Maternità 31 Gennaio Gen 2014 1234 31 gennaio 2014

Il bebè lo partorisco a casa

Aumentano le nascite tra le mura domestiche. Costa circa 2 mila euro. In alcune regioni rimborsabili.

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di Eloisa Covelli

Il numero di parti in casa in Italia è in aumento.

Getty Images/iStockphoto

Demi Moore, Cindy Crawford, Giorgia, Elle McPherson sono solo alcune delle star che hanno deciso di partorire in casa. Ma il numero delle donne che decide di farlo è in crescita anche fuori dallo star system.
Italia inclusa. Basti dire che nel nostro Paese  ci sono in media 1.000-1.500 parti in casa l'anno.
Tra questi anche quello dei coniugi Morandin, matematico docente universitario lui, biologa insegnante alle scuole medie lei.
La scelta di fare un parto in casa è stata per loro un calcolo matematico. «Mi sono convinto» dice papà Francesco «quando mi sono reso conto che non era un trade off: cedo un po’ di sicurezza per avere un po’ di conforto. Ma al contrario: ho più conforto e sono altrettanto sicuro. E in alcuni casi anche più sicuro».
UNA SCELTA MATURATA NEL TEMPO
I coniugi Morandin sono arrivati a questa scelta gradualmente: dopo il primo parto in ospedale, si sono accostati piano piano all’idea di far nascere il loro secondo figlio in casa. Scelta che hanno fatto di nuovo per Edoardo, il terzogenito. Una decisione consapevole, tanto più che nel secondo parto c’è stata una piccola emergenza. «Ero in acqua in fase espulsiva» ricorda mamma Silvia, «quando ho iniziato a spingere è uscita la testa di Federico (il secondogenito, ndr.), probabilmente il piccolo ha preso la prima boccata d’aria, poi è andato in immersione perché ero in acqua. Per pochi minuti sembrava non respirasse, le ostetriche l’hanno ossigenato con il palloncino, ha iniziato a tossire e dopo qualche minuto ha respirato regolarmente. Dopo 15 minuti era attaccato al seno. Quindi l’emergenza è stata gestita perfettamente». Passata la paura «a posteriori abbiamo pensato che, se fossimo stati in ospedale, i medici si sarebbero comportati nello stesso modo, ma ci avrebbero tolto il bambino. E non si sarebbe quindi attaccato subito al seno, a suo discapito» aggiunge Francesco. I coniugi Morandin sanno bene che la loro è una scelta per molti incomprensibile. «Abbiamo avuto difficoltà a spiegare la cosa ai nostri stessi parenti» dice il papà.
ALCUNE REGIONI PREVEDONO IL RIMBORSO
Partorire in casa in alcuni paesi come l’Olanda è la normalità. In Italia è vista come una scelta estrema, anche se gradualmente si registrano delle aperture. A sdoganare il tema al grande pubblico è stata la cantante Giorgia, che ha raccontato la nascita in casa di suo figlio Samuel. Il costo medio è di 2 mila euro per l’assistenza di due ostetriche prima, durante e dopo il parto. Alcune regioni (Piemonte, Emilia Romagna, Marche, Lazio) e la provincia di Trento prevedono il rimborso per il parto a domicilio, che in genere non copre tutte le spese. Quindi per molte questa scelta è un lusso che non possono permettersi.
PARTO IN SICUREZZA
Perché il parto in casa sia fatto in totale sicurezza la gravidanza deve essere «a basso rischio» (il rischio zero non esiste) e le ostetriche devono rispettare delle regole. L’Associazione nazionale ostetriche parto a domicilio e casa maternità ha stilato linee guida, realizzate tenendo conto dei parametri usati negli altri paesi.
Purtroppo non sono vincolanti. «Sappiamo che anche nella nostra associazione c’è chi non rispetta le linee guida», dice la presidentessa Marta Capriotti. «Io, per esempio, non farei mai un parto in casa dopo un cesareo, ma c’è chi lo fa. Il che espone a una serie di complicazioni. Ma l’importante è che la donna venga messa in guardia e possa scegliere. Una donna ben informata non denuncia se qualcosa va storto, perché c’è una corresponsabilità».
ASSENZA DI STATISTICHE
Quanti parti in casa vengano effettuati in Italia è impossibile dirlo. La previsione dei rimborsi regionali è un buon modo per controllare il fenomeno, per evitare che dilaghino il pagamento a nero o cattive pratiche. Chi sceglie il parto in casa, generalmente lo fa per evitare un parto cesareo inutile o medicalizzato. Ovvero un parto dove si fanno una serie di pratiche mediche non necessarie: episiotomia (il piccolo taglio in vagina effettuato dall’ostetrica), iniezione di ossitocina per velocizzare il parto, rottura manuale delle membrane, ecc.
LA CASA MATERNITÁ
Una scelta intermedia tra il parto a casa e la nascita in ospedale (o in clinica) è la casa maternità. Si tratta di una struttura dove è possibile fare un parto naturale seguendo i propri ritmi. Al momento in Italia ne esistono quattro: Il nido di Bologna, La via Lattea di Milano, La quercia di Merone (Co), Montallegro di Induno Olona (Va), a cui si aggiunge la casa del parto Acqualuce di Ostia (Rm), un progetto sperimentale che però funziona a singhiozzo e, a differenza delle altre, è collegata fisicamente a un ospedale. Nelle case maternità non ci sono ginecologi, ma solo ostetriche. Come nel parto a casa, se avviene un’emergenza, si corre in una struttura ospedaliera, ma secondo l’Associazione nazionale ostetriche parto a domicilio e casa maternità, nel 90% dei casi il trasporto avviene in tutta tranquillità.

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