16 Settembre Set 2015 1654 16 settembre 2015

Sfidando la fame

#sfidolafame è la campagna di Oxfam contro la malnutrizione. Che investe sulle donne: le coltivatrici sono meno produttive degli uomini a causa di troppi ostacoli culturali. Le loro storie.

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Nel 2015, anno di Expo, ancora oggi 795 milioni di persone nel mondo soffrono la fame.
Una numero mostruoso, che Oxfam cerca di combattere con la sua campagna #sfidolafame. Perchè la fame non è una condizione inevitabile: è un'ingiustizia causata da un sistema di risorse iniquo che favorisce la povertà e la disuguaglianza. Un'ingiustizia che si può sconfiggere.

OXFAM INVESTE SULLE DONNE
Sfidare la fame vuol dire anche investire sulle donne. Il sesso femminile rappresenta il 43% della forza lavoro in agricoltura e circa i due terzi dei 600 milioni di allevatori più poveri al mondo, svolgendo un ruolo strategico nella produzione di cibo e nel garantire la sicurezza alimentare delle loro famiglie e delle comunità in cui vivono. L'obiettivo di Oxfam è migliorare la produzione di cibo e il rafforzamento della produzione e commercializzazione di prodotti artigianali realizzati da donne in comunità rurali. In questo modo le donne più povere e vulnerabili avranno la possibilità di essere autosufficienti e autonome, in grado di produrre reddito per sfamarsi e condurre una vita dignitosa, provvedendo ai propri bisogni e a quelli dei propri figli.

MENO PRODUTTIVE DEGLI UOMINI: TROPPI OSTACOLI CULTURALI
Le donne coltivatrici sono tra il 20 e il 30% meno produttive degli uomini a causa di ostacoli culturali che impediscono loro di avere pari opportunità di accesso alle risorse, alle informazioni e alla conoscenza. Se questo divario venisse meno, e donne e uomini godessero degli stessi diritti e delle stesse possibilità, nei Paesi in via di sviluppo si potrebbero sfamare tra i 100 e i 150 milioni di persone in più, riducendo fino al 19% il numero di persone che attualmente soffre la fame. Per aiutare una donna che soffre la fame occorre fornirle gli strumenti per rafforzare la sua autonomia: migliorare salute, nutrizione e istruzione prima di tutto per i suoi figli, ma anche per tutta la comunità in cui vive.

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