A letto 22 Marzo Mar 2014 0900 22 marzo 2014

Le parole che fanno godere

Per il 92% delle donne parlare durante il sesso aumenta la soddisfazione. Basta usare i termini giusti.

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Parlare durante l'atto sessuale fa bene alla coppia. L'importante è non esagerare con le volgarità e i gemiti.

Getty Images/Creatas RF

Parole bisbigliate, trattenute, spinte, troncate a metà o ansimate con qualche gemito di pausa. C’è chi è più pratico e chi meno a parlare durante il rapporto sessuale. Soprattutto le donne hanno a volte qualche freno in più. Per esempio, il timore di risultare volgari agli occhi del partner, o l’ansia di volerlo eccitare verbalmente, possono compromettere la naturalezza del rapporto e creare situazioni intime di forzatura e tensione.
PARLARE FA BENE AL SESSO
Vale, allora, la pena saper gestire le parole a letto, per utilizzarle al meglio e divertirsi di più. Parlare durante il sesso fa bene alla coppia e si prova maggior piacere nei rapporti di scambio verbale che in quelli in cui si resta taciturni. Sia gli uomini sia le donne preferiscono un compagno loquace a uno riservato sotto le lenzuola, come ha rilevato una ricerca dell’Università di Leeds, in Gran Bretagna. Su 71 donne intervistate il 92% ha risposto di utilizzare le parole per aumentare la soddisfazione e l’autostima propria e del partner, ricorrendo alle forme espressive più svariate: gemiti, sospiri, grida, sussurri.
IL GIUSTO METODO
Ma parlare durante il sesso non basta. Esagerare con volgarità, sdolcinatezze ed esplosioni logorroiche possono abbassare il reciproco livello di piacere. Occorre, allora, saper dosare bene le parole e scegliere quelle giuste. A confermarlo è stato lo studio condotto dall’Università di Cleveland, negli Stati Uniti, in base a cui comunicare in intimità abbasserebbe nell’immediato il livello d’ansia da prestazione e trasmetterebbe sensazioni di sicurezza e spontaneità. A patto però di calibrare bene le parole e la tonalità con cui si pronunciano.
PAROLE OUT
Su 207 persone intervistate, uomini e donne, la maggioranza maschile ha sconsigliato alle donne l’uso di nomignoli e vezzeggiativi, in particolare di quelli più infantili e melensi: tesoruccio, amorino, cucciolotto, topino, orsacchiotto mio. Parole che causerebbero un calo della libido e infastidirebbero sul piano psicologico l’immagine virile.
In risposta, le donne manifestano un leggero irritamento di fronte a espressioni maschili volgari, in particolare a imperativi e bruschi sollecitamenti, che vivono come ordini e mancanza di rispetto. «Mi ha trattato come se fossi una donna da strada» è il pensiero tipico che rischia di insorgere in questi casi, specialmente se si trattiene il fastidio senza comunicarlo all’altro.
PAROLE IN
Sembra un paradosso eppure non risuona come una novità. Al contrario delle donne, agli uomini una loquacità volgare a letto piace, da utilizzare ma anche da ricevere. Il loro livello di eccitamento aumenterebbe all’ascolto di espressioni scurrili da parte della propria partner e nutrirebbe le fantasie sessuali, che restano sopite quando c’è l’alta marea di teneri nomignoli. Le donne, invece, riscontrano maggiore facilità a raggiungere l’orgasmo quando il compagno pronuncia parole di affetto e vicinanza sentimentale: amore mio, ti amo. Le parole dolci rincuorano e rafforzano la loro sensazione di essere amate e protette.
DIRSELO SENZA PROBLEMI
Efficace, audace e stimolante. Per consolidare la comunicazione sotto le lenzuola è necessario partire da un dialogo ordinario, che si sviluppa ogni giorno al di fuori della dimensione sessuale. Parole seccanti e fastidiose, richieste originali o piccole voglie: esprimere, con naturalezza e senza arroganti pretese, quale atteggiamento verbale si preferisca durante il rapporto aiuta la coppia a comprendere le reciproche dinamiche psicosessuali. Senza più timori di non essere abbastanza l’uno per l’altra e con il piacere di vivere un nuovo livello di intimità.

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