15 Luglio Lug 2015 1344 15 luglio 2015

Il trucco è halal

Esplode il mercato del makeup che segue le prescrizioni dettate dal Corano. L'esperta di marketing islamico Annamaria Tiozzo ci accompagna alla scoperta di un trend in espansione in tutto il mondo.

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In arabo vuol dire 'lecito'. Ecco perché halal è tutto quello che un musulmano può fare, mangiare, usare per la cura del proprio corpo. Negli ultimi anni questo termine si è diffuso soprattutto nel mondo della cosmesi, dove ormai imperano i prodotti destinati alle donne e agli uomini islamici che vogliono attenersi ai dettami del Corano anche quando si tratta di prendersi cura della propria immagine. Halal sono le creme, i profumi, i trucchi, gli shampoo.

UN COLOSSALE GIRO DI AFFARI
I cosmetici halal non contengono gli ingredienti banditi dalla religione di Maometto: alcol, grassi animali e glicerina. In tutto il mondo questi cosmetici sono utilizzati da quasi due miliardi di persone e sono distribuiti in cento Paesi del globo. Italia compresa. Il giro d'affari è impressionante, trainato dall'aumento dell'immigrazione di cittadini musulmani nei Paesi occidentali: nel 2008 si era attestato su 580 milioni di dollari, due anni dopo ha toccato quota due miliardi, con un incremento del 12% ogni anno. Solo in Italia i potenziali consumatori sono quasi due milioni (le cifre sull'immigrazione islamica sono fornite dal Pew Research Center), e si stima che entro il 2030 potrebbero diventare quasi quattro milioni.

IL PRIMO PADIGLIONE HALAL
Il Cosmoprof di Bologna, la fiera di settore più importante del mondo, ha deciso di dedicare per l'edizione 2016 un padiglione, il primo al mondo, proprio a questa tendenza. Halal sono soprattutto i prodotti per l'igiene personale e il make up, ma sta crescendo molto anche la richiesta di linee per la detersione dei capelli e per le spa. E sulla scia di questo fenomeno, sono richiestissimi anche i prodotti kosher, cioè quelli ammessi dalla religione ebraica. In questo caso si tratta di formulazioni che non contengono derivati di grano, orzo, farro, avena e segale. Nella lista sono compresi anche i profumi e gli altri prodotti che contengono alcol etilico. Ma perché questi cosmetici così speciali stanno spopolando in tutto il mondo? Letteradonna.it ne ha parlato con Annamaria Tiozzo, consulente di marketing islamico e certificazioni religiose.

Annamaria Tiozzo.


DOMANDA: Che cosa sono i cosmetici halal?
RISPOSTA: Mutuando la normativa dalle prescrizioni alimentari islamiche, il cosmetico halal non contiene alcool etilico, ingredienti di origine suina o che provengono da animali non macellati ritualmente, sangue, ingredienti che siano ottenuti da altre specie animali non lecite o da peli e capelli. Parliamo quindi anche di gelatine, estratti, glicerine, lecitine, acido ialuronico, di cui bisogna indagare le fonti.
D: Le prescrizioni religiose sono limitate agli ingredienti?
R: Assolutamente no. Tutta la filiera deve essere halal. Dal packaging all'eticità della azienda, fino al rispetto per l’ambiente e alla coerenza della successiva campagna pubblicitaria.
D: Perché le donne islamiche preferiscono questi prodotti?
R: Preferire ingredienti leciti è un obbligo religioso, non una scelta. Anche se fino a pochi anni fa questo obbligo si limitava soprattutto all'alimentazione.
D: Adesso cosa è cambiato?
R: Il recente fiorire di standard internazionali sulla cosmetica halal, le relative campagne di informazione e naturalmente di marketing, hanno reso le donne  musulmane più informate circa la natura e la derivazione dei propri cosmetici.
D: Solo le donne?
R: Naturalmente no. Prendiamo per esempio Dubai, che detiene il record di spesa pro capite in cosmetica: a fronte di picchi fino a 40mila euro l'anno per donna, troviamo spese di 25 mila euro annui per l'uomo.
D: Qual è il target di questi prodotti?
R: Si tratta di un target molto ampio: potenzialmente, un terzo della popolazione mondiale. A cui si aggiungono consumatori non musulmani, in tutto il mondo, che comprano l'halal come versione ancora più controllata di altri trend.

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