9 Luglio Lug 2015 1352 09 luglio 2015

Prostitute? No, vittime

L'80% delle giovani donne recluse nei centri minorili USA ha subito in passato abusi fisici e sessuali. Una correlazione che dovrebbe far riflettere sui meccanismi non sempre virtuosi del sistema giudiziario.

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Criminali? Non sempre per scelta. È quanto emerge da una ricerca condotta dall'Human Rights Project for Girls e rilanciata dal New York Times sulle condizioni delle carceri minorili degli Stati Uniti. L'80% delle ragazze detenute, infatti, ha vissuto sulla propria pelle abusi fisici e sessuali. È la prima volta che qualcuno cerca di fare luce sulle storie delle carcerate. Quasi sempre, infatti, nel comminare la pena la Giustizia non si cura delle storie pregresse delle condannate. Anche nei casi in cui, ad esempio, vengono arrestate con l'accusa di prostituzione ma sono in realtà vittime della tratta sessuale.

POCA ATTENZIONE
L'abuso sessuale è un elemento che, purtroppo, può aiutare a predire se una ragazza minorenne finirà prima o poi in un istituto di correzione minorile. Fino a oggi, però, nessuno è stato in grado di identificare e affrontare il problema. La risposta alla violenza è l'ingresso nel mondo della criminalità. Le problematiche che affliggono le detenute minorenni di sesso femminile hanno però una risonanza mediatica inferiore rispetto a quelle che riguardano i maschi, perché questi ultimi sono maggiormente coinvolti in crimini violenti che 'fanno notizia'.

ABBANDONATE
In molti Stati degli USA la polizia può arrestare le tredicenni per il reato di prostituzione, anche se, ovviamente, a quell'età si tratta sempre di ragazzine vittime del traffico di esseri umani. Queste sviluppano un senso di sfiducia nei confronti del sistema giudiziario, perché vengono giudicate ingiustamente colpevoli e i loro sfruttatori la fanno franca.

VITTIME, NON PROSTITUTE
Withelma Ortiz Walker Pettigrew ha raccontato la propria storia nei dettagli. Madre tossicodipendente e padre carcerato, Withelma ha subito abusi fin dalla più tenera età ed è stata costretta a vendersi fin dall'età di dieci anni. La polizia l'ha sempre colpevolizzata e non ha mai indagato sul suo passato, così che, uscita dal carcere, Withelma ha finito per rivolgersi al suo sfruttatore. Fortunatamente, la sua storia si è conclusa tutto sommato in maniera positiva grazie all'incontro con un'avvocatessa che le ha fatto «capire per la prima volta di non essere un oggetto». Il primo passo per evitare che storie del genere si ripetano potrebbe consistere nel cominciare a considerare queste ragazze come delle vittime e non delle delinquenti.

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