L'allarme 4 Marzo Mar 2015 1828 04 marzo 2015

Ritocchino pre-selfie

Secondo una ricerca, la mania dell'autoscatto spinge all'abuso della chirurgia estetica. Parla l'esperto.

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Possono essere dannosi perché ci sovraespongono, ci fanno mettere in discussione, evidenziano anche il minimo difetto, e finiscono in pasto a tutti i nostri 'amici'. Così, piano piano, i selfie rischiano di minare la nostra autostima, spingendoci alla ricerca di una perfezione impossibile da raggiungere. E, qualche volta, favoriscono addirittura l'abuso della chirurgia estetica.

AUMENTO DI PAZIENTI UNDER 30
L'ennesimo allarme sull'autoscatto 2.0 è stato lanciato dai chirurghi dell'American academy of facial plastic and reconstructive surgery, i quali hanno recentemente attribuito alla mania del selfie la responsabilità di un'impennata nelle richieste di ritocchi per piccole zone del volto. La ricerca è stata condotta su 2.700 specialisti americani, i quali hanno evidenziato un incremento del 10% dei ritocchini al viso nel solo 2014. Quel che è peggio, hanno detto, è che la maggioranza delle richieste proviene da pazienti under 30, sia maschi sia femmine. In questo contesto la rinoplastica è aumentata del 10%, il trapianto dei capelli del 7% e il lifting delle palpebre del 6%. Insomma, un vero e proprio boom, che sarebbe addirittura peggiorato dall'avvento, su scala universale, dell'asta che promette di rendere i selfie ancora più belli: il selfie stick.

NARCISISMO IN AUMENTO
E non finisce qui, secondo gli esperti l'autoscatto digitale fa crescere anche fenomeni quali narcisismo, ansia e insicurezza. Il meccanismo è semplice: chiunque è, almeno in parte, consapevole dei propri difetti. Ma prenderne coscienza attraverso una foto, destinata fra l'altro a raggiungere centinaia di follower, potenzia l'effetto. Che in alcuni casi può diventare devastante. Anche perché è facile immedesimarsi nei selfie dei vip, non ritenendosi all'altezza. E dimenticando, magari, che loro prima di postare un autoscatto fanno un salto dal make up artist di fiducia.

La copertina del libro 'Selfie: la cultura dell'autoscatto come forma di racconto e appartenenza'.

ANCHE UN LIBRO SUL FENOMENO DEI SELFIE
Ormai il fenomeno è talmente cresciuto – il termine è anche entrato nel dizionario di Oxford – che al selfie è anche stato dedicato un libro. Si chiama Selfie: la cultura dell'autoscatto come forma di racconto e appartenenza (Franco Angeli edizioni).  Nelle pagine gli autori Alessandro Prunesti e Tommaso Sorchiotti raccontano l'autoscatto a 360 gradi, e danno anche qualche suggerimento per realizzare quello perfetto.

Ma questo allarme è davvero da prendere sul serio? Lo abbiamo chiesto al chirurgo estetico Paolo Santanché. Che non è poi così convinto.
DOMANDA: Secondo lei è vero che il selfie può minare l'autostima?
RISPOSTA: Direi proprio di no, e considero questo allarme esagerato. Non è certo il selfie a farci prendere coscienza dei nostri difetti, per altro ormai con le foto digitali, e quindi immediate, abbiamo molti altri strumenti per farlo.
D: Quindi secondo lei i selfie non creano ansia di perfezione?
R: Assolutamente no, anche perché i selfie sono tutto fuorché perfetti. Nella maggior parte dei casi le foto vengono male, e non possono certo rappresentare una minaccia alla nostra autostima.
D: Quindi la colpa è delle foto digitali?
R: No, non credo. Chiaramente le foto hanno sempre accentuato i difetti, ma questo non vuol dire che inducano a voler cambiare aspetto.
D: Le è mai capitata una richiesta di intervento causata da un selfie?
R: No, nel modo più assoluto. Forse ho dei pazienti particolarmente intelligenti, ma a me non è successo. Il paziente tipo è una persona che ha un difetto oggettivo con il quale non riesce a convivere.

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