27 Agosto Ago 2015 1509 27 agosto 2015

Il villaggio per sole donne ha 25 anni

A Umoja, in Kenya, le donne vittime di stupro e maltrattamenti possono ricostruirsi una vita. Lavorano, frequentano gli uomini solo per avere figli e soprattutto, hanno liberà di parola.

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Foto di Georgina Goodwin - L'Observer.

Dopo aver subito una violenza sessuale, la vita di una donna cambia irrimediabilmente. In Africa però è una vera condanna: la vittima diventa 'colpevole' perché lo stupro è una vergogna indicibile non per chi lo commette ma per chi lo subisce e diventa motivo di esclusione dalla famiglia, di abbandono, di percosse. Queste donne possono però trovare rifugio e provare a ricostruirsi una vita a Umoja, un villaggio in Kenya nella regione di Samburu riservato solo a loro e a tutte coloro che sono in fuga da maltrattamenti, mutilazioni genitali e soprusi.

«DOPO LO STUPRO MIO MARITO MI HA PICCHIATA»
Umoja, che oggi ospita 47 donne e 200 bambini, è stato fondato nel 1990 per sostenere le vittime di stupro da parte dei soldati britannici presenti nella zona. Rebecca Lolosoli è la sua fondatrice e il capo-villaggio. L'idea di creare un 'safe space' per le donne le è venuta mentre stava guarendo da un pestaggio messo in atto unicamente per tapparle la bocca. Rebecca aveva infatti osato parlare di diritti e nella comunità Samburu alla quale apparteneva questo era stato visto come un affronto insostenibile. Anche Jane, la cui storia è stata raccontata da Julie Bindel sul Guardian, è una di loro. Ha 38 anni ed è arrivata a Umoja dopo essere stata attaccata da tre soldati che le hanno fatto 'cose terribili' mentre faceva la guardia al gregge del marito. «Quando [mia suocera] ha raccontato a mio marito dello stupro, lui mi ha picchiata con un bastone. Allora sono scappata e sono venuta qui insieme a mio figlio».

LIBERE DI PARLARE E DECIDERE
Al villaggio si arriva tramite il passaparola. Non ci sono uomini, per entrare bisogna pagare una tassa simbolica e la vita è, come nella restante parte del territorio, difficile e frugale. Eppure a Umoja si respira la libertà di parola, decisione e azione. Non c'è solo assistenzialismo: per quanto il villaggio sia supportato dal Boma project , che nell'area ha creato una scuola, dei corsi per imparare un mestiere e ha portato l'acqua potabile, le residenti si danno da fare. Producono gioielli e artigianato per i turisti e alcune di loro gestiscono un campeggio vicino al fiume Uaso alle porte del parco naturale dell'area. Ma soprattutto, al contrario di quello che avviene nella comunità Samburu dove le donne sono escluse dalla partecipazione attiva alla vita del villaggio, possono parlare delle violenze subite, provare a superarne il trauma supportandosi a vicenda e amministrare la loro piccole enclave sedendosi sotto l''albero della parola' (“The tree of speech”), l'equivalente di una sala comunale.

GLI UOMINI SOLO PER UNA NOTTE
Eppure, nonostante il ricordo delle violenze sia ancora fresco, nessuna delle abitanti di Umoja vuole rinunciare ad avere figli. Sono loro a recarsi nei villaggi vicini e a invitare gli uomini a trascorrere la notte con loro. Alcuni visitano regolarmente il villaggio per aiutare le donne con il bestiame e i lavori più pesanti, ma la relazione si ferma qui. Nessuna di loro lascerebbe mai Umoja per tornare alla vita di prima. Solo qui sono veramente libere.

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