Palazzo&moda 21 Marzo Mar 2014 1031 21 marzo 2014

L'eleganza in politica sta a destra

La più glamour è la Santanché. La peggio vestita la Bindi. Lorenzin e Pinotti recuperabili.

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Pdl: Santanchè a Alfano, offro mia testa per mantenere unità

Da sinistra: Daniela Santanché, Maria Elena Boschi e Mara Carfagna.

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Chi dice che lo stile in politica non conta, si sbaglia. È giusto essere concreti, preparati, determinati, avere un programma con obiettivi precisi, ma anche il look gioca la sua parte per chi non solo è a contatto con il pubblico, ma è anche a caccia costante di consensi. E se al governo le larghe intese sembrano, per il momento, funzionare, nel guardaroba le deputate dei due poli si danno battaglia e negli exit poll di LetteraDonna.it la destra sembra vincere sulla sinistra, almeno in fatto di glamour.
LE PIÙ STILOSE A DESTRA
A portare alta la bandiera del look in Forza Italia è sicuramente la pitonessa Daniela Santanchè, che non rinuncia mai a essere al passo con l'ultima tendenza, a volte anche troppo, seguendo alla lettera quello che impongono le sfilate. Passerelle che, per altro è solita frequentare, con al braccio una delle sue inseparabili Birkin di Hermes.
La segue a ruota la collega di partito Mara Carfagna, che da quando è entrata in parlamento ha scelto un look sobrio fatto di tailleur e camicette morigerate, che le fanno guadagnare punti, almeno in fatto di stile.
Non se la cavano male neanche Laura Ravetto, con giacche squadrate e camicie dal taglio originale e Micaela Biancofiore, che oltre a vestire i panni di pasionaria sempre in difesa del suo amato Berlusconi, indossa spesso gonne e tubini, che per carità non saranno originalissimi, ma le conferiscono un’aria ordinata.
LE GLAMOUR DELLA SINISTRA
Ma anche nella sinistra, la rivoluzione renziana è arrivata pure sul fronte galmour. A rialzare le pagelle nel Partito Democratico ci pensa il neo ministro Maria Elena Boschi, che fin dal giuramento ha sfoggiato un completo pantalone blu elettrico. Una seclta che non è certo passata inosservata e ha fatto subito capire al pubblico di che pasta è fatta, al meno in tema di moda. La collega Alessandra Moretti, sempre in quota Pd, se la cava altrettanto bene, preferendo però outfit casual, sapendo rendere con facilità una banale camicia un capo unico.
LE PEGGIO VESTITE
Ma in generale le deputate del Pd  non sono proprio un esempio di cura nella scelta del capo giusto al momento giusto. Se la medaglia di legno va a Rosy Bindi e al suo look decisamente troppo castigato, la presidente della Regione Friuli Venezia Giulia  Debora Serracchiani sembra non voler rottamare il suo guardaroba, fatto di giacche e tailleur troppo vetusti per una giovane e grintosa donna di politica come lei. Dall’altra parte in Forza Italia, c’è chi eccede troppo, come Alessandra Mussolini, che dovrebbe rinunciare a magliette troppo scollate, fantasie eccentriche e abbinamenti strampalati.
LE RECUPERABILI
Ci sono poi le vie di mezzo, come del resto nella politica, ovvero quelle donne al potere che dovrebbero osare di più, almeno in termini estetici. La Presidente della Camera Laura Boldrini, per esempio, è solita chiudersi in tailleur scuri e giacche che non le rendono per nulla giustizia. Dovrebbe osare, almeno con il colore. Dall’altra parte, però, c’è chi esagera in eccentricità, come la ministra Beatrice Lorenzin, che spesso sceglie giacche floreali o con fantasie etniche multicolor di cui se ne potrebbe fare a meno. Meglio ricordarle che il troppo stroppia. Potrebbe fare uno sforzo in più anche la neo ministra della Difesa Roberta Pinotti che non commette grandi errori negli abbinamenti o nei colori, ma se al ministero che guida da poco sembra avere le idee chiare, nel guardaroba dovrebbe migliorare la sua difesa.

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