19 Ottobre Ott 2015 1959 19 ottobre 2015

«La mia arte senza regole»

A tu per tu con Signe Pierce, la performer di Los Angeles che nel video American Reflexxx passeggia di notte con uno specchio sul volto. Raccogliendo le reazioni sessiste dei passanti.

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Nella continua indagine e discussione sulle tematiche legate al genere, alla sessualità e alla femminilità, da qualche anno si è inserita anche una giovane artista americana. Signe Pierce - di Los Angeles - attraverso fotografie, video e performance di cui lei stessa è protagonista, racconta la realtà attraverso uno stile forte e spesso provocatorio. Indagando sui limiti dell’umano e sulle reazione delle persone a ciò che consideriamo diverso dalla cosiddettà normalità. L’opera che l’ha resa famosa è American Reflexxx, un video in cui l’artista viene filmata mentre, con un abito molto corto e una maschera specchiata in volto, cammina per le strade di Myrtle Beach nella Carolina del Sud. La reazione delle persone alla vista di questa figura particolare e ambigua, a volte scambiata per un transessuale, si traduce in violenze verbali e addirittura fisiche.

A MILANO IL 23 OTTOBRE
La Pierce sarà a Milano venerdì 23 ottobre per realizzare una nuova performance volta a indagare la differenza tra ciò che è e ciò che appare. Durante la famosa serata q|LAB al Q21 di via Padova a Milano, l’artista girerà tra il pubblico per immortalare con uno speciale dispositivo tutto ciò che la colpisce degli astanti. Una sorta di opera collettiva che trasforma le persone comuni in mezzi di comunicazione artistica. Letteradonna.it l’ha intervistata prima del suo arrivo in Italia per capire cosa nasconde la sua arte.

L'opera Identity Bend di Signe Pierce.

DOMANDA: Nelle sue opere c’è un’atmosfera decisamente pop. Come mai?
RISPOSTA: Mi piace quando l’arte e la cultura pop si mescolano, amo le popstar come David Bowie, Kanye West, Madonna, e chi in generale usa la propria popolarità per realizzare opere provocatorie attraverso performance, arte visiva o musica.
D: Cosa cattura la sua attenzione nella quotidianità?
R: Amo i colori forti e presto molta attenzione ai dettagli.
D: Quali artisti contemporanei la ispirano di più?
R: Come dicevo prima sicuramente Bowie, West e Madonna sono fonte di grande ispirazione per me, come gli artisti performativi Marina Abramovic e Pipilotti Rist.
D: Crede che l’arte abbia dei limiti?
R: La domanda è complessa, ma personalmente credo che non ne abbia. Serve a superare i confini previsti dalla norma.
D: In che modo?
R: Permette di pensare oltre a ciò che è normalmente atteso e accettato, per creare qualcosa di progressivo e nuovo. Rifiuto l’idea che mi venga detto di «no» quando sto facendo arte.

L'opera Cheap Thrills di Signe Pierce.

Signe Pierce - Signe Pierce

D: Con la sua arte indaga la realtà: cosa ha compreso fino a ora della società contemporanea?
R: Sono ispirata dal caos della realtà. Noi cerchiamo di mantenere il controllo, ma a fine giornata può succedere qualsiasi cosa e in qualsiasi momento. Che può cambiare completamente le nostre vite.
D: Che tipo di femminilità racconta con le sue opere?
R: Attualmente sono interessata alla cosiddetta iperfemminilità, che usa alcuni degli esempi più estremi di come le donne siano incoraggiate a vestirsi o a comportarsi, per essere ridotte a oggetti.
D: Come ci riesce?
R: Colori fluo e tacchi vertiginosi da spogliarellista sono una parte significante del mio guardaroba, per non parlare dei capelli biondi da perfetta californiana (ride, ndr).

L'opera Stripper Heel Slime di Signe Pierce.

Signe Pierce - Signe Pierce

D: Cosa voleva indagare con la sua opera America Reflexxx?
R: Ho voluto cercare di capire come le persone si comportano nei confronti di un tipo di donna che solitamente sono abituati a vedere rappresentata dai media, dalla tivù o nei film porno. Quando questo oggetto sessuale senza identità è di fronte a te, e non dietro a uno schermo, come ti comporti?
D: Il risultato qual è stato?
R: Il fatto che abbia scelto di non rivelare la mia identità ha permesso agli uomini di sentirsi autorizzati a considerarmi meno di un essere umano.
D: Come si è spiegata la reazione delle persone?
R: Credo che le persone abbiano paura di ciò che non comprendono, e che siamo portati ad affrontare ciò che non conosciamo con rabbia e disprezzo. È un punto di vista molto triste e alquanto ignorante ed è una metafora assodata per tutte quelle ingiustizie civili che ogni giorno si verificano nel mondo. Chiunque non rientri nell’idea sociale di 'normalità' rischia di diventare una vittima.

D: Perché ha deciso di essere proprio lei la protagonista della sua opera d’arte?
R: Conosco me stessa meglio di chiunque altro e so cosa voglio comunicare con la mia arte.
D: In Italia oggi si discute molto sulla teoria del gender. Che idee ha a riguardo?
R: Le mie idee sul gender sono in continua evoluzione. Sono sempre più interessata a distruggere i concetti binari che circondano il genere, e nello specifico la nostra insistenza su termini come lui e lei.
D: Perché?
R: Perché i pronomi personali sono indicatori di un aspetto della nostra identità che ci è stata assegnata alla nascita, ma che può non rappresentare come ci sentiamo nel presente. Le parole sono sempre più antiquate ed è importante per le persone capire che le nostre identità sono molto più complesse di quelle che il nostro sistema attuale riconosce.  Come persone potremmo essere molto più evoluti se ci concedessimo la capacità di pensare liberamente.

Un frame del video American Reflexxx di Signe Pierce.

D: Cosa farà nella sua performance del 23 ottobre al Q21 di Milano?
R: Sarà molto coinvolgente. Non si tratterà della tipica performance in cui si balla mentre io sono sul palco: sarà interattiva. Dovete venire a giocare con me per vedere cosa succederà.
D: Sarà comunque un lavoro incentrato sull’esistenza e sull’apparenza. Che differenza c’è tra questi due elementi?
R: L’esistenza è più eterea ed è più incentrata sull’intera gamma nelle nostre vite sulla Terra. Tu nasci, vivi, pensi e senti. L’apparenza invece sembra avere più a che fare con l’aspetto con cui ci presentiamo, che ha un impatto preciso su come siamo percepiti e su come ci sentiamo, ma non ci consuma come l’esistenza.

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