La storia 25 Marzo Mar 2014 1556 25 marzo 2014

Vi do la chiave per reinventarvi

Marina, da commerciale a libera professionista nell'immobiliare di lusso. Grazie all'outplacement.

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Marina Mazzon

Da buon leone ha sempre avuto le idee chiare su quelli che erano i suoi interessi e le sue passioni e alla fine questo l'ha aiutata a riciclarsi con successo nel mondo del lavoro.
Lei è Marina Mazzon, padovana, sposata, due figli grandi. Età? Risponde: «40 e dintorni» e non si sbilancia. Non per vanità, ma perchè, dice, che può essere discriminante per una donna. Non a caso in Usa durante i colloqui di lavoro resta top secret fino alla avvenuta assunzione. Come biasimarla?
Oggi fa la libera professionista nel settore immobiliare di lusso. Ma è la sua seconda vita. Quattro anni anni fa ha deciso di rimettersi in gioco. Non per scelta personale certo, ma perchè Pal Zileri, azienda specializzata in moda maschile dove lavorava come commerciale da 31 anni, ha deciso di chiudere le sedi periferiche e di concentrare tutta l'attività nel quartier generale di Vicenza. «Lavoravo a Padova, dove risiedo con la mia famiglia, e mi hanno chiesto di rientrare a Vicenza», racconta Mazzon a LetteraDonna.it. «Una scelta che con due figli, un marito e una casa da mandare avanti non mi son sentita di fare».

DOMANDA: E allora?
RISPOSTA: Allora, visto che non avevo mai avuto problemi in azienda, ho chiesto all'ufficio del personale se potevano offrirmi l'outplacement, uno strumento che aiuta i lavoratori in uscita da imprese a riqualificarsi e a ricollocarsi nel mondo del lavoro.
D: Come ha conosciuto questo strumento?
R: Per natura sono molto curiosa e leggo di tutto. Mi è capitato di leggere un articolo su un settimanale femminile che spiegava cosa fosse l'outplacement e come funzionava. Come rimettersi in gioco. E l'ho trovato non solo interessante ma adatto al mio caso.
D. Peccato che le aziende italiane lo conoscano poco e di conseguenza raramente lo propongono ai dipendenti in uscita...
R. Esatto, ma nemmeno i lavoratori lo conoscono molto eppure, soprattutto oggi con la crisi che morde, potrebbe aiutare a risolvere almeno in parte il problema della disoccupazione.
D. La sua azienda a quale società specializzata si è rivolta?
R. A Intoo, società che fa parte della galassia Gi Group. E devo dire che mi sono trovata bene.
D: Come l'hanno aiutata?
R: Mi hanno dato una mano a farmi conoscere meglio, a far emergere le mie passioni i miei interessi. A scoprire l'altra me. Il tutto con l'aiuto di una coach che mi ha anche dato una mano a riscrivere il mio curriculum, a sostenere un colloquio di lavoro. E quindi a trovare la mia nuova occupazione. Dopotutto, come dice il filosofo cinese Lao Tzu, ciò che per il bruco è la fine del mondo per il resto del mondo è una bella farfalla.
D. Quanto è importante la coach in questo percorso?
R: Molto perchè il suo primo obiettivo è conoscerti al meglio, in modo da capire anche cosa proporti dove potresti reinventarti. Certo bisogna sapere osare e avere le idee chiare.
D: E lei le aveva?
R. Sì. Due cose avevo ben chiaro in mente: non voler stare più dietro a un pc dove avevo passato la maggior parte della mia vita fino a quel momento. E una grande passione per le case, per la bellezza. Si trattava di mettere insieme le due cose.  Così mi son detta perchè non trasformare questa passione in professione? E ho chiesto alla mia coach se mi aiutava mettere a fuoco le mie aspettative. Certo ho dovuto dimostrare di essere disposta a cambiare. Ma alla fine ce l'ho fatta. Per me seguire il programma di outplacement è stata una svolta.
D: Cosa intende dire con devi dimostrare di essere disposta a cambiare?
R: Che bisogna uscire dalle solite logiche e non fissarsi su un posto di lavoro a tempo determinato con uno stipendio fisso e i benefit vari di cui si è goduto fino a quel momento. Devi essere disposta a metterti in gioco fino in fondo e anche rischiare. Oggi è fondamentale. Anche perché le opportunità di lavoro ci sono. La medaglia ha sempre due facce. Quando arriva quella brutta devi saperla girare. Piangersi addosso non serve a nulla.
D. Non tutti però possono permettersi di rinunciare a uno stipendio fisso mensile, specie se si hanno dei figli, un mutuo o un affitto da pagare...
R: Vero. Io ho potuto farlo anche perchè avevo l'entrata fissa mensile dello stipendio di mio marito che poteva garantire comunque i figli.
D: Mai avuto paura di non farcela o di aver fatto la scelta sbagliata?
R: No. Credo sia sbagliato fissarsi solo su una cosa o sulla strada percorsa fino a quel momento. La prova sta nel fatto che alla mia età, ora ricevo almeno tre proposte di lavoro al giorno su Linkedin e solo grazie al passa parola.
D. In quanto tempo si è ricollocata?
R. In un mese e mezzo, Ma era il 2010. Ora i tempi si sono allungati un poco visto il quadro economico. Si parla di sei, sette mesi.
D: Oggi cosa fa?
R: Sono una libera professionista nel settore degli immobili di lusso.
D: Certo non sarà facile in questo perido fare business...
R. Nel settore immobiliare tradizionale sì, ma nel lusso la crisi si sente meno. Mi sono concentrata sui villaggi turistici, castelli, alberghi, palazzi storici grandi strutture dedicate all'ospitalità. Lavoro su Milano, Firenze, Roma, Venezia e Sardegna. Seguo tutti i borghi medievali italiani e le aziende vitivinicole toscane.
D. Ma i suoi clienti chi sono?
R. Fondi immobiliari esteri, inglesi, svizzeri o maltesi. Ma alla fine chi firma sono sempre aziende del settore italiane.
D. Nostalgia dello stipendio fisso e della sua prima vita?
R. Assolutamente no. Mettersi alla prova ogni giorno è la cosa più stimolante che ci possa essere. E le soddisfazioni non mancano.

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