10 Settembre Set 2015 1840 10 settembre 2015

Anche dagli emergenti si impara

Valeria Bilello, vincitrice del Premio L’Oréal Paris per le giovani attrici a Venezia, si racconta a Letteradonna: «La formazione? Avviene su tutti i set. Non solo su quelli blasonati».

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Celebrity Sightings - Day 9 - 72nd Venice Film Festival

Classe 1982, nata a Sciacca ma cresciuta a Milano, Valeria Bilello è una delle attrici italiane sbarcate al Lido per il festival di Venezia: volto familiare per la generazione X cresciuta a pane e video musicali di Mtv, dove ha lavorato come vee-jay per diversi anni, la Bilello ha ricevuto il riconoscimento Premio L’Oréal Paris per il cinema, destinato alle giovani attrici di talento. L’abbiamo incontrata a margine della premiazione per scoprire qualcosa di lei e farci raccontare i suoi progetti per il futuro.

DOMANDA: Hai già all’attivo diversi fim, ma arrivi dal mondo della tivù e della musica. Qual è il tuo vero primo amore?
RISPOSTA:
In realtà il mio primo vero amore è la fotografia. Fin da ragazzina ero fissata con le foto, rubavo la macchina fotografica a mio padre e scattavo in continuazione.
D: Come sei arrivata alla recitazione?
R: Tanto ero appassionata di immagini, che ho deciso di studiare regia e in quegli stessi anni ho iniziato a prendere anche lezioni di recitazione. A quel punto me ne sono innamorata. Ho avuto diverse esperienze anche in tivù, in base alle occasioni che mi si sono presentate, ma sapevo che non avrei mai abbandonato il cinema, per cui è scoppiata una vera passione.
D: C’è un regista in particolare con cui ti piacerebbe lavorare?
R:
Ci sono tanti registi che ammiro e secondo me oggi in Italia abbiamo un bel panorama. Ma quando mi butto in un nuovo progetto il mio obiettivo principale è imparare: posso dire di essere davvero colpita da quanto registi al loro esordio, anche molto giovani, sappiano guidarti e darti dell’ottimo materiale su cui lavorare, tanto quanto i mostri sacri.
D:  Hai recitato sia in opere prime di autori emergenti e che in film con nomi più affermati come Gabriele Salvatores. Che differenza c'è?
R:
In entrambi i casi l’esperienza è stata formativa e interessante ed è questo che cerco principalmente in un film. Inoltre io stessa ho studiato regia, ho già girato qualche corto e sicuramente anche in futuro mi piacerebbe proseguire su questa strada.


D: Avrai almeno degli attori preferiti!
R: Tra le attrici seguo da sempre la francese Melanie Laurent (Bastardi senza Gloria, Il Concerto, ndr). Tra gli uomini citerei Michael Fassbender, che trovo davvero bravo. E poi mi piace molto Jake Gyllenhaal. Ho avuto modo di vedere il film di apertura del Festival di Venezia72, Everest, e sono rimasta colpita dal lavoro che ha fatto tutto il cast, ma in particolare ho trovato fantastica la sua performance. Aspetto di vederlo anche in Southpaw (in cui Gyllenhaal interpreta il campione mondiale dei massimi leggeri Billy Hope, ndr): sono proprio curiosa.
D: Il premio punta anche a favorire l’emancipazione. In Italia la parità tra i sessi è ancora un’utopia?
R: Il tema della disparità è davvero vasto e delicato e non vorrei trattarlo in modo riduttivo. Quello che mi sento di dire, però, è che quello che non mi piace in Italia sono i tanti sottintesi. Il dare per scontato che una donna debba essere in un certo modo o occuparsi di una questione solo perché questa appartiene all’ideale femminile stereotipato, da figurina degli Anni '50. Questo vorrei che cambiasse, finalmente.
D: Questo riconoscimento arriva anche grazie al voto del pubblico su una pagina Facebook. Cosa pensi dei social network?
R: Ho un buon rapporto con i social network, li uso quotidianamente e mi divertono molto: tra l’altro mi permettono di restare in contatto con gli amici e con il pubblico. Da poco ho anche aperto un account Instagram: come ti dicevo mi piace fare foto perciò lo trovo davvero perfetto per me!


D: Ti vedremo presto sugli schermi?
R: In autunno uscirà l’opera prima di Alessio Lauria, Monitor, in cui recito insieme a Michele Alhaique. Si tratta di un thriller ambientato in un possibile futuro imminente in cui nelle aziende non esistono più i responsabili delle risorse umane, ma i dipendenti hanno contatti solo con dei monitor in alcune sale d’ascolto adibite ad hoc.
D: Quale sarà il tuo ruolo?
R: Io interpreto una ragazza che va a sfogarsi in una di queste sale, dall’altra parte c’è Michele Alhaique, ma io non lo so. Nascerà una strana storia d’amore e… non posso dire di più perché si tratta di un thriller! Sempre in autunno sarò in tivù, precisamente su RaiUno, insieme a Gabriella Pession e Claudio Gioè in una serie tra il poliziesco e spionaggio intitolata Il Sistema. Anche qui intrighi e suspence saranno protagonisti.
D: Visto il tuo passato da veejay ed esperta di musica, ci dai qualche suggerimento d’ascolto?
R: In questo momento ascolto molto Bob Moses. E per quanto riguard gli italiani, suggerisco The Giornalisti: fanno una musica che sfugge alle definizioni, tutta da scoprire. Ascoltateli!

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