Giochi 23 Ottobre Ott 2014 1102 23 ottobre 2014

Barbie non piace più

È obsoleta. E le piccole non si riconoscono. Così le vendite sono crollate. Le femministe esultano.

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«I’m a Barbie girl, in a Barbie world», cantavano gli Aqua negli anni Novanta. Ma da allora molte cose sono cambiate. E la bambola bionda dalle curve mozzafiato e i vestiti scintillanti sembra essere finita nel dimenticatoio.
Le bambine non ci giocano più: quelle che un tempo erano il target d’acquisto di bambole, vestiti, case, auto, e pure fidanzati, amiche e e sorelle (come dimenticare Ken e Skipper?) oggi preferiscono videogame, tablet, o al massimo le Monster High, bambole sì, ma apparentemente uscite da un ritrovo di zombie più che dalle assolate spiagge californiane.
VENDITE PRECIPITATE DEL 14% IN TUTTO IL MONDO
Il risultato è che i conti della Mattel ne risentono: le vendite sono precipitate per tre quadrimestri consecutivi  e come riportato da Forbes, le vendite sono crollate del 14% in tutto il mondo, con il risultato che l’azienda si trova a scontare una perdita netta di 11,2 milioni di dollari.
BAMBOLA OBSOLETA
È l’ora di mandare definitivamente Barbie in soffitta? Alla Mattel sono convinti di no: del resto già una volta fu messa da parte per colpa dele Bratz, quelle sì, finite definitivamente nel dimenticatoio, mentre la bambola tornava in auge: del resto è sul mercato dal 1959 e più volte è caduta e si è rialzata. Eppure stavolta l’aria sembra essere cambiata sul serio, e gli analisti sono convinti che sia giunta la sua ora: Business Insider l’ha definita «obsoleta», Guardian ha scritto che il suo fascino sta svanendo, e il Wall Street Journal che sta annaspando.
LE FEMMINISTE ESULTANO
A gioirne è soprattutto una certa critica femminista che ha più volte attaccato Barbie come simbolo di una rigida divisione dei sessi, portatrice di standard di bellezza praticamente irraggiungibili. Tanto che oggi alcuni articoli sul crollo delle vendite sono sembrati veri e propri necrologi. La bambola non è nuova a queste ostilità: soltanto pochi mesi fa la sua apparizione sulla copertina di Sports Illustrated suscitò un mare di critiche da parte di chi sosteneva che questa collaborazione tra due colossi “culturali” - la rivista e la Mattel - promuovevano un’idea di bellezza sbagliata, e spesso si è parlato di come Barbie sarebbe pericolosamente sottopeso, praticamente anoressica, se fosse in carne e ossa anziché plastica.
CATTIVO ESEMPIO PER LE BIMBE
Sul Daily Beasts, Samantha Allen ha raccolto le testimonianze di genitori ed esperti per capire se ci sia o no un collegamento tra la critica femminista e la sua scomparsa dai giochi delle bambine. Jason, padre di una piccola di 7 anni, ha risposto per esempio che lui e sua moglie hanno deciso in maniera conscia di evitare la bambola perché promuove una rappresentazione della donna «antiquata, sessista e irrealistica». Quando la loro figlia ha comunque espresso interesse per Barbie, gliene hanno data una, Barbie paleontologa: dopo poco l’ha abbandonata per altri giochi.
OGGI DI ROSA NON C’È PIÚ NULLA
Kevin, padre di una bambina di 6 anni, ha scoraggiato la figlia dall’acquistare giocattoli rosa. Lui e sua moglie, ha spiegato al Daily Beasts, ritengono che i giocattoli debbano mandare stimoli diversi alle ragazze, incitandole a essere quello che vogliono, non a inseguire un’immagine fisica ridicola.
Sua figlia, ha spiegato, brama avventure e Barbie, con i suoi completini perfetti e vestiti di gala, non è certo il tipo giusto.
CAPRO ESPIATORIO PER I PROBLEMI DELLA SOCIETÁ
Tanya Lee Stone, autrice del libro Il buono, il cattivo, e la Barbie , ha osservato che Barbie ha ancora un ruolo nell’immaginazione delle bambine, anche se oggi sembra diventata un capro espiatorio per i problemi della società.
E se la fine della bambola più amata del mondo, almeno finora, è davvero vicina, Stone vuole comunque ricordare che Barbie è stata un’astronauta ben prima che le donne americane potessero esserlo. E se è per questo, in verità è stata anche presidente prima che una donna fosse eletta in tale ruolo, e ha fatto anche carriera in settori tradizionalmente dominati dai maschi, che le donne reali ancora oggi possono soltanto sognare, in alcuni casi.
MANCA IL CONCETTO DI NARRATIVA
Ma la collezionista e sarta di Barbie Nikeeyia Howell ha un approccio più ambivalente alla questione del progressismo della bambola. Howell ha ricordato per esempio come sia difficile trovare una Barbie di colore. Lo era in passato, ma anche oggi quelle che ci sono sugli scaffali hanno comunque una carnagione molto chiara.
Quanto al declino della bambola bionda, crede che  altri prodotti come le Monster High Dolls stiano superando la sua popolarità perché non si tratta solo di vendere una bambola, ma un intero mondo, una narrativa.
Barbie, invece, non ha una sua narrativa lineare, ognuna rappresenta un mondo che esiste indipendentemente, e anche in maniera concorrenziale, da ogni altro. E in un mondo saturato dalla narrativa dei media forse i bambini non hanno voglia di barcamenarsi in dozzine di Barbie e altrettanti universi, ma preferiscono un unico racconto.
UN MITO AL TRAMONTO
Qualsiasi sia la ragione del declino, dopo 55 anni di dominio sembra quasi impossibile immaginare un mondo senza Barbie. Solo il tempo ormai potrà dire se la Mattel riuscirà a salvare il suo prodotto di punta, con le vendite che si assottigliano più del vitino di vespa della bambola bionda. Di sicuro, se pure scomparirà dagli scaffali, rimarrà comunque a lungo nell’immaginario collettivo.

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