Educazione 20 Giugno Giu 2014 0900 20 giugno 2014

Mamma, perché? 5 risposte giuste

Un sì o no non basta a soddisfare la curiosità. Ecco una guida realizzata con l'aiuto della psicologa.

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La fase dei perché dei piccoli è una delle più impegnative per i genitori. Meglio affrontarla preparati.

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Quella dei perché è una fase ben nota a chi abbia un figlio che ha da poco superato i tre anni. Si tratta di un periodo piuttosto delicato in cui il piccolo ha maggiore consapevolezza della realtà che lo circonda, parla meglio, si stupisce di ogni cosa nuova.
I sì e i no non bastano più come risposta, ancora meno le frasi sbrigative o superficiali: i baby inquisitori pretendono massima attenzione e vogliono soddisfare ogni loro domanda. Il tutto crea non poche difficoltà ai genitori che spesso si trovano spiazzati, non trovano soluzioni adeguatamente esaustive o, semplicemente, hanno poco tempo per replicare a quesiti senza fine.
ONESTÁ E CHIAREZZA AL PRIMO POSTO
Le difficoltà aumentano però quando i “perché” diventano davvero grandi. Quando ai «come mai il cielo è azzurro?» o «dove finisce il mare?» subentrano domande ben più profonde e complicate che toccano argomenti che gli stessi adulti faticano a comprendere: dalla malattia alla morte, dalla sessualità alle paure.
Onestà, chiarezza, rassicurazione. Sono tanti i fattori in gioco per un genitore che si trova di colpo a dover soddisfare un figlio alle prese con tematiche più grandi di lui. Impossibile essere davvero preparati. Non resta che affidarsi al buon senso e ai consigli di un esperto. Letteradonna.it ha raccolto il parere della dottoressa Chiara Gusmani, psicologa dello Studio ArteCrescita di Milano.
DARE RISPOSTE RISPETTOSE SENZA IMBARAZZI
«Perché Marco non ha il papà? Perché ci sono le guerre? Perché a casa di Marta si può saltare sui letti? Perché è morta la nonna? Sono solo alcune delle domande che rivolgono ogni giorno i bambini e che toccano i temi più profondi dell’esistenza umana» spiega la Dottoressa Gusmani «gli adulti reagiscono a volte con troppa schiettezza o intellettualizzando, a volte con reticenza, altre con evidente imbarazzo. Perché sono davvero domande a cui è difficile rispondere».
Secondo la psicologa è innanzitutto importante riflettere su quali temi imbarazzano noi adulti per primi e sul motivo. Per alcuni può essere la sessualità per altri la morte, per altri un determinato tema familiare, come un parente scomodo o la malattia.
«È importante trattare con rispetto le domande e i dubbi che i bambini ci pongono» sottolinea Gusmani, «considerandoli come temi per loro in quel momento molto importanti e che come tali rispecchiano le emozioni più profonde che stanno vivendo.
Ma anche  come uno spunto per mettersi in gioco come genitori e, perché no, per farsi sorprendere dalla loro intelligenza, dato che non vi si può rispondere senza riflettere su se stessi e mettersi in discussione
».
METTERSI SEMPRE IN DISCUSSIONE
Rispondere a questi grandi perché rappresenta un importante modello di comunicazione, di interesse e di curiosità verso ciò che i figli pensano. Per questo, spiega la psicologa,
«bisogna ricordare che nel dare le risposte – soprattutto a bambini della scuola elementare e adolescenti – una cosa è giudicare, un’altra è rispondere aprendo alla possibilità di modelli diversi, presentando il proprio punto di vista in maniera rispettosa verso le scelte di altri (come nel caso di una domanda relativa a un ragazzo con due padri).
RISPOSTE BREVI E DIRETTE PER I PIÚ PICCOLI
Con i bambini piccoli, invece, è fondamentale fornire risposte dirette e concise, perché necessitano di sincerità ma
anche di protezione e rispetto per la loro età. Bisogna evitare di annoiarli o angosciarli inutilmente. Anticipando le loro domande non si soddisfa la loro curiosità, la si satura. Se il tema è particolarmente complesso (adozione, morte, guerre) ci si può far aiutare dai libri e dalle fiabe, mentre con i grandi un film o un cartone possono essere un buono spunto per introdurre un discorso», conclude la Dottoressa Gusmani.
UNA GUIDA IN 5 PUNTI


Sono dunque pochi e semplici gli accorgimenti da adottare di fronte alle grandi domande dei propri bambini.





  1. Sincerità. Guai a mentire o dissimulare. I bambini se ne accorgono e si rischia di alimentare ansie e preoccupazioni. Meglio una spiegazione molto semplice piuttosto che una negazione o, peggio ancora, un rimandare a un tempo futuro «perché sei troppo piccolo e non puoi capire».




  2. Rispettare la sua età. È bene cercare sempre un linguaggio adeguato alla sua età ed indole. Manteniamo un pizzico di magia nel caso di un bambino molto piccolo e trattiamo invece con rispetto uno un po’ più grande. Vietato, però, deridere una domanda. Non importa se imbarazza o mette in difficoltà. Ogni curiosità merita attenzione e necessita di risposte.




  3. Evitare i giudizi. È fondamentale permettere a un figlio, fin da piccolo, di crearsi la propria opinione. Se ad una sua domanda si risponde fornendo la propria convinzione personale mostriamo al piccolo una sola visione della realtà impedendogli di crearsi una sua visione delle cose.




  4. Avere pazienza. Spesso la curiosità dei bambini non conosce limiti e in certi casi le domande non trovano fine. Ad una risposta segue un altro quesito, ancora più complicato, poi un altro e un altro ancora. La pazienza genitoriale viene sicuramente messa a dura prova. Complici anche gli impegni quotidiani e il poco tempo a disposizione. Bisogna però cercare di non metterli a tacere o liquidarli. Dedicar loro un giusto tempo li farà sentire compresi.




  5. Rassicurare. Che la domanda riguardi il sesso o l’esistenza di Dio la cosa più importante è rassicurare il bambino. Bisogna pensare che sono tematiche davvero grandi per lui e che spesso possono portare a un po’ di spaesamento se non a delle paure. Sì, dunque, a un tono calmo e comprensivo. Gli trasmetterà sicurezza e soprattutto lo persuaderà che porsi delle domande così complicate è la cosa più normale del mondo.



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