Riflessioni 28 Novembre Nov 2014 1142 28 novembre 2014

Siamo tutte mamme imperfette

Cate Blanchett denuncia la lobby delle madri so tutto io. Che si battono con una risata.

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2012 Helpmann Awards

È un premio Oscar, ma quando si parla di figli anche la divina Cate Blanchett scende sulla terra e si arrabbia. Come tutte. La ragione? Persino lei si si sente «intimidita» davanti alle mamme senza sbagli, le so tutto io e faccio tutto bene. Lo ha detto alla rivista Porter e lei che di figli ne ha tre - Dashiell, 12 anni, Roman, 10, e Ignatius, 6 - ha aperto un fronte contro la cosiddetta «mafia delle mamme», quelle che guardano e giudicano, quelle che sono piene di pregiudizi. Quelle che «se lavori non sei adeguata a fare la madre». Ma lo sa anche Cate che la vera mamma imperfetta non esiste: perché si può essere imperfette in mille modi diversi.
C’è la mamma che odia stare al parchetto, quella che non ha mai cucinato una pappa in vita sua, quella che non porta con sé il pannolino di ricambio né tantomeno le salviette umidificanti. C’è quella che dimentica regolarmente la merenda di scuola e quella che si ricorda di comprare le magliette a maniche lunghe per i suoi figli solo a Natale.  «E allora tanto vale riderci su. Provare a sopravvivere a pannolini e biberon nella maniera in cui si sta meglio», ha detto Lucrezia Sarnari, giornalista, mamma di Pietro e blogger scanzonata  (http://www.ceraunavodka.it/) che concilia la maternità con una sana voglia di libertà (e persino qualche ricetta per cocktail per mamme, da gustare un casa e preparare in poco tempo).

Cate Blanchett e il figlio Roman.

Lisa Maree Williams - 2012 Getty Images

SOPRAVVIVERE AI SENSI D COLPA SI PUÒ
Lucrezia ha appena scritto un ebook Manuale di sopravvivenza per pessime madri pubblicato da 40k, dove spiega con ironia come accettare le proprie imperfezioni, i propri limiti, gli sbalzi d’umore, i tanti ‘ma chi me l’ha fatto fare’ senza farsi gravare troppo dai sensi di colpa.
O, per dirla con le parole di Irene Vella, giornalista e blogger (www.irenevella.it), si può benissimo essere una «mamma-merda» e stare benissimo. Come? Prendendo con la giusta leggerezza la vita, maternità inclusa. Perché è questo il destino capitato a Irene, mamma di Gnomo, e a Roberta, mamma di Biscotto: i loro due terremoti con la lingua lunga e la risposta pronta, abilissimi nel mettere in imbarazzo il prossimo, spesso incontrollabili nei loro capricci, sbalzi d’umore o idee, le hanno educate fin dalla nascita al non prendersi troppo sul serio. Irene, insieme a Roberta, ha appena scritto un manuale semiserio su mamme che si sentono sbagliate con un titolo che è tutto un programma: Nati sotto il segno del cavolo, Novecento editore. Si tratta di un racconto autobiografico a quattro voci, quelle delle madri e dei loro due pargoli, dove incidenti domestici, note scolastiche, gaffe, ritardi e pasticci punteggiano ogni capitolo, del libro e della vita, di tante risate.
Ogni mamma imperfetta, per fortuna, ha il figlio imperfetto che si merita.

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