Rischi 22 Ottobre Ott 2013 0918 22 ottobre 2013

Minorenni più esposti su Facebook

Post pubblici permessi anche fra i 13 e i 17 anni. Ma è davvero questo il problema?

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minore

di Valentina Cameli

Facebook ha aperto ai ragazzi tra i 13 e i 17 anni la possibilità di far vedere a chiunque i propri post.

Facebook e minori, il rapporto si complica. Il social network di Mark Zuckerberg ha deciso di allentare la privacy per gli utenti tra i 13 e i 17 anni (sotto i 12 anni è invece ancora ufficialmente vietato aprire un profilo), permettendo loro di condividere post, foto e video con chiunque. Fino ad oggi potevano infatti essere visualizzati solo dagli amici e dai conoscenti degli amici, mentre ora potranno cambiare manualmente le impostazioni della privacy perché tutti gli utenti possano vedere i loro contenuti.

CONTROLLO DEBOLE
L’amministrazione di Facebook ha chiarito che i minori verranno avvertiti, prima di postare, dei rischi che si possono correre coinvolgendo sconosciuti: quando sceglieranno l’opzione «Pubblico» nel selettore, vedranno un promemoria che spiega come il post può essere visto da chiunque, con la possibilità di modificarne la privacy. In caso proseguano, un secondo reminder specificherà ancora una volta che il contenuto può essere visto da tutti. Ma le polemiche non mancano.  In molti accusano il social network di volersi tenere stretti i giovanissimi che tendono a migrare verso altre piattaforme come Twitter o Snapchat, altri lanciano l’ennesimo grido di allarme sul delicato rapporto tra web e minori giudicando l’allentamento della privacy un ulteriore rischio per i teenagers sempre più preda di minacce, fenomeni di cyber bullismo, stalking fino ai tentativi di adescamento dei pedofili.
Condividere informazioni con più persone sui loro interessi personali, far circolare appelli per la raccolta fondi o iniziative umanitarie, promuovere nuove idee. Queste, fanno sapere dal social network più famoso del mondo, alcune delle ragioni all’origine delle modifiche sulla privacy per gli adolescenti considerati tra le persone più sagge nell’utilizzo dei social media.

INTERVENIRE PRIMA
«Tutti i ragazzi sono entrati su Facebook prima dei 13 anni, quindi hanno già imbrogliato». È  realista Annaluisa, mamma di una sedicenne, ben conscia in partenza della mancanza di un controllo di verifica dell’età da parte del social network. «Nonostante i vincoli e le restrizioni, la privacy su Facebook non esiste, è inutile alimentare ulteriori polemiche». Secondo Annaluisa è naturale preoccuparsi del rapporto dei propri figli con il web  così come è normale e doveroso vigilare, ma non è del tutto giusto prendersela esclusivamente con il social netowork. «Il lavoro va fatto prima, in famiglia», afferma con convinzione «a casa bisogna parlare e far capire ai figli quali pericoli si possono correre. Mia figlia ha un profilo Facebook da qualche anno e io stessa la ho tra i miei amici, per cui vedo tutte le sue attività. Ritengo che non si possa vietare a questi giovani di accedere a uno strumento del loro tempo, non si può combattere il futuro. Bisogna adeguarsi e usarlo nel modo più intelligente. Anzi, prima imparano a gestire la contemporaneità e meglio è».

NATIVI DIGITALI, MA SEMPRE ADOLESCENTI
Contro un’ottica totalmente demonizzante anche la Dottoressa Francesca Belgiojoso, psicoterapeuta dell'adolescenza dello Studio ArteCrescita di Milano. «Non dobbiamo metterci in una logica di mercato, che probabilmente è quella che ha determinato il cambiamento delle regole, ma chiederci in che modo questo cambiamento può effettivamente influire sulla vita dell'adolescente. La nuova norma sulla privacy dà una libertà di scelta in più al minore, cioè quella di poter essere visto effettivamente da chiunque, ovunque. Questo, però, non è visto come un pericolo perchè il ragazzino non ha il senso della privacy:  è totalmente immerso nelle tematiche proprie del narcisismo. Non ha la percezione della distinzione tra pubblico e privato». La Dottoressa Belgiojoso spiega che i giovani di oggi sono nativi digitali, ma pur sempre adolescenti. Hanno facilità ad approcciarsi a schermi, tastiere, computer e cellulari ma non hanno innate competenza e saggezza. «Senso critico, spirito strategico, capacità di autoregolazione, uso sicuro ed efficace, senso del limite e del rispetto, senso civico, autonomia e capacità di problem solving non sono innati ma vanno trasmessi dai genitori e dagli adulti competenti durante la crescita» aggiunge la psicoterapeuta «il divieto, si sa, alimenta il desiderio di trasgressione. Non serve quindi vietare l’uso di Facebook ma motivare la regola e condividere dubbi e perplessità sull’uso stesso dello strumento. Facebook è il riflesso della nostra cultura, non possiamo ignorarlo, criticarlo a prescindere, o accettarlo passivamente. Dobbiamo interrogarci e capire a quali funzioni assolve», conclude la Dottoressa Belgiojoso.

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