L'esperto 17 Marzo Mar 2015 1812 17 marzo 2015

«Le protesi non sono pericolose»

Il senologo Marco Greco sull'allarme lanciato in Francia: «Al momento non è fondato».

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Si chiama linfoma anaplastico a grandi cellule ed è una nuova forma di tumore che, secondo un gruppo di specialisti francesi, sarebbe strettamente legato all'impianto di protesi al seno. L'aumento dell'incidenza di questa patologia sarebbe esponenziale nel Paese, così i medici dell'Istituto nazionale sul cancro hanno espressamente chiesto di classificare questa malattia negli annali dell'Organizzazione mondiale della sanità. Gli esperti hanno parlato di 18 casi in Francia negli ultimi tre anni, 173 in tutto il mondo. Ma quello che colpisce non sono questi numeri, tutto sommato modesti, quanto la progressione che sembra in costante aumento. E, naturalmente, quell'allarmante nesso di causa effetto che legherebbe questo tumore all'impianto di protesi mammarie. Nelle conclusioni formulate dall’Istituto dei tumori emerge che «il rischio di sviluppare il linfoma apnaplasico a grandi cellule in donne con impianti mammari appare più di 200 volte superiore rispetto alla popolazione in generale», ha commentato Francois Hebert, direttore generale della Sanità francese, annunciando una riunione per discutere sul tema.

L'OPINIONE DELL'ESPERTO
Ma la relazione fra protesi e aumento dei tumori è così stretta? Letteradonna.it lo ha chiesto a Marco Greco, senologo dell'Istituto dei tumori di Milano. «Per quello che è possibile mettere in evidenza oggi questo allarme non è fondato», ha spiegato. E il motivo è semplice: «Al momento non esiste alcun dato certo sul nesso di causa ed effetto. Questo linfoma è una malattia rarissima, e qualunque collegamento con le protesi va ancora verificato. Nulla è stato dimostrato, si tratta per ora di una segnalazione che va comunque presa molto sul serio. Ma non è certo possibie, allo stato attuale, dire che il pericolo sia imminente».
DOMANDA: Stiamo parlando di un nuovo tumore al seno?
RISPOSTA: Assolutamente no. Si tratta di una malattia del sistema linfatico che nulla ha a che vedere con il cancro alla mammella. Anche per questo motivo il legame così stretto con le protesi non può essere al momento provato.
D: Ma allora perché i medici francesi hanno lanciato l'allarme?
R: È successo perché è stato riscontrato un nesso di contemporaneità. In pratica, lo studio ha rivelato che un certo numero di donne con protesi al seno hanno sviluppato questa malattia. Questo non vuol dire che la relazione fra le due cose esista. Un precedente studio condotto negli Stati Uniti, con il quale si era ipotizzato questo legame, successivamente è stato smentito.
D: Le protesi al seno possono essere considerate pericolose?
R: Certamente no. Per quello che sappiamo oggi le protesi, nelle peggiori situazioni, possono causare qualche fastidio locale, ma nulla di drammatico. Il loro impianto finora non è mai stato associato allo sviluppo di patologia tumorali o comunque molto gravi. Allo stato attuale queste protesi possono essere considerate senza alcun dubbio innocue.
D: Secondo lei quindi non esistono controindicazioni?
R: Alla luce di ciò che sappiamo oggi non esiste alcun motivo per porre limiti o paletti al loro utilizzo. Detto questo, la segnalazione francese va presa sul serio e approfondita.

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