15 Ottobre Ott 2015 1710 15 ottobre 2015

La saponificatrice di Correggio, 45 anni dopo

Leonarda Cianciulli, tra i più famigerati serial killer italiani, morì il 15 ottobre del 1975 nel manicomio di Pozzuoli, dove stava scontando una condanna a 30 anni. Aveva squartato e disciolto i corpi delle sue vittime.

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Il 15 ottobre del 1970, una donna ricoverata nel manicomio di Pozzuoli venne colpita da un'emorragia cerebrale e morì. Quella donna si chiamava Leonarda Cianciulli, stava scontando una condanna a trent'anni per triplice omicidio ed era nota alle cronache e al grande pubblico come la famigerata saponificatrice di Correggio, che uccise e smembrò tre donne bollendole e usandone i resti per fabbricare saponette e cucinare pasticcini. A 45 anni di distanza dalla morte, il suo caso rimane uno dei più macabri e agghiaccianti della cronaca nera italiana.

I TRE OMICIDI E L'ARRESTO
Tra il 1939 e il 1941, nell'area di Correggio scomparvero tre donne. Tutte e tre sole, tutte e tre in là con l'età ma, soprattutto, tutte e tre conoscenti della Cianciulli, a cui avevano affidato tutti i propri beni. Elementi che condussero gli inquirenti a bussare alla porta della donna. L'abitazione della Cianciulli venne perquisita. Al suo interno, vennero ritrovate una dentiera e delle ossa umane. La donna venne arrestata e lei stessa si addossò tutte le colpe, dichiarandosi come l'unica colpevole. Ma intanto era scoppiata la seconda guerra mondiale e il processo potè cominciare soltanto nel 1946. Durante quell'arco di tempo, la Cianciulli venne rinchiusa in carcere. E, in quei cinque lunghi anni, si dedicò alla scrittura di un memoriale: Confessioni di un'anima amareggiata.

DELITTI SACRIFICALI
Alcuni sostennero che il memoriale era in realtà una montatura messa in piedi dagli avvocati della donna per ottenere l'infermità mentale, ma a oggi rimane il principale documento sulla sua vita. Secondo quanto scritto dalla donna, i delitti non vennero da lei commessi a fine di rapina o guadagno, ma per salvare i suoi quattro figli da una maledizione lanciata dalla madre della stessa Cianciulli, che si era sposata contro il parere dei genitori. Un triplice sacrificio umano. Secondo alcuni psichiatri e criminologi, l'ipotesi è realistica, perché l'irrompere della seconda guerra mondiale avrebbe scatenato le ansie della donna, già provata da tre aborti e dieci neonati morti ancora in fasce. Il timore di perdere i quattro figli rimasti avrebbe scatenato il suo piano omicida. Ma oltre a rivelare il movente degli omicidi, il memoriale è famoso soprattutto per le accurate descrizioni della sorte che toccò ai cadaveri delle tre donne e che valsero alla donna il macabro titolo di 'saponificatrice'.

IL DIARIO DELL'ORRORE
«Finì nel pentolone, come le altre due (…); la sua carne era grassa e bianca, quando fu disciolta vi aggiunsi un flacone di colonia e, dopo una lunga bollitura, ne vennero fuori delle saponette cremose accettabili». Così la Cianciulli descrive la saponificazione della terza vittima, Virginia Cacioppo. Una sorte toccata dunque anche alle altre due donne. Ma le saponette non furono le uniche cose che la Cianciulli ottenne dai resti delle vittime. Con il sangue rimasto, infatti, sostenne di aver cucinato dei pasticcini da té che poi offriva agli ignari vicini. Sempre riferendosi alla Cacioppo, scrive: «Anche i dolci furono migliori: quella donna era veramente dolce». Alcuni resti umani ritrovati nel pozzo nero della casa dell'assassina sembrarono confermare la storia della donna. Più difficile fu credere che, minuta com'era, fosse stata in grado di smembrare e quindi disfarsi dei tre cadaveri, pesanti intorno ai 70 chili. Per questo, tra gli indagati come possibili complici ci fu anche il figlio Giuseppe. Ma, alla fine, il verdetto emesso dal giudice condannò solo la donna. La pena? Tre anni di cure psichiatriche e trent'anni di carcere. La donna, però, trascorse i successivi 24 anni della sua vita unicamente tra i manicomi di Aversa, Pozzuoli e Perugia. Chi la conobbe in quel periodo, raccontò che era solita cucinare biscotti per le sue compagne di detenzione. Ma nessuno li mangiò mai.

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