SALUTE A RISCHIO 12 Luglio Lug 2013 1200 12 luglio 2013

Quando la sindrome è da accumulo

Se non riuscite a separarvi dagli oggetti inutili soffrite di disposofobia. Perché colpisce e come curarla.

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Sindrome di accumulo.

La disposofobia sarà presto catalogata come una sindrome vera e propria.

Se non riuscite a separarvi dagli oggetti inutili soffrite di disposofobia. Perché colpisce e come curarla.

Vivevano sepolti in casa, lui, lei e un gatto. Le stanze completamente invase da rifiuti ed escrementi, accumulati fino al soffitto. Da un anno, nessuno era più riuscito a entrare in quella casa, né i nipoti, né i figli. Poi l'uomo è stato trovato morto, in quel caos infernale nascosto dietro la porta di un appartamento insospettabile del centro di Milano. Il caso di questa coppia di signori, che risale allo scorso giugno, è solo una delle storie di 'sindrome da accumulo'.
RIGUARDA UN PO' TUTTI

Pile di vestiti con le spalline Anni ’80, cartoline sbiadite, o i biglietti di quel viaggio che non riusciamo a dimenticare. «Ma sì, lo tengo, in fondo è un ricordo». Quante volte ce lo siamo detti, armati di sacco nero intenti a fare un gran repulisti nei nostri cassetti. Un’operazione che ci costa un grande sforzo, soprattutto psicologico, e che puntualmente si conclude senza che riusciamo a buttare via quasi nulla. Ma perché facciamo così fatica a separarci da tanti oggetti inutili? Un po’ tutti abbiamo questa strana tendenza a conservare ogni cosa, la paura latente che buttando via quella vecchia scartoffia un giorno ce ne pentiremo amaramente. Ma, a volte, la cattiva abitudine può trasformarsi in un vero e proprio disturbo, e poi si finisce come i protagonisti di alcuni fatti di cronaca, appunto, o di quelle trasmissioni televisive americane, in cui intere famiglie vivono letteralmente sommerse tra le mura di casa.
UN VERO E PROPRIO DISTURBO
Guardando quelle immagini e leggendo i giornali, si tende a considerare questo comportamento una sorta di 'mania’. Ma gli studi ci dicono che la sindrome d'accumulo, o disposofobia, è un vero e proprio disturbo che coinvolge la sfera psichica, e che si manifesta con l'accumulo di oggetti di ogni genere, da vecchi ricordi a nuovi acquisti poco utili. Come spiega a Letteradonna.it la psicologa Sabrina Franzosi, finora la sindrome da accumulo è stata considerata parte della famiglia dei disturbi ossessivi compulsivi, ora però, secondo gli studi pubblicati nel quinto “Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali” (DSM-V), dovrebbe essere catalogata come una categoria a sé stante. La semplice tendenza all’accumulo diventa sindrome vera e propria «nel momento in cui le normali attività dell’individuo e l’igiene dell’ambiente domestico sono seriamente compromessi dal catasto di oggetti inutili», spiega l’esperta.


DEFICIT DELLA PIANIFICAZIONE

Ma da dove parte il problema? Pensiamo a quando iniziamo a mettere in ordine quel mucchio di cose che si è ammassato nell’ultimo mese in giro per casa, oppure quegli abiti che quasi non entrano più nell'armadio alla fine della stagione: di norma, lo facciamo utilizzando uno schema mentale che ci aiuta a classificare gli oggetti (documenti, cartacce, bollette, vecchi quotidiani, abiti oramai fuori moda, etc.) e poi scegliamo che cosa tenere, dove metterla e che cosa eliminare. A qualcuno riesce meglio e a qualcuno meno, certo, ma secondo uno studio di Grisham JR apparso su Behaviour & Research Therapy del 2010 dal titolo "Categorization and Cognitive Deficits in Compulsive Hoarding", gli accumulatori soffrono di un vero e proprio deficit della pianificazione, dunque non riescono comportarsi come farebbe chiunque altro in maniera automatica.
UN PROBLEMA DI FAMIGLIA E PER LA FAMIGLIA

Resta da capire dove nasca la disposofobia, e se esista una predisposizione ad ammalarsi. Secondo la psicologa, «nella maggior parte dei casi l’accumulatore seriale passa tutto il suo tempo in casa, e ha un membro della famiglia con lo stesso disturbo, che spesso, infatti, si sviluppa su base genetica. Inoltre le persone colpite sono molte volte accomunate dal fatto di aver subìto una separazione, un lutto o una perdita, anche se non si tratta di una conseguenza diretta». Secondo uno studio del Journal of Psychiatric and Mental Health Nursing pubblicato nel giugno del 2013, inoltre, il disturbo di una singola persona può avere degli effetti concreti anche su un'intera famiglia. Sono stati registrati, per esempio, casi di ragazzini, specialmente tra gli 11 e i 20 anni, che rinunciano a invitare gli amici a casa perché si vergognano delle sue condizioni. Molte famiglie, inoltre, tendono a isolarsi rispetto al resto del mondo e a trasformare la propria abitazione in una sorta di "santuario", dove trascorrere la maggior parte del proprio tempo, lontano dal resto del mondo. Una madre, si legge nelle pagine della ricerca, racconta del proprio figlio che in occasione di un Natale aveva sistemato in camera un piccolo albero addobbato, e che aveva invitato due parenti a cenare con lui sul proprio letto. Nei casi più gravi, l'accumulatore rischia di rimanere sepolto sotto tutti i suoi 'preziosi' averi, di cui non riesce a liberarsi. Un esempio eclatante che fece scalpore negli Anni '50 è quello dei fratelli Collyer: due newyorkesi che furono ritrovati nel loro appartamento seppelliti sotto le cataste di giornali, gli scatoloni e le valigie raccolte nel tempo.
LO PSICOLOGO PUÒ AIUTARE
Nel momento in cui la persona sente che la situazione le sta sfuggendo di mano, può essere utile rivolgersi a uno specialista per una consulenza psicologica. «L’unico modo per prevenire è che amici o parenti di chi tende ad accumulare si accorgano dell’anomalia e si rivolgano a uno specialista. Una volta che il disturbo è conclamato, invece, esistono dei farmaci per stabilizzare l’umore, che servono per poi instaurare un trattamento psicoterapeutico», chiarisce Sabrina Franzosi. Come precisa la psicologa, ci sono alcuni medici che curano la sindrome da accumulo solamente con i farmaci, mentre per altri, può bastare la psicoterapia, ma anche (e soprattutto) il supporto umano dei propri cari.

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