18 Giugno Giu 2015 1114 18 giugno 2015

Maturità 2015, Tacito in seconda prova

Ecco il testo e la traduzione della versione in latino che hanno dovuto affrontare gli studenti del liceo classico.

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ESAMI DI MATURITA'

Come vuole la tradizione, infranta solo nel biennio 2002-2003, anche quest'anno per la scelta della seconda prova al liceo classico ha prevalso il criterio dell'alternanza. Così, se nel 2014 i maturandi affrontarono greco, quest'anno è stata la volta del latino. L'autore scelto è stato Tacito, storico romano autore delle Historiae e degli Annales. Proprio da quest'ultima opera è stata tratta la versione da tradurre, dal titolo Gli ultimi giorni di Tiberio. Gli Annales, rispetto alle Historiae, si concentrano sulla struttura dell'impero e sulla sua corruzione, analizzando a fondo gli aspetti psicologici dei protagonisti. Tiberio, in particolare, è descritto come una persona falsa e dissimulatrice. Ma ecco la versione, accompagnata dalla traduzione (qui le tracce della prima prova).

GLI ULTIMI GIORNI DI TIBERIO (LATINO)
Iam Tiberium corpus, iam vires, nondum dissimulatio deserebat: idem animi rigor; sermone ac vultu intentus quaesita interdum comitate quamvis manifestam defectionem tegebat. Mutatisque saepius locis tandem apud promunturium Miseni consedit in villa cui L. Lucullus quondam dominus. Illic eum adpropinquare supremis tali modo compertum. Erat medicus arte insignis, nomine Charicles, non quidem regere valetudines principis solitus, consilii tamen copiam praebere. Is velut propria ad negotia digrediens et per speciem officii manum complexus pulsum venarum attigit. Neque fefellit: nam Tiberius, incertum an offensus tantoque magis iram premens, instaurari epulas iubet discumbitque ultra solitum, quasi honori abeuntis amici tribueret. Charicles tamen labi spiritum nec ultra biduum duraturum Macroni firmavit. Inde cuncta conloquiis inter praesentis, nuntiis apud legatos et exercitus festinabantur. Septimum decimum kal. Aprilis interclusa anima creditus est mortalitatem explevisse; et multo gratantum concursu ad capienda imperii primordia G. Caesar egrediebatur, cum repente adfertur redire Tiberio vocem ac visus vocarique qui recreandae defectioni cibum adferrent. Pavor hinc in omnis, et ceteri passim dispergi, se quisque maestum aut nescium fingere; Caesar in silentium fixus a summa spe novissima expectabat. Macro intrepidus opprimi senem iniectu multae vestis iubet discedique ab limine. Sic Tiberius finivit octavo et septuagesimo aetatis anno.

GLI ULTIMI GIORNI DI TIBERIO (TRADUZIONE)
Le forze fisiche abbandonavano Tiberio, non la sua capacità di dissimulazione. Immutato il rigore interiore. Rigido nelle parole e nell'espressione, nascondeva con affettata cordialità il deperimento, per quanto manifesto. Dopo spostamenti sempre più frequenti, alla fine si stabilì al promontorio di Miseno in una villa che un tempo era appartenuta a Lucio Lucullo. Qui si capì che si stava avvicinando la sua morte. In questo modo. C’era un valente medico, di nome Caricle, che non si occupava direttamente della salute del principe, ma piuttosto gli offriva consigli. Costui, accomiatandosi per affari propri, dopo avergli stretto la mano fingendo un ossequio, sentì il battito delle vene nel polso. Ma non lo ingannò perché Tiberio, forse risentito e intenzionato a nascondere l’irritazione, ordinò di riprendere il banchetto e di continuare più del solito, per onorare la partenza dell’amico. Tuttavia Caricle confermò a Macrone che lo spirito stava venendo meno e che non sarebbe sopravvissuto oltre due giorni. Cominciarono allora colloqui fra i presenti e messaggi ai legati e agli eserciti. Il 16 marzo, allontanatosi il respiro, si credette che avesse terminato la vita mortale, e tutti si stavano congratulando con Gaio Cesare (Caligola), il nuovo principe, quando, improvvisamente, venne riferito che a Tiberio erano ritornati la voce e la vista e che chiedeva cibo per rimettersi in forze. Il terrore, dunque, pervase tutti quelli che si erano rallegrati della sua morte, e si allontanarono tutti fingendosi mesti e increduli. Anche Caio Cesare aspettava fermo e in silenzio dopo quella grandissima speranza. L'intrepido Macrone comandò di soffocare il vecchio stendendogli sopra molte coperte. Così morì Tiberio nel settantottesimo anno d’età.

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