nel corso di un ragionamento basterebbe usare i verbi al condizionale. D'altro canto, la rivista Le Scienze cita uno studio durato nove anni svolto su 201 pazienti afro-americani secondo cui la tecnica della Meditazione Trascendentale è correlata in maniera sostanziale alla riduzione dei tassi di mortalità per infarto e ictus. Dando per assunto, dunque, che la meditazione, trascendentale o meno, non fa male, rimane da chiedersi se sia davvero imprescindibile spendere cifre intorno ai 1500 dollari (sconto più, sconto meno) per ottenere dei benefici che altri studi hanno paragonato agli stessi ottenibili da un pisolino pomeridiano.

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