8 Giugno Giu 2015 1214 08 giugno 2015

Protoni contro il cancro, prima volta in Italia

La protonterapia viene utilizzata su una bambina di 9 anni, è il caso pilota del nostro Paese. Una tecnica più precisa e meno dannosa possibile solo in 48 centri nel mondo.

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Arrivano dai protoni nuove speranze nella cura contro il cordoma, un tipo raro di tumore che colpisce gli estremi della colonna vertebrale. Per la prima volta in Italia una bambina di 9 anni è stata sottoposta a  una trattamento con protonterapia, una forma di radioterapia basata su fasci di protoni, anziché di fotoni, più precisa e meno dannosa per i pazienti. La terapia, che viene fornita grazie alla collaborazione tra Ospedale Pediatrico Bambino Gesù e Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari (APSS) di Trento, è all'avanguardia: sono solo 48 i centri al mondo due dei quali in Italia. «La tecnica, che da sola non è risolutiva, permette di risparmiare quanto più possibile i tessuti sani che non sono stati colpiti dal tumore perchè i protoni rilasciano energia direttamente nella sede del tumore», ha spiegato la dottoressa Angela Mastronuzzi, neuro-oncologa pediatra del Bambino Gesù.

A TRENTO E PAVIA
Oltre all' APSS  di Trento, nel nostro Paese la terapia è praticata anche nel Centro nazionale di adroterapia oncologica (Cnao) di Pavia, uno dei sei centri al mondo dove vengono impiegati protoni e ioni carbonio per curare le neoplasie più aggressive, resistenti alla radioterapia e non operabili.

MENO EFFETTI COLLATERALI
Il tumore viene colpito con fasci di particelle subatomiche (protoni) prodotti da un acceleratore simile, con le debite proporzioni, a quello del Cern di Ginevra.  Il trattamento era finito sotto i riflettori in seguito alla vicenda del piccolo Ashya King, malato di tumore al cervello e protagonista di una complessa vicenda giudiziaria, portato via dei genitori dall'Inghilterra per essere trattato a Praga. L'efficacia è stata dimostrata anche per i tumori pediatrici, soprattutto perché  diminuisce gli effetti tossici a lungo termine che, soprattutto nel caso dei bambini, possono portare allo sviluppo di altre patologie, anche gravi.

DUE MESI DI CURE
La piccola era già stata sottoposta all'asportazione chirurgica di una porzione del tumore alla base del cranio dall'equipe del professor Franco Locatelli, responsabile dell'Oncologia pediatrica del Bambino Gesù. È stato lui stesso a decidere di provare il nuovo metodo perché la classica radioterapia avrebbe avuto effetti collaterali troppo pericolosi.  In tutto sono previsti 41 trattamenti, dal lunedì al venerdì, per un totale di circa 2 mesi di cure. Oggi, nel 70% dei casi i bambini con tumori del sistema nervoso possono sperare in un recupero completo,  ma ciò solo grazie ad un approccio multidisciplinare, che può prevedere chirurgia, chemioterapia e anche radioterapia.

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