Opportunità 29 Ottobre Ott 2013 1535 29 ottobre 2013

Creativi fatevi sotto

Furla cerca nuovi talenti. Per rivisitare in chiave innovativa la mitica Candy bag.

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Il giro del mondo in Candy Bag

Eraldo Poletto, amministratore delegato di Furla.

Tutti pazzi per la Candy bag. L'iconico bauletto di Furla ha fatto il suo debutto nel 2011 e, a  oggi, ha venduto 470 mila pezzi del mondo. Un successo che l'azienda intende portare avanti. Per questo ha lanciato il progetto #Candycool. Protagonisti: sei città, la Candy bag Furla e tanti giovani talenti. Da Oriente a Occidente.  L'obiettivo dell'iniziativa è scoprire nuovi talenti e creare piccoli team di creativi in ogni Paese che lavorino alla Candy Bag e la rivisitino in un’ottica innovativa di internazionalità e con atmosfere da meltin pot.
Del resto «È il nostro prodotto più venduto» ha detto a LetteraDonna.it  Eraldo Poletto, amministratore delegato dell'azienda
DOMANDA: Come si spiega questo successo?
RISPOSTA: È  un'insieme di cose. A partire dal materiale tecnologico (PVC trasparente) con cui è realizzata.
D: Ancora una volta siete in cerca di talenti.
R: Abbiamo sempre puntato sul rapporto tra le aziende e le più fresche menti creative fin dai tempi del Talent Hub (format lanciato da Furla per sostenere i giovane talenti all'interno del segmento del fashion, ndr), al momento in stand-by.
D: Chi disegna le collezioni?
R:  L’ufficio stile che l’azienda intende rafforzare attraverso appunto l'attività di scouting.
D: Ci sono altri progetti in tal senso?
R: Puntiamo a creare sinergie con giovani talenti e partnership con scuole di stilisti e design internazionali.
D: Quindi non è vero che il mondo della moda è in crisi...
R. La crisi c'è ma è un'opportunità da non perdere.
D: In che senso?
R: La maggior pressione della concorrenza premierà le aziende in grado di rinnovarsi e di posizionarsi più vicine al mercato.
D: Tramite la Fondazione Furla sostenete gli artisti italiani emergenti. Quanto paga un'iniziativa del genere in tempo di recessione?
R: Da un punto di vista imprenditoriale, nutrire il proprio sé di arte, anche semplicemente osservando, imparando dal lavoro degli artisti, ci aiuta ad affrontare il domani e a generare l’inedito. Inoltre il sostegno all’arte e alla cultura rappresenta un arricchimento per le aziende stesse.
D: Nessun ritorno economico quindi?
R: Èpartita come puro mecenatismo, ma la Fondazione Furla nel tempo si è rivelata anche un investimento di immagine.

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