EDUCAZIONE 26 Giugno Giu 2013 1200 26 giugno 2013

Il rapporto con la mamma e l'autostima

Come esserci e trasmettere sicurezza. Per far crescere i figli nella fiducia. In se stessi.

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Il rapporto con i genitori influenza l'autostima del bebè.

Il rapporto con i genitori influenza l'autostima del bebè.

Tutti i bambini hanno delle paure: dal timore di sporcarsi le mani al terrore del buio. Ma da dove nasce questo sentimento? A questo interrogativo che tutte le mamme si pongono, ha provato a rispondere Silvia Piva, psicologa infantile e collaboratrice del Team Autismo dell’AUSL di Bologna.
LA TEORIA DELLA SEPARAZIONE PRECOCE
John Bowlby, psicoanalista britannico, ha elaborato la teoria dell’attaccamento, interessandosi particolarmente agli aspetti che caratterizzano il legame madre-bambino e quelli legati alla realizzazione dei legami affettivi all’interno della famiglia. Lo psicanalista credeva che la separazione precoce del bambino dalla madre portasse a sentimenti di depressione e disperazione che potevano, talvolta, perdurare tutta la vita.
L'IMPORTANZA DEL LEGAME MADRE-NEONATO
La relazione madre-bambino, sottolinea l'esperta, «nei primi mesi dello sviluppo infantile è caratterizzata da un rapporto affettivo e relazionale di estrema dipendenza del neonato dalla figura di accudimento. Questa fase è fondamentale per lo sviluppo di uno stile affettivo relazionale sicuro e sano. Durante questo periodo, la madre, grazie alla sua capacità innata di entrare in empatia con il piccolo e con i suoi bisogni, si occuperà delle sue necessità vitali». La percezione costante del neonato di essere accudito e amato porrà, dunque, le basi per la sua personale costruzione del rapporto affettivo con lei, da cui dipenderà lo sviluppo di una sana immagine di sé e dell’altro.
IL RAPPORTO DI FIDUCIA SI CONSOLIDA
Durante la fase successiva di separazione dalla madre, dove il bambino comincia ad esplorare il mondo attorno a sé, pur restando nel raggio di azione della mamma, il rapporto affettivo di fiducia e di accettazione va consolidandosi permettendo al piccolo di fare le sue esperienze, esplorando il mondo attorno a sé e di sviluppare le sue capacità e le sue autonomie. «Questa fase di conquista delle autonomie», sottolinea la dottoressa, «si conclude attorno ai tre anni di vita e porta con sé già le basi di una personalità in crescita. La fondamenta sono ciò che tiene in piedi una casa e così è per la personalità. La mancanza della figura materna o la separazione prolungata dalla stessa possono portare il pargolo a sentimenti di disperazione e di sfiducia che, se non compensati da altre figure di riferimento, possono protrarsi per tutto l’arco della vita».
LA SEPARAZIONE DALLA MADRE È DOLOROSA
Questi sentimenti di perdita e di sfiducia potrebbero venire proiettati nei rapporti futuri del bambino diventato adulto con gli altri ed incidere, a volte negativamente, nelle caratteristiche di queste relazioni. «La separazione o la perdita della madre è, in ogni caso e in ogni fase dello sviluppo del bambino, molto dolorosa e difficilmente elaborabile». È chiaro che più la personalità del bambino si è evoluta, più avrà strumenti per elaborare e superarne la perdita. Riguardo poi alla tesi sostenuta dalla psichiatra tedesca Karen Horney, secondo cui i bambini nati da genitori poco amorevoli fossero predisposti a sentimenti di insicurezza e solitudine, la dottoressa Piva è in accordo.
I BIMBI SI VEDONO CON GLI OCCHI DEI GENITORI
«I bambini si vedono e si giudicano spesso con gli occhi dei genitori ed imparano ad amarsi in base all’amore che ricevono. Una carenza affettiva nella relazione con mamma e papà potrà portare alla paura di non essere abbastanza bravi, buoni, intelligenti da meritarsi tale amore». Se questa paura diventa radicata all’interno della personalità di un individuo ne sarà diretta conseguenza la ricerca continua di conferme affettive e il tentativo persistente di dimostrare le proprie doti e qualità sia in ambito lavorativo sia relazionale.

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