26 Giugno Giu 2015 1205 26 giugno 2015

«Educhiamo i bambini alla diversità»

Daniela Moro prima si chiamava Daniele. E ne soffriva, perché in molti la deridevano. Ma ora è una donna serena. Ecco perché la lotta all'omofobia deve ripartire dalle scuole.

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Educare i bambini alla diversità e insegnare loro a rispettarla. È l'idea di Daniela Moro, ex transessuale che ha completato la sua transizione e adesso è in tutto e per tutto donna. Tanto da potersi permettere di partecipare a un concorso di bellezza senza che nessuno si accorgesse del suo passato. Perché Daniela fino a qualche anno prima era Daniele. E la sua infanzia non è stata affatto semplice, come racconta a Vanity Fair.

UN'INFANZIA DIFFICILE
Aveva movenze da donna e al calcio preferiva le bambole. E se nel suo palazzo era protetta, il mondo esterno non faceva altro che deriderla e insultarla per la sua natura. Così, Daniele soffriva. Soffriva tanto da spingerla a tentare, più volte, il suicidio. Finché non ha cominciato il suo percorso di transizione che l'avrebbe portata finamente ad abbracciare la sua vera identità sessuale. Grazie anche a una madrina d'eccezione: Madonna. La determinazione che emergeva dalla musica di miss Veronica Ciccone ha aiutato Daniela a trovare in se stessa la forza di andare avanti.

IL SOSTEGNO DEI GENITORI
Daniela, rispetto ad altre persone, si dice fortunata. Ha infatti trovato in famiglia un sostegno che molte volte viene a mancare alle persone nella sua stessa condizione, mentre i suoi genitori le sono sempre stati a fianco e l'hanno sempre accettata. Eppure Daniela soffriva lo stesso, perché temeva che gli altri, la società, potessero far pesare la sua diversità proprio sulle persone a cui più voleva bene.

EDUCARE ALLA DIVERSITÀ
Per evitare che altre persone possano cadere vittime della discriminazione, Daniela si è proposta per organizzare degli incontri nelle scuole. Nulla a che vedere con la propaganda dell'ideologia gender (che non esiste e non è mai esistita), ma semplicemente dei momenti di incontro e dialogo per far capire che l'identità sessuale non è una scelta. Accettare sé stessi e accettare gli altri: la battaglia contro l'omofobia passa anche da qui.

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