30 Luglio Lug 2015 1354 30 luglio 2015

La vergogna delle 'donne perdute'

Tra '800 e '900 furono migliaia le donne inglesi, troppo giovani e non sposate, costrette ad abbandonare i propri figli. A Londra una mostra finanziata con il crowdfunding racconta il loro trauma.

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Tra '800 e '900 furono migliaia le donne britanniche costrette a separarsi dai loro bambini perché troppo giovani o non sposate. A queste 'donne perdute' il Foundling Museum di Londra, in primo a raccontare la storia degli orfani inglesi, ha deciso di dedicare una mostra temporanea dal 25 settembre 2015 al 3 gennaio 2016. Dipinti, ma anche testimonianze e oggetti personali che raccontano un fenomeno al'epoca tanto comune quanto taciuto, negato, custodito solo nella memoria di coloro che sono state costrette ad allontanarsi dal proprio bambino, darlo in adozione o spesso consegnarlo a un orfanotrofio.

«UNA MOSTRA CARA AL MIO CUORE»
A giudicare dal finanziamento  oltre le aspettative ottenuto grazie alla campagna di crowdfunding  organizzata per realizzare la mostra, il trauma tocca ancora in profondità ed è radicato all'interno delle famiglie. «Ho donato una piccola somma (quanto posso permettermi)  perché questa mostra è cara al mio cuore. Ho dovuto rinunciare a un bambino e darlo in adozione nel 1972. Sento di avere affinità con queste donne», ha commentato una finanziatrice del progetto. Un'altra ha detto: «Mia madre è stata obbligata a dare in adozione  il suo primo figlio nel 1930 e si è portata dentro il suo 'segreto e la vergogna' per quasi 40 anni. Per fortuna la società è cambiata: non accusa più le madri e non stigmatizza i bambini». «Sappiamo già che questo museo tocca le persone molto profondamente. E negli anni tantissimi visitatori hanno voluto condividere con noi, in modo spontaneo, esperienze incredibilmente personali. Spesso il personale del museo sente o vede persone appartarsi e piangere tra le sale. Ma i commenti lasciati da chi ha deciso di donare sono diversi, perché è come se le donatrici fossero in attesa di condividere la loro esperienza da anni e ora avessero finalmente trovato il coraggio e la forza di farlo», ha detto al Guardian Caro Howell, direttrice del museo.

CAPOLAVORI, OGGETTI COMUNI E TESTIMONIANZE
Accanto ai dipinti, che includono capolavori di Dante Gabriel Rossetti, Richard Redgrave, George Frederic Watts e  Thomas Faed alcuni all'estero da generazioni, 'The Fallen Women' espone anchebrandelli di stoffa, bottoni e monetine: segni di riconoscimento che le madri lasciavano addosso ai figli nella folle speranza di poterli un giorno tornare a rivendicare. La mostra, curata da Lynda Nead, professore di storia dell'arte al Birkbeck College, include anche interviste risalenti al 19 esimo secolo rintracciate negli archivi del museo, testimonianza viva e vera dell'ossessione per l'ordine e l'apparente perfezione anche all'interno dei nuclei familiari in auge nel periodo vittoriano.

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