21 Luglio Lug 2015 1652 21 luglio 2015

Porn Revenge, come difendersi

Si inizia per gioco e per narcisimo ma può diventare un incubo per le vittime, che non sono solo donne. L'esperta di cyberbullismo Claudia Sposini delinea il fenomeno e spiega come opporsi.

  • ...
sexting 3

La chiamano porn revenge, letteralmente vendetta pornografica. Significa che quando una relazione finisce quello che viene lasciato decide di vendicarsi dell’ex pubblicando on line senza il suo permesso le foto o i video dei loro momenti di intimità. Ci sono star del calibro di Rihanna e Chrissy Chambers che sono state vittime di questa tendenza, ma secondo un recente rapporto in Gran Bretagna il numero dei casi di porn revenge è aumentato notevolmente. A subire le conseguenze di questo attacco pesante all’identità e alla persona non solo sono le celebrità.  Le autorità inglesi hanno registrato 139 nuovi casi da gennaio ad aprile, di cui dieci avevano coinvolto ragazze sotto i 18 anni. Le denunce arrivano da minorenni, pensionati, segretarie e professionisti. Un fenomeno trasversale, per età e professione, che vede come vittime soprattutto donne (almeno i due terzi) e sta diventando dilagante. A Claudia Sposini, psicologa e psicoterapeuta specializzata in tematiche legate al cyberbullismo e a Internet, abbiamo chiesto di spiegare come nasce, quali rischi comporta, come si può evitare e, soprattutto, come è possibile reagire.

DOMANDA: Secondo lei, perché qualcuno decide di farsi fare fotografie o riprese nei momenti di intimità o in pose provocanti?
RISPOSTA: A spingere uomini e donne a farsi fotografare in pose spinte è una forma di esibizionismo che si avvicina alla perversione. Conta molto anche il fatto che oggi come oggi il corpo ha uno spazio di primo piano, con una sovraesposizione fortissima di sé stessi, che parte dai selfie e arriva al sexting, cioè all’invio di immagini di sé in atteggiamenti osée, che vengono poi condivise tra amici e coetanei.Ci troviamo di fronte a un narcisismo amplificato dai nuovi strumenti di comunicazione.
D: Come mai a un certo punto una persona, magari un innamorato abbandonato, decide di vendicarsi pubblicando queste fotografie intime? Da cosa dipende secondo lei?
R: Non si tratta di un fenomeno nuovissimo. Se ci pensa già nel film Trainspotting c’era la scena di un giovane che trovava i video hard di un amico e li metteva in circolazione. In quel caso di trattava di una forma di divertimento sadico alle spalle degli altri. Nel caso del porn revenge c’è un passaggio in più, la vendetta contro qualcuno che ci ha ferito che viene praticata con la massima potenza, grazie all’effetto moltiplicatore di Internet, che permette di raggiungere migliaia di persone, potenzialmente un pubblico infinito, di amici e di sconosciuti. C’è ancora il sadismo, ma anche la vendetta per l’abbandono, il desiderio di avere un vantaggio personale e di mettere in piazza la vita privata di chi ci ha ferito.
D: Ci vuole davvero tanta cattiveria…
R: Come nei fenomeni di bullismo via Internet, anche in questi casi siamo di fronte ad una assoluta mancanza di empatia. Chi pubblica la foto sexy dell’ex partner su Internet non capisce quali danni può procurare, non pensa assolutamente che può rovinare la vita di questa persona, perché una volta on line le immagini possono essere anche diffuse in circuiti connessi con la pornografia o prendere strade imprevedibili.
D: Davvero un pericoloso. Secondo lei, quando qualcuno accetta di farsi fotografare o filmare in pose sexy, è consapevole di quanto rischia? Una ragazza che accetta una pratica simile, di quali rischi deve essere informata?
R: Spesso questi scatti o queste riprese vengono realizzati in momenti in cui l’autocontrollo viene a mancare, quindi uno non capisce davvero fino in fondo che cosa potrebbe succedere. Si prendono foto e immagini come un gioco, prevale l’aspetto ludico e finché le cose vanno bene è effettivamente così. Poi, però, ci possono essere dei problemi. Quindi ai ragazzi, soprattutto agli adolescenti, consiglio di non cedere alla tentazioni di pratiche di questo genere, perché le conseguenze, sotto il profilo psicologico e sotto quello giuridico, possono davvero essere pesanti.

D: Una volta che il danno è fatto, però, come è possibile reagire? Riusciamo a dare qualche consiglio alle vittime?
R: Sotto il profilo giuridico occorre tenere sempre le prove di quello che si è fatto. Perché in questo modo è più semplice ricostruire il sopruso che si è subito. Poi conviene cancellare subito dai contatti e dalle amicizie la persona che si è vendicata in questo modo assurdo e avvisare le forze dell’ordine con le prove in mano, perché perseguano il reato che è stato commesso.
D: Consigli utili sotto il profilo pratico. Ma a livello psicologico, come si fa a reagire? Sapere che la propria immagine hot è pubblicata on line contro il nostro volere è destabilizzante. Come ci si può riprendere da un sopruso del genere?
R: Non bisogna essere passivi. La paura e la vergogna sono forti. Si teme di essere etichettati dagli altri, dagli amici e dai conoscenti, di diventare vittime di mobbing, magari anche in ufficio. Occorre anzitutto sottoporsi a una terapia psicodinamica per cercare di ritrovare la propria autostima, che dopo un evento di questo genere è per forza diventata precaria. In secondo luogo occorre contrastare il rischio della depressione, che è molto forte e che può portare all’angoscia. Infine non occorre rimanere in silenzio e non conviene chiudersi in sé stessi. Bisogna avere contatti, creare nuove amicizie, conoscere persone diverse, aprirsi al mondo per cercare di ricostruire un’autostima che traballa. Si deve lavorare sulla propria identità e sul rafforzamento della coscienza di sé.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso