3 Settembre Set 2015 1526 03 settembre 2015

Aylan, qualcuno era pronto a salvarti

Una zia del bimbo siriano trovato morto su una spiaggia turca aveva provato ad adottarlo. Ma la sua domanda era stata respinta dal servizio di immigrazione canadese. Ora il ministro riesamina il caso.

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Era in fuga dalla martoriata città curdo-siriana di Kobane, per mesi sotto l'assedio dell'Isis, la famiglia di Aylan Kurdi, il bimbo di tre anni annegato il 2 settembre mentre cercava di raggiungere l'isola greca di Kos dalla costa turca di Bodrum. Nel naufragio hanno perso la vita anche il fratello di cinque anni, Ghalib, e la madre. Sulla stessa rotta sono morte complessivamente 12 persone.
La foto del corpicino senza vita di Aylan, in pantaloncini rossi, riverso sulla sabbia, ha commosso e indignato il mondo aprendo un acceso dibattito sulla pubblicazione di quella immagine così cruda e dolorosa: è giusto mostrarla?.

RESPINTA LA DOMANDA DI ADOZIONE
Ancora più doloroso, se possibile, è sapere che Aylan avrebbe potuto essere salvato: una zia del piccolo, residente in Canada, a Vancouver, aveva cercato di ottenere l'ingresso nel Paese per lui, suo fratello e la loro mamma, ma la domanda della donna era stata respinta dal servizio di immigrazione canadese. Lo ha reso noto un parlamentare canadese, Fin Donnelly.
Il quotidiano canadese Ottawa Citizen ha raccontato che la zia del piccolo è stata contattata dal padre dei bambini, che in lacrime gli ha dato la notizia della morte dei figli e della moglie. Il padre, unico sopravvissuto, ora vuole tornare a casa per seppellire la sua famiglia.

IL MINISTRO CANADESE RIESAMINA IL CASO
Il ministro dell'immigrazione del Canada Chris Alexander ha sospeso la campagna elettorale per la rielezione ed è rientrato a a Ottawa per appurare perchè il governo canadese abbia respinto la richiesta di accogliere la famiglia di Aylan. La priorità di Alexander è «accertare i fatti nel caso», ha detto una fonte governativa.
Il parlamentare Fin Donnelly ha dichiarato alla stampa di aver chiesto, per conto di una zia del bambino, il riconoscimento dello stato di profughi alla famiglia: richiesta respinta dalle autorità. La donna, Teema Kurdi, che fa la parrucchiera e vive da 20 anni in Canada, ha detto al giornale di Ottawa Citizen che tra le ragioni del «no» canadese ci sarebbe stato l'assenza di un visto di uscita per agevolare il passaggio dalla Turchia. «Stavo cercando di garantire per loro, con amici e vicini avevamo messo insieme i fondi necessari, ma non siamo riusciti a farli uscire, ecco perche' sono saliti su quella barca», ha detto Teema.

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