29 Luglio Lug 2015 1259 29 luglio 2015

Meriem, solo andata da Padova all'Isis

Vita da adolescente qualunque, poi l'avvicinamento alla dottrina del Califfato nell'indifferenza di tutti.

  • ...
Meriem Rehaily

In superficie c'erano i vestiti all'occidentale, lo smartphone, i pomeriggi passati fra i negozi del centro commerciale con gli amici. La scuola, anche, portata avanti zoppicando, qualche festa e le gite al mare di Jesolo o Bibione. Ma la mente di Meriem Rehaily, 19enne marocchina cresciuta ad Azergrande (Pd) che ha salutato i genitori dicendo di andare in spiaggia e si è imbarcata su un volo Turkish Airlines destinazione Istanbul e obiettivo Califfato, era da tempo altrove. Guardava verso la Siria, verso la follia omicida che i jihadisti dello Stato Islamico hanno travestito di religione, e che lei aveva scoperto di ammirare.

«È GIUSTO ANDARE A COMBATTERE»
Lo faceva dietro la porta chiusa della sua cameretta nella casa incastrata nella campagna fra Padova e Venezia comprata con decenni di lavoro onesto dal padre Roudani. Lo faceva presumibilmente in rete, probabilmente in segreto, frequentando quei siti specializzati e quelle chat con i quali i guerriglieri dell'Isis portano avanti il reclutamento degli occidentali. Poi ai pensieri da adolescente iniziarono ad affiancarsene altri: la jihad, il velo, l'odio. Un' ex compagna di scuola la ricorda così al Mattino di Padova: «Una brava ragazza, forse sta solo cercando una sua identità. L’ultima volta l’ho vista un anno fa per il Ramadan e non ha fatto altro che parlarmi della Siria e del fatto che sarebbe stato giusto andare lì a combattere». Forse sarebbe stata traviata da una ragazza di Campolongo che secondo la ragazza le avrebbe fatto il «lavaggio del cervello sull’Isis», forse avrebbe fatto tutto da sola.  Sta di fatto che, come riporta La Repubblica, in dei suoi ultimi post sul suo profilo Facebook  ora cancellato aveva scritto: «Basta stare a guardare, combattere in Siria contro gli oppressori occidentali. A voi fratelli musulmani». Poi si era chiusa nel silenzio di chi ha già deciso cosa fare e aspetta solo il momento giusto.

IL PADRE INCREDULO
«Meriem torna, non avere paura, non hai fatto niente di male. Tutti ti vogliamo bene, la mamma sta male per te». Sono le parole di un padre incredulo che ha rischiato tutto per entrare in Italia con la moglie quando la figlia maggiore aveva 9 anni e ha sudato ciò che ha lavorando da parcheggiatore e poi da operaio alla Blue Box di Cantarana di Cona nel Veneziano. «Non può essere successo quello che leggiamo sul giornale, non è questo tipo di persona», ha detto.  La 'sua' Mariem non potrebbe mai essere una foreign fighter, ma chissà da quanto tempo non era più lei.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso