19 Ottobre Ott 2015 1000 19 ottobre 2015

Non è un gioco da ragazzi

Mentre Mattarella premia chi combatte contro le ludopatie, il Governo per fare cassa dà il via libera a 22mila nuove sale giochi. E così i bambini crescono nella cultura dell'azzardo: come salvarli?

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Bambini e ragazzi che giocano d’azzardo, sotto lo sguardo compiaciuto dei genitori. Accade in Italia: andate in un qualsiasi centro commerciale. Troverete delle macchinette che funzionano con i redemption tickets: in cambio della vincita, promettono premi. In denaro? No, non si può: la legge italiana lo vieta, perché sono giochi rivolti ai minori. Anziché euro sonanti, dunque, offrono ticket per sconti o buoni acquisto per altra merce. Facile. E mentre il Presidente Sergio Mattarella nomina ufficiale dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana un sociologo che combatte il fenomeno dei giochi d'azzardo, il Governo dà il via libera a 22mila nuove sale giochi.

PICCOLI LUDOPATICI CRESCONO
Un servizio di Nadia Toffa per Le Iene, andato in onda la sera di domenica 4 ottobre su Italia, ha mostrato delle slot machines dedicate ai bambini. I pre-adolescenti scommettono, quasi come ipnotizzati, davanti a surrogati di videopoker, mentre i genitori assistono entusiasmati dalle ‘vincite’ dei propri pargoletti. Il tutto non in un sottoscala nascosto e in modo illegale, ma sotto le luci sfavillanti di tanti centri commerciali o negozi su strada. Possibile? Sì. Poiché non viene erogato denaro, non si può tecnicamente definire come gioco d’azzardo. Questi spazi di gioco per bambini devono attenersi a un’unica regola: avere un ingresso separato dalle classiche sale-gioco per adulti.

METTIAMOCI IN GIOCO
Letteradonna.it ha incontrato Angela Fioroni, già sindaco di Pero (Milano), segretaria regionale della Lega delle autonomie locali  e molto attenta al problema delle ludopatie. Su queste ha scritto un saggio ricco di dati, Le regole del gioco (Terre di Mezzo, pp. 64, 4 euro) in cui si parla del fenomeno e delle campagne locali, promosse dai singoli sindaci, per contrastare la dipendenza dal gioco di adulti e minori. L'abbiamo incontrata all’indomani di un convegno che si è tenuto proprio a Milano, negli uffici dell’Area Metropolitana, e che ha visto la partecipazione di tutte le associazioni che sostengono la campagna Mettiamoci in gioco, per contrastare il gioco d’azzardo patologico: «Il prossimo 20 ottobre a Roma ci sarà un confronto a livello regionale per far ripartire una campagna di sensibilizzazione e smuovere il parlamento».

I NUMERI DEL FENOMENO
Quando discutiamo di azzardo per i minori di che numeri parliamo? «Le ultime ricerche di Telefono Azzurro ed Eurispes denunciano che l’8% di bambini tra i 6 e gli 11 anni gioca d’azzardo e la percentuale sale al 47% dei ragazzi tra gli 11 e i 18 anni», commenta Fioroni. Numeri ancora più preoccupanti arrivano dall’indagine sulla ludopatia under 18 condotta dall’Osservatorio Nazionale sulla salute dell’infanzia e dell’adolescenza: il 20% dei bambini tra i 10 e i 17 anni frequenta abitualmente bingo o sale giochi e il 25% dei bambini tra i 7 e i 9 anni ha usato la paghetta per lotterie e gratta-e-vinci. La stima finale è di un milione e 200mila minorenni italiani in balìa del gioco d’azzardo. Con l’aggravante che un adulto su tre ignora le abitudini dei propri figli.

CHE COSA FA LA LEGGE
Dal punto di vista della legge, poco, pochissimo è stato fatto: «Solo in cinque regioni, tra cui la Lombardia, è stata promulgata una legge regionale per la tutela della salute nei confronti della dipendenza dal gioco d’azzardo che vieta, ad esempio, che i locali per scommesse o simili siano a una distanza inferiore a 300 metri da luoghi sensibili, come le scuole», spiega Fioroni. «La politica, da questo punto di vista, è ferma: due anni fa, il parlamento aveva votato compatto l’articolo 14 per la delega fiscale, una sorta di impalcatura di legge per limitare i danni del gioco d’azzardo. Ma poi, una volta passata al governo per entrare nel decreto legislativo, non è stato inserito più nulla e siamo allo stallo più completo. Ora siamo pronti a una nuova campagna in parlamento, dove un gruppo trasversale è impegnato, seppur con fatica, a tenere alta l’attenzione sul tema».

TROPPI INTERESSI IN GIOCO?
Il gioco è, dati alla mano, la terza industria in Italia (con 86 miliardi di euro l’anno di fatturato, spiega il dossier Azzardopoli redatto da Libera) e porta all’erario qualcosa come 8 miliardi di euro: gli interessi sul tavolo sono dunque enormi, ma i promotori della campagna promettono nuove iniziative di sensibilizzazione.

COME EDUCARE I MINORI
La legislazione fa acqua da tutte le parti. Le società del settore sono importanti e diffuse capillarmente sul territorio, così come il gioco d’azzardo, anche per bambini, è presente in tutte le città italiane, specie nei centri commerciali: i genitori che cosa possono fare per contrastare il fenomeno? «Il gioco in sé ha una funzione chiave per lo sviluppo del bambino: il gioco imitativo (‘far finta di essere la mamma, il medico, ecc) aiuta i piccoli a rapportarsi col mondo, mentre il gioco di fantasia stimola la loro creatività e il ragionamento: queste sono le tipologie di gioco da favorire», spiega Angela Fioroni.

I DANNI DEL GIOCO D'AZZARDO
Il gioco d’azzardo non crea danni solo educativi, ma predispone i bambini alla ludopatia in età adulta, creando danni anche alla struttura del cervello: studi neurologici e risonanze magnetiche su soggetti ludopatici hanno dimostrato che la dipendenza dal gioco provoca un cambiamento della corteccia celebrale e diminuisce i freni inibitori rispetto a persone senza dipendenze. «Ai genitori vanno spiegati i danni fisici che il gioco d’azzardo provoca nei minorenni: il fatto che le macchinette a tickets si trovino in tutti i bar o centri commerciali ha contribuito purtroppo a ‘normalizzare’ il gioco d’azzardo, anche nella percezione delle gente comune. Va detto poi che la diffusione delle pubblicità sui giochi, on line e in tv, sottopone bambini e ragazzi alla curiosità verso la pratica: per questo è fondamentale la prevenzione».

DARE IL CATTIVO ESEMPIO
La pensa così anche Giuseppe Mele, pediatra, presidente di Paidòss e della Simpe, Società Italiana Medici Pediatri: «L'aspetto più sconcertante è la sostanziale elusione del problema da parte degli adulti. Il primo passo, perciò, è parlare di ludopatia in modo che tutti capiscano che cosa sia: il 90% dei genitori non sa che cosa significhi questo termine, eppure a uno su due è capitato che il figlio volesse giocare, magari contribuendo a scegliere i numeri per la schedina del superenalotto o provando un gratta e vinci. Anche questo è un aspetto allarmante: il gioco entra nelle vite dei ragazzini in maniera strisciante perché è un'attività 'normale', tollerata e praticata abitualmente in famiglia. Il 50% dei genitori va in sale scommesse più o meno frequentemente: in questa situazione, non stupisce che il 55% dei ragazzi partecipi ai giochi d'azzardo dei grandi o chieda di farlo».

IL VALORE DEI SOLDI
Per evitare che bambini e ragazzi diventino ‘schiavi’ dei giochi d’azzardo è fondamentale la prevenzione: a scuola, grazie a numerose campagne ad hoc portate avanti da molte associazioni, ma anche in famiglia: ai genitori il compito di educare anche i più piccoli alla gestione e al valore del denaro. «I giovanissimi non giocano per fare soldi, ma soprattutto per divertimento, per emozione: perfino il 25% dei bambini con meno di 10 anni ha giocato al gratta e vinci, alle lotterie, al bingo. Il 5% di questi lo fa addirittura spesso e in genere per il brivido della scommessa, perché a questa età è ancora labile il concetto del valore dei soldi», commenta il dottor Mele.

TRE CONSIGLI
Compito dei genitori è anche stimolare i minori con attività sane e sminuire il fascino di videopoker e slot machine: «Con i loro colori sgargianti attraggono anche i più piccoli. Ci gioca il 7-8% degli under 10 e vorrebbe farlo il 13%: dobbiamo riuscire a togliere fascino a questi passatempi, perché un bimbo che si gioca la paghetta alla sala giochi diventerà molto probabilmente un adulto che butterà lo stipendio in qualche sala scommesse». Ecco che cosa fare, dunque: evitare di ‘parcheggiare’ i bambini nei centri commerciali davanti a queste macchinette, spiegare loro che si tratta di giochi dove quasi sempre si perde e, soprattutto, stimolare i figli con altre attività ricreative (gioco libero e sport).

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