Fashion 29 Dicembre Dic 2013 0900 29 dicembre 2013

Moda, 12 mesi di scandali

Da Victoria's Secret a D&G passando per Zara e Tiffany. Tutti i passi falsi delle griffe nel 2013.

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L'idea di produrre reggiseni per donne che hanno subito una mastectomia inizialmente è piaciuta a Victoria's Secret, ma poi ha fatto retromarcia.

Nel 2013 abbiamo visto nuove tendenze e il ritorno di vecchie mode. Abbiamo sperimentato, indovinato outfit giusti, altre volte commesso dei fashion faux pas. Ma i veri passi falsi sono stati quelli dei grandi nomi della moda. Veri e propri scandali di cui si è parlato in tutto il mondo. Perché in questi dodici mesi, come ha raccontato The Daily Beast, è successo davvero di tutto.
VICTORIA'S SECRET POCO SENSIBILE
Lo scorso gennaio la 27enne Allana Maiden e sua madre, Debbie Barret, che è sopravvissuta a un cancro al seno, hanno incontrato il management di Victoria’s Secret consegnando più di 118mila firme e chiedendo una linea per “donne sopravvissute”, che hanno subito una mastectomia ma vogliono ancora sentirsi sexy. Un’idea che inizialmente era piaciuta alla famosa azienda, che poi ha fatto retromarcia: «Abbiamo capito che creare e vendere reggiseni per chi ha subito una mastectomia è troppo complicato. Quindi crediamo che il modo migliore per stare vicino alle nostre clienti sia continuare a finanziare la ricerca sul cancro», ha detto in un comunicato.
I MANGER CON IL VIZIETTO DI MONCLER E TIFFANY&Co
Un bel danno di immagine per il brand, anche se probabilmente è andata peggio alla Moncler, il cui responsabile delle relazioni media internazionali, Phivos Lampros Istavrioglou, 29 anni,  è stato arrestato appena atterrato all'aeroporto JFK di New York, lo scorso febbraio, accusato di  aver rubato un dipinto di Salvador Dalì dal valore di 150mila dollari da una galleria dell’Upper East Side, otto mesi prima. Le autorità newyorkesi hanno anche collegato le sue impronte a quelle ritrovate in uno store della Whole Foods a  New York dopo il furto di un succo di frutta. In prigione pure l’ex vicepresidente di Tiffany and co., Ingrid Lederhaas-Okun per aver rubato 1,3 milioni di dollari di gioielli e oggettistica della storica firma newyorkese.
LE TRASPARENZE INOPPORTUNE DI LULULEMON
E che dire di quello che è successo al marchio di abbigliamento Lululemon? Lo scorso marzo è stato costretto a richiamare dal commercio dei pantaloni da yoga che risultavano trasparenti in zone poco appropriate, rimettendoci qualcosa come 67 milioni di dollari. Come se non bastasse il suo fondatore ha detto in tivù che «Ci sono dei corpi femminili che non possono portare dei pantaloni da yoga». Ed è ripiombato nella bufera.

Il colosso del low cost è indagato per schiavismo nelle sue fabbriche in Argentina.

ZARA E LO SFRUTTAMENTO SUL LAVORO
Chi l’ha fatta grossa invece è stato Zara, il colosso del low cost, indagato per schiavismo nelle sue fabbriche di abbigliamento in Argentina: secondo l’accusa  avrebbe costretto a lavorare degli immigrai boliviani 13 ore al giorno, senza pause. L’azienda si è detta «sorpresa» e ha aggiunto di non aver ricevuto nessuna lamentela dalla polizia argentina.
LE TANGENTI DI RALPH LAUREN E L'EVASIONE FISCALE DI D&G
Guai giudiziari anche per la Ralph Lauren, costretta a pagare 1,6 milioni di dollari al governo Americano  per uno scandalo di tangenti risalente al periodi tra il 2005 e il 2009, quando un manager della filiale argentina corruppe degli ufficiali per evitare ispezioni. Domenico Dolce e Stefano Gabbana sono stati invece condannati a venti mesi di prigione per evasione fiscale – circa 540milioni le tasse non pagate, ma non è finite qui: il loro periodo nero è continuato, qualche giorno dopo, con l’irruzione di un esibizionista nudo sulla passerella del loro show alla settimana della Moda di Milano.
In tribunale c’è finito pure il brand inglese Topshop: a trascinarvelo è stata Rihanna, indignata per un top che aveva stampato il suo volto senza che lei avesse dato alcun consenso. La popstar ha chiesto 5 milioni di dollari, e il giudice le ha dato ragione.

La giornalista Usa Oprah Winfrey è stata vittima di un episodio di razzismo in un negozio di Zurigo.

LA GAFFE RAZZISTE: DA VOGUE A OPRAH WINFREY
Tra le polemiche dell’anno, si segnala quella della copertina del magazine Vogue olandese, criticato per aver ritratto la modella bianca tedesca Querelle Jansen con il volto dipinto di nero per Heritage Heroes, un editoriale retrospettivo sulla carriera di Marc Jacobs. La rivista ha spiegato che il makeup serviva a illustrale l’ispirazione tribale dietro le collezioni dell’autunno 2008 e primavera 2009, sottolineando lo stile delle donne afro-americane.
Di razzismo s’è parlato pure quando la signora della tivù a stelle e strisce, Oprah Winfrey, è stata trattata male in un negozio di Zurigo: la commessa non l’aveva riconosciuta e si era rifiutata di farle vedere quello che voleva perché, a suo parere, non poteva permetterselo.
Razzismo ancora è l’accusa mossa contro Barneys, uno dei più famosi grandi magazzini della grande mela, dove due ragazze di colore, dopo un acquisto di migliaia di dollari, sono state fermate e controllate dalla security all’uscita. Ma l’azienda nega di aver mai chiesto l’intervento delle guardie.
IL TWEET DI KENNETH COLE
Un bel polverone l’ha sollevato poi a un tweet dello stilista Kenneth Cole, che nel bel mezzo di una discussione sulla guerra in Siria ha scritto «Stivali a terra o no, non dimentichiamoci dei sandali, dei tacchi o dei mocassini». Inopportuno è il commento più blando della rete, ma lui ha spiegato di aver avuto un intento provocatorio.
IL TEST ANTIDROGA DELLA VONN
E come dimenticare, poi, lo scalpore destato dal test antidroga eseguito sulla sciatrice Lindsey Vonn, famosa anche per essere la fidanzata di Tiger Woods, prelevata dagli ispettori del comitato olimpico nel bel mezzo dei Cfda Awards. Quando si dice un’uscita di scena in grande stile, insomma.

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