28 Luglio Lug 2015 1213 28 luglio 2015

La Salomè dell'ISIS

Una donna-giudice dell'hisba, la polizia religiosa dello Stato Islamico, ha chiesto ad Al-Baghdadi la testa di un infedele come dono di nozze. Ed è stata accontentata.

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Non è proprio identica alla storia di Salomé, che chiese la testa di Giovanni Battista su un piatto d'argento, ma vi si avvicina. Molto. Solo che i protagonisti stavolta non sono dei personaggi biblici, ma dei membri dell'ISIS di primo piano. Da una parte, infatti, c'è il califfo Al-Baghdadi, il capo supremo, dall'altra una donna-giudice dell'Hisba, vale a dire l'inflessibile polizia islamica che vigila per le strade delle città cadute sotto il controllo dell'ISIS.

OCCHIO PER OCCHIO
La giudice ha chiesto un macabro dono di nozze al califfo: la testa di un infedele. Il motivo? Vendicarsi della morte dell'ex marito, ucciso in battaglia. Ma la sua richiesta è stata accolta solo per metà. Essendo una donna, infatti, ha potuto ricevere solo la testa di un'altra donna. Affine alla neosposa, visto che si trattava di una collega giudice accusata di tradimento e spionaggio.


LA MALVAGITÀ DEI FOREIGN FIGHTERS
La terribile storia è stata raccolta dal Daily Mail dalla voce di Leena, che ha abbandonato l'ISIS non riuscendo più a tollerare il livello di orrore e barbarie quotidiano che imperversava per le strade. Un orrore che, in un certo senso, Leena fa ricadere sugli occidentali, ovvero su quei foreign fighters che si sono associati all'ISIS per il solo gusto dello stupro e del saccheggio. In particolare, due donne inglesi, una bionda e una rossa, si stanno rivelando particolarmente spietate. A farne le spese, sono soprattutto gli oppositori e le donne yazide, vendute come schiave del sesso. Quel che è certo, è che, a differenza di quanto dice Leena, le responsabilità di orrori e torture non sono imputabili esclusivamente ai foreign fighters.

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