LINGUAGGIO 13 Giugno Giu 2013 1118 13 giugno 2013

Bimbi, uno sguardo per comunicare

Le espressioni del viso svelano lo stato d'animo. E un mondo emozionale da decodificare.

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Il pianto del neonato va ascoltato con attenzione per poter essere decodificato.

Il pianto del neonato va ascoltato con attenzione per poter essere decodificato.

La comunicazione non verbale dice molto più delle parole. Anche quando si tratta di bambini: i gesti e i comportamenti ci suggersicono molto sul loro stato d'animo e sulle loro esigenze. Un battito di ciglia, uno sguardo particolare, le labbra socchiuse.
IL VISO È RIVELATORE
Insomma, tutto parla di noi. E questo favorisce i rapporti e le relazioni interpersonali. Sorrisi, lacrime. Sensazioni. Il viso nasconde un mondo. E la morfopsicologia, lo studio della personalità partendo dalle forme del viso, lo sa bene. Un'arte-scienza nata dall'incontro della biologia con la psicologia, indaga la corrispondenza tra psichico e fisico come manifestazione fondamentale dell'essere. Questa disciplina è nata in Francia nel 1937 per merito dello psichiatra Louis Corman, fondatore della Società Francese di Morphopsychologie e nel 1982 inserita nei programmi universitari francesi.
IL PIANTO MANDA IN CRISI I GENITORI
In particolare, il pianto, quello disperato, di un neonato, è uno degli atteggiamenti che più manda in crisi i genitori, che si domandano il motivo, generando in loro un senso di colpa e di inadeguatezza. Oggi i ricercatori hanno evidenziato il motivo del pianto di un neonato attraverso gli occhi. Esaminando con attenzione lo sguardo del bambino è possibile capire se è spaventato, se prova dolore o se ha fame. Una scoperta scientifica che aiuterà i genitori meno esperti, con la tendenza a svalutarsi, a gestire la situazione con più sicurezza e maggiore efficacia.Wuesto non significa che la mamma non sia in grado di percepire il disagio del figlio. Anzi. Lo è eccome. Ed è un fatto istintivo connesso a quel legame che con il concepimento porta ad un'intensa vita assieme di nove mesi. Lo scienziato spagnolo Mariano Choliz Montagnes, che insegna Psicologia presso l'Università di Valencia, ha condotto uno studio molto interessante insieme alla sua squadra di ricercatori.
LE EMOZIONI NEGATIVE E LACRIME
«I bambini molto piccoli, ancora non in grado di parlare, possono esprimere le loro emozioni negative solo con il pianto. Tuttavia, riuscire a stabilirne le cause, molte volte è un enigma. Alcune mamme dichiarano di essere in grado di individuarle, valutandone l'intensità e il tipo di gemito che lo accompagna, ma non si è mai riusciti, partendo da questa esperienza, a determinare un criterio di interpretazione valido per tutti. Era allora necessario concentrare l'attenzione su altri dettagli, come i movimenti del corpo e lo sguardo. Noi ci siamo concentrati sullo sguardo perché un singolo bambino piange molte volte in un giorno, ma lo fa con espressioni del viso e dello sguardo differenti».
LE ESPRESSIONI COMUNICANO STATI D'ANIMO
Poi, agginge il professore, «l'avere notato le diverse espressioni del viso ci ha fatto pensare che proprio lo sguardo potesse essere la chiave per interpretare la ragione del pianto. È stato possibile raggiungere questa conclusione soltanto dopo molti mesi di osservazione di tanti bambini diversi». A livello pratico, prosegue Choliz Montagnes, «i bambini che piangono con occhi bene aperti comunicano per lo più paura. Questa può essere associata al bisogno di essere coccolati, perchè per un bambino molto piccolo, ogni rumore, ogni movimento, ogni oggetto o volto nuovo rappresenta una novità dalla quale può anche essere intimorito. Invece i bambini che piangono con gli occhi semichiusi, stretti a fessura, sono in genere arrabbiati. Una buona parte di questa rabbia può essere provocata per esempio dalla necessità di essere puliti o di cambiare posizione perché scomodi. Consiglio di non trascurare la rabbia che può essere provocata anche da un pannolino troppo stretto o da un indumento sgradito, che potrebbe magari limita la libertà di movimento del bambino».
PIANTO A OCCHI CHIUSI PER ESPRIMERE RABBIA E FAME
Poi, «c'è il pianto a occhi chiusi, che ha un altro significato. In genere comunica dolore. Potrebbe quindi essere causato da una piccola colica addominale o da un'altra situazione di disagio fisico che provoca una sofferenza». E i bambini che hanno fame, come piangono? «La sensazione della fame, nel bambino piccolo, è simile a quella del dolore. Quindi il pianto a occhi chiusi potrebbe essere legato alla fame. Tuttavia se il bambino che piange così non mangia, ma pare innervosito dal latte offerto dai genitori, suggerisco di non insistere. La spiegazione legata al dolore, se il bambino rifiuta l'allattamento, è la più probabile». «Lo sguardo», conclude il medico, «esprime un mondo emozionale che va decodificato, ascoltato e rimandato con delle risposte in sintonia».

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