La proposta 18 Maggio Mag 2015 1755 18 maggio 2015

Svezia, donne al comando per legge

Il governo vuole multare le aziende che non mettono al vertice le dipendenti. E il restro del mondo?

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Quote rosa ai vertici delle aziende. Per legge. Perché se il sistema non si riequilibra da solo, forse serve un intervento dall'alto. La pensa così il governo svedese, che minaccia penalizzazioni e multe nei confronti delle aziende che impediscono alle donne di accedere ai posti di comando.

SANZIONI PER CHI NON SI ADEGUA
Già a inizio 2015 la ministra per la parità di genere, Asa Regner, aveva annunciato interventi per colmare il divario tra la percentuale di donne e uomini ai vertici delle società più importanti. Ora il ministro della Giustizia e per le Migrazioni Morgan Johansson è passata ai fatti proponendo una legge che assicura quote pari al 40% delle presenze femminili nei board delle imprese e prevede sanzioni per chi non si adegua.
«Le compagnie potrebbero essere sciolte o multate pesantemente, se non dovessero prendere seriamente le nuove norme e ciascuna azienda dovrebbe pagare in base alla sua grandezza», ha chiarito Johansson alla radio pubblica.
«Chiunque si dica femminista dovrebbe essere coinvolto in questo lavoro di 'sfondamento del soffitto di cristallo', altrimenti si tratta solo di parole vuote», ha continuato il ministro della Giustizia, anche se su Twitter ha poi abbassato i toni, specificando di non voler arrivare allo scioglimento dei cda.

LA QUESTIONE SVEDESE
In Svezia le nuove misure 'minacciate' giungono in un momento in cui studi nazionali dimostrano come si sia fermato agli anni Novanta il trend che vedeva sempre più donne promosse ai ruoli chiave. Resta inteso che le percentuali sono sempre da primi della classe: secondo il report 2014 Women in Senior Management di Credit Suisse la percentuale femminile al comando è intorno al 30%, sostanzialmente invariata dal 2010.

E IN ITALIA?  
Siamo migliorando, e velocemente, ma la strada da fare è ancora tanta. Il report di Credit Suisse registra infatti un balzo che ha quasi duplicato i numeri delle donne al potere: dal 9,2 del 2012 al 17,5% del 2013. Quindi ben al di sopra della percentuale mondiale che è del 12,7%. Il nostro Paese risale anche la classifica mondiale, piazzandosi al 69esimo posto della classifica 2014 elaborata dal World Economic Forum e guadagnando due posizioni rispetto al 2013. Molto bene invece per le donne in politica: l’Italia è al 37esimo posto.

UNA LEGGE-MIRACOLO
Merito di una legge, la 120 del 2011 meglio nota come Golfo-Mosca. Secondo la direttiva, gli organi sociali delle società quotate in scadenza dal 12 agosto 2012 devono essere rinnovati riservando una quota pari ad almeno un quinto dei propri membri alle donne. Quota che, a partire dal secondo e terzo rinnovo, deve poi diventare almeno a un terzo. I benefici della Golfo-Mosca, che scade nel 2022, sono sotto gli occhi di tutti. Dal 2010, anno in cui solo il 5,5% di manager donna siedeva ai vertici della propria società, si è arrivati al 22,7% attuale (elaborazioni della Prof.ssa Paola Profeta dell’Università Bocconi, su dati CONSOB).

IL GENDER GAP NEL MONDO
I primi della classe rimangono i Paesi del Nord Europa. La Norvegia, con una percentuale del 39,7, ma anche Islanda, Finalndia, Danimarca, Svezia, che si attestano tutte intorno al 30%. Bene la Germania con il suo 23%, e strabiliante la Francia che, secondo i dati del Word Economic Forum, vola al  16esimo posto dal 45esimo dello scorso anno. Risalgono anche gli Usa chenel 2014 conquistano il 20esimo posto. Mentre nella Top 10 si trovano anche il Nicaragua, il Rwanda e anche le Filippine. Il rapporto del Wef fa notare che il gap uomo-donna, dal 56% rilevato nel 2006, nella prima edizione, si è leggermente chiuso al 60% ma, per raggiungere il 100% di uguaglianza «ci vorranno 81 anni».

OPPORTUNITÀ MANCATA
Le conclusioni dello studio Credit Suisse non sono ottimistiche: «Ci sembra che le aziende stiano mancando le opportunità di migliorare il proprio business», hanno commentano gli autori dello studio. In una precedente ricerca, infatti, avevano scoperto come «una maggiore presenza di donne nei management delle società premia con maggiori Roe (Return on equity) e migliori performance di mercato».

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