22 Settembre Set 2015 1333 22 settembre 2015

Bambine, nonostante tutto

Hanno a malapena dodici anni, ma a Fortaleza i loro occhi hanno già assistito a stupri e violenze. Sono cresciute imparando a subire, e hanno una sola via di scampo: la scuola.

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Nascere povero, in Brasile, ti mette da subito con le spalle al muro. Chi vive nelle favelas lo sa. In questa terra di nessuno, se non impari a rispettare le regole imposte dalla barbarie della violenza, puoi perdere l’unica cosa che possiedi davvero: la vita. Nascere povero significa crescere molto in fretta: a sette anni sai già che cos’è una sparatoria, conosci la fame e la paura, sai maneggiare una pistola come un aquilone. Nascere povero significa essere un fragile ostaggio nelle mani dei trafficanti di droga, dell’alcolismo, della violenza domestica, dello sfruttamento del lavoro minorile e della brutalità delle armi. Ma se nasci povera, se sei una bambina, la vita può risultare ancora più spietata.

LA MISERIA È FEMMINA
Fortaleza è la capitale del turismo sessuale in Brasile e una delle città più violente del mondo: cancella sistematicamente la tua identità innescando un pericoloso meccanismo dove il piacere si confonde con l’abuso. I tuoi occhi hanno già visto uomini di tutti i generi picchiare tua madre, che magari ha pochi anni più di te, e hai già capito che una donna non possiede niente, se non i propri figli: essere presa a bastonate e sepolta viva fa parte del gioco. Spesso, il tempo che intercorre dalla nascita allo stupro si conta in una manciata di anni e non stupisce che i primi carnefici siano all’interno delle loro case. Tutto è al servizio di un qualcun altro pronto a prendersi ciò che non gli spetta.

CRESCERE IN FRETTA
Essere una bambina in una società dove è comune l’idea di una presunta superiorità dell’uomo sulla donna, comporta una concezione perversa della sessualità. A Fortaleza, il corpicino minuto di una bambina stride con una gestualità che dovrebbe appartenere esclusivamente al mondo degli adulti. Dove i soprusi lacerano quel poco di normalità che regola le loro vite, le bambine imparano a conoscere il loro posto nel mondo molto in fretta: poco più che dodicenni hanno già messo al mondo un bambino, che cresce insieme a loro dentro e fuori il pancione. In Brasile la prostituzione minorile è un fenomeno largamente diffuso, anche se le conseguenze per maschi e femmine sono molto diverse.

INFANZIA NEGATA
Dietro movenze del corpo molto esplicite si nasconde una goffa inibizione tipica dell’infanzia. Ancora una volta, l’unica via alternativa arriva direttamente dalla scuola e dall’istruzione. Qui, lontano dalle luci oscure che illuminano le stradine delle favelas, una bambina può mettersi un filo di trucco per gioco e non per mestiere. Distante da quelle vie che somigliano più a dei gironi infernali, un ventaglio rappresenta soltanto un giocattolo e non uno strumento 'di lavoro'. La permanenza nella scuola di Pacotì mi ha dato la possibilità di conoscere più da vicino la fragilità di questo mondo così vulnerabile e corrotto: al Lar Nazaré (la scuola femminile di Operazione Lieta, ndr) vivono circa 40 bambine, strappate almeno per cinque giorni a settimana al destino che molto spesso le loro coetanee (e magari loro stesse) sono costrette a vivere ogni altro giorno della loro vita.

TESTIMONI DELLA VIOLENZA
Anche se molte di loro non lo sanno, ogni frammento della loro acerba femminilità corrisponde a una miccia che può fare esplodere una bomba. Quasi tutte le bambine che ho incontrato sembrano divise tra una dimensione allegra e giocosa, propria della loro età, e un modo di atteggiarsi che ancora non gli appartiene: Malù adora saltare la corda, ma sa muovere i fianchi come una ballerina professionista; Patricia ha undici anni e disegna bellissime farfalle, ma quando posa le sue matite sa fare twerking meglio di Miley Cyrus. Nascere femmina, a Fortaleza, implica una battaglia costante, a volte inconsapevole, contro gli orrori che la miseria ti costringe a guardare: conoscono il sesso fin da bambine, perché ne sono testimoni dirette; hanno osservato decine di volte le pance delle loro mamme custodire i loro fratellini più piccoli, figli di uomini di passaggio; si saranno chieste centinaia di volte perché la mamma è sempre incinta se poi è troppo piccola per fare la mamma.

OSTAGGI DELLA DEPRAVAZIONE
Molte di loro sono obbligate a diventare grandi prima dei loro fratelli maggiori e in poche riescono a portare a compimento gli studi. A quasi tutte le bambine è negata un’educazione che permetta loro di conoscere adeguatamente il proprio corpo: hanno grande dimestichezza con il sesso, ma ignorano la loro sessualità; sono 'pronte' ad avere rapporti completi ma non sanno difendersi dalle malattie veneree o evitare eventuali gravidanze. Spesso costrette a riconoscersi negli sguardi vuoti di chi le cerca morbosamente per appetiti perversi, possono dimenticare rapidamente che esiste un’alternativa a quell’esistenza che non dovrebbe appartenere a nessun essere umano. In nessun angolo del mondo.

IL CAMMINO DI LUCIA
Lucia ha i capelli lunghi nerissimi, gli occhi grandi e lo sguardo malinconico che a me ricorda molto Salma Hayek. Ha dodici anni, ma non è una bambina come le altre. Quando parla con me lo fa alla pari: mi ascolta e si impegna perché io riesca a capire il suo portoghese. Dice che da grande vorrebbe fare il medico per aiutare chi non sta bene. A scuola è davvero molto brava e potrebbe diventare veramente un dottore in grado di alleviare le sofferenze della gente. Il cammino di Lucia verso l’emancipazione è ancora molto lungo. Per una ragazza così bella, il sentiero può risultare ancora più ostico da percorrere, perché la bellezza è un’arma a doppio taglio: qui non c’è nessuno che può proteggerti da tutto. Ci sei tu e c’è la strada.

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